Software

Stallman contro Facebook, minaccia per la democrazia

Richard Stallman è tornato a bersagliare Facebook, dicendo che andrebbe eliminato in nome della privacy. Il fondatore del movimento per il software libero non è nuovo a questo tipo di dichiarazioni, anzi si può affermare che la campagna contro Facebook sia tra i suoi cavalli di battaglia. Stavolta l'occasione è una conferenza in Canada, dove è stato intercettato da un reporter.

Il problema non è Facebook in sé, ma piuttosto il social network viene eletto a simbolo di come la perdita della privacy personale sia una minaccia diretta al concetto di democrazia. Perché quest'ultima non può esistere, secondo Stallman, se non siamo in grado di comunicare e scambiarci informazioni senza un controllo esterno.

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Stallman ci ricorda poi che se da una parte siamo noi a usare Facebook, dall'altra sono le società Web a usare noi, a renderci il prodotto da vendere. Facebook ha meccanismi precisi pensati per raccogliere dati, spingerci a usarlo di più, un sistema che in ultima analisi ci fa perdere il controllo sulla nostra vita quotidiana.

A farne le spese non sono solo i privati cittadini, dice Stallman, ma anche i governi del mondo. Perché se Facebook (o Google, Apple, Microsoft, Amazon) guadagna potere, lo fa a spese di questo o quel governo, senza però un migliorato benessere dei cittadini a fare da contrappeso.

Ancora una volta il software libero sarebbe l'unica soluzione che ci può mettere in condizione, come individui e come società, di esseri svincolati dal controllo delle aziende private. Il software proprietario, di contro, è un problema perché limita la libertà d'azione dell'utente, contiene backdoor, impone la censura. La società che lo vende fa necessariamente sentire la propria influenza sulle nostre comunicazioni, e decide cosa vediamo oppure no.

Quasi tutti noi sappiamo come funziona Facebook, che ci mostra solo alcune delle cose che pubblicano i nostri amici e le pagine che seguiamo. Instagram ha di recente attivato un filtro simile, e lo stesso vale per Twitter, e in misura minore per i risultati di Google. Questo fenomeno è noto anche come filter bubble, una bolla di filtraggio che in effetti nasconde informazioni ai nostri occhi secondo un criterio scelto da altri.

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Può sembrare una cosa da poco, ma si è già dimostrato che Facebook ha il potere di influenzare le intenzioni di voto. In un'altra occasione il social network usò 700.000 dei propri utenti come cavie da laboratorio, suscitando un'indagine UE e le scuse da parte di Sheryl Sandberg. Un altro esempio possono essere quei siti di e-commerce che mostrano prezzi diversi a seconda del sistema operativo usato, della cronologia di navigazione e altri parametri.

Insomma Stallman forse ha toni un po' troppo coloriti, ma evidenzia una questione del tutto reale e concreta. L'ex programmatore infine chiama in causa anche i governi del mondo, che dovrebbero attivarsi per riprendersi quel controllo che hanno perso in favore di Facebook. Non solo scegliendo software libero per i computer della Pubblica Amministrazione, ma anche introducendo questi concetti nei programmi scolastici.