Le analisi del DNA antico stanno rivoluzionando la nostra comprensione della preistoria, smentendo interpretazioni influenzate da pregiudizi moderni più che da prove. Un esempio emblematico è quello della cosiddetta "Signora dell’Avorio": per decenni ritenuta un uomo di 25 anni sepolto 5000 anni fa vicino Siviglia con ricchezze straordinarie, è stata identificata come donna solo nel 2021 grazie all’analisi delle proteine dentali. Questo caso, insieme a molte altre scoperte dalle steppe eurasiatiche alle Americhe, mostra come le donne avessero ruoli centrali nelle società antiche, spesso inaspettati: leader, guerriere e custodi di potere comunitario.
Oltre i miti fondatori del patriarcato
Per oltre un secolo si è dato per scontato che il dominio maschile fosse universale, consolidato con l’agricoltura circa 10.000 anni fa. Questa visione, ereditata da Engels, legava la sedentarietà all’accumulo di ricchezze e alla trasmissione patrilineare, ma più a ideologia che a dati concreti. Anche la teoria opposta di Marija Gimbutas, che immaginava un’Europa preistorica matriarcale distrutta da popoli delle steppe, si è rivelata insostenibile. Le nuove tecniche genetiche, proteiche e isotopiche mostrano invece realtà sociali molto più variabili e complesse.
Le analisi genetiche hanno documentato numerose società matrilocali, dove erano gli uomini a trasferirsi nella famiglia della sposa. A Çatalhöyük, insediamento neolitico in Anatolia di 9000 anni fa, le donne ricevevano corredi più ricchi e restavano nel loro gruppo d’origine. Modelli simili sono emersi in Thailandia, in Oceania e nel canyon di Chaco, dove un lignaggio matrilineare mantenne il potere per tre secoli. Secondo Carol Ember (Yale), tali società si sviluppano quando le donne producono gran parte delle risorse e non vi sono guerre costanti che richiedano la permanenza degli uomini. Tuttavia, il potere politico diretto spettava spesso ai fratelli delle donne.
Regine, guerriere e sciamane
In alcuni casi, le donne esercitavano potere politico diretto. Paula Sabloff (Santa Fe Institute) ha analizzato otto stati pre-moderni in cui le regine agivano da mediatrici e influenzavano decisioni cruciali. In Britannia, i Durotrigi seppellivano le donne con ricchezze superiori agli uomini, e Boudicca guidò una rivolta contro Roma.
Nuove scoperte mettono in discussione ruoli considerati esclusivamente maschili. Nelle steppe ucraine, una donna scita fu sepolta con armi e cavallo; la famosa guerriera vichinga di Birka in Svezia, per secoli creduta un uomo, era invece donna. Anche la caccia non era solo maschile: in Perù è stata ritrovata una cacciatrice di 9000 anni fa sepolta con strumenti da grossa selvaggina. Studi recenti suggeriscono che le donne, grazie al metabolismo orientato alla resistenza, fossero particolarmente adatte a questo ruolo.
Le evidenze archeologiche dimostrano che pochi ruoli erano davvero preclusi alle donne. Dalle sciamane siberiane tatuate sepolte 2500 anni fa, alle sacerdotesse nei primi villaggi agricoli messicani, emerge una varietà straordinaria di organizzazioni sociali. "Il genere non è stabile, cambia continuamente", ricorda Penny Bickle. Per la genetista Lara Cassidy (Trinity College), le nuove tecnologie continueranno a ribaltare la nostra idea del passato, restituendo alle donne la loro reale centralità nelle società antiche.