La salute renale potrebbe nascondere insidie che i test tradizionali non riescono a rilevare. Una nuova ricerca internazionale di vasta portata dimostra che l'utilizzo combinato di due biomarcatori ematici – la creatinina e la cistatina C – rivela discrepanze significative nella valutazione della funzionalità renale, discrepanze che si associano a un aumentato rischio di insufficienza renale grave, malattie cardiovascolari e mortalità. Lo studio, coordinato dal Chronic Kidney Disease Prognosis Consortium e pubblicato sul Journal of the American Medical Association, rappresenta la più ampia analisi finora condotta su questo tema, coinvolgendo oltre 860.000 adulti di sei diverse nazionalità seguiti mediamente per 11 anni.
La creatinina è da decenni il marcatore di riferimento per stimare la velocità di filtrazione glomerulare, ovvero la capacità dei reni di depurare il sangue dai prodotti di scarto del metabolismo muscolare. Tuttavia, le linee guida internazionali emanate nel 2012 dall'organizzazione Kidney Disease – Improving Global Outcomes raccomandano anche la misurazione della cistatina C, una piccola proteina prodotta da tutte le cellule dell'organismo. Questi due biomarcatori sono influenzati da processi biologici differenti: mentre la creatinina riflette principalmente la massa muscolare e l'attività metabolica dei muscoli, la cistatina C fornisce informazioni complementari sulla funzione renale meno condizionate da questi fattori.
L'équipe di ricerca della NYU Langone Health, guidata da Morgan Grams e Josef Coresh, ha scoperto che discrepanze significative tra i due test sono tutt'altro che rare, specialmente nei pazienti già affetti da patologie. In particolare, oltre un terzo dei pazienti ospedalizzati presentava valori di cistatina C che indicavano una funzionalità renale inferiore di almeno il 30% rispetto a quanto suggerito dai livelli di creatinina. Anche tra i pazienti ambulatoriali e gli individui apparentemente sani al momento del prelievo, questa discordanza emergeva nell'11% dei casi.
Secondo Morgan Grams, professoressa di medicina e salute della popolazione presso la NYU Grossman School of Medicine, valutare entrambi i biomarcatori può identificare molte più persone con funzionalità renale compromessa, e in una fase più precoce del processo patologico, colmando i punti ciechi associati a ciascun test preso singolarmente. La differenza tra i due marcatori potrebbe infatti segnalare la presenza di patologie sottostanti che altrimenti passerebbero inosservate fino a stadi più avanzati.
L'importanza di una misurazione accurata della funzione renale va ben oltre la diagnosi di malattia renale cronica. La performance renale è cruciale per determinare dosaggi sicuri di numerosi farmaci, compresi chemioterapici, antibiotici e molti medicinali di uso comune. Una sottostima della compromissione renale potrebbe portare a dosaggi inappropriati con conseguente tossicità, mentre una diagnosi precoce consentirebbe di iniziare trattamenti in grado di rallentare la progressione della malattia e ridurre la necessità di interventi drastici come dialisi o trapianto.
L'analisi, condotta attraverso il Chronic Kidney Disease Prognosis Consortium – un'iniziativa internazionale volta a migliorare la comprensione della malattia renale cronica e a sostenere definizioni globali coerenti della condizione – ha esaminato cartelle cliniche, risultati di test ematici e informazioni demografiche di partecipanti che avevano eseguito entrambi i test lo stesso giorno. I ricercatori hanno tenuto conto di fattori confondenti che possono influenzare questi marcatori indipendentemente dalla funzione renale, come fumo, obesità e storia di neoplasie.
Nonostante le raccomandazioni internazionali risalgano a oltre un decennio fa, la misurazione della cistatina C resta sottoutilizzata. Un'indagine del 2019 ha rivelato che meno del 10% dei laboratori clinici statunitensi eseguiva il test internamente. La situazione sta gradualmente cambiando: i due maggiori gruppi di laboratori diagnostici, Quest Diagnostics e Labcorp, hanno iniziato a offrirlo. Tuttavia, tra i pazienti ospedalizzati americani inclusi nello studio, meno dell'1% era stato sottoposto al test della cistatina C.
Josef Coresh, direttore dell'Optimal Aging Institute della NYU Langone, sottolinea che i medici potrebbero perdere informazioni preziose sul benessere dei loro pazienti e sulle future problematiche mediche se non sfruttano la crescente disponibilità di questo esame. In un momento in cui la malattia renale cronica è diventata la nona causa di morte a livello globale, come riportato in uno studio parallelo dello stesso gruppo di ricerca pubblicato contestualmente, strumenti migliori per la diagnosi precoce assumono un'importanza sanitaria cruciale.