Una scoperta rivoluzionaria nel campo della ricerca oncologica sta ridefinendo il modo in cui comprendiamo il legame tra malattie cardiovascolari e crescita tumorale. I ricercatori della NYU Langone Health hanno dimostrato che quando il flusso sanguigno viene compromesso in qualsiasi parte del corpo, si innesca un meccanismo che accelera la crescita dei tumori al seno, raddoppiandone la velocità. Questo fenomeno, pubblicato sulla rivista JACC-CardioOncology lo scorso agosto, apre scenari inediti per un approccio terapeutico integrato al cancro.
La chiave risiede in un processo apparentemente distante dal sito tumorale: l’invecchiamento precoce del midollo osseo. Quando l’ischemia - riduzione del flusso sanguigno dovuta a depositi di colesterolo nelle arterie - colpisce le gambe, provoca l’arteriopatia periferica. Questa condizione non si limita a causare dolore e difficoltà motorie, ma scatena una cascata di eventi che riduce la capacità del sistema immunitario di contrastare i tumori. Le cellule staminali del midollo osseo, normalmente impegnate a produrre globuli bianchi difensivi, vengono riprogrammate per generare cellule immunitarie “soppressive” che, invece di attaccare il cancro, ne favoriscono la crescita.
Un equilibrio compromesso
«Il nostro studio dimostra che il flusso sanguigno compromesso favorisce la crescita del cancro indipendentemente da dove si verifichi», spiega Kathryn J. Moore, professoressa di cardiologia alla NYU Grossman School of Medicine. Questa connessione tra arteriopatia periferica e tumore mammario evidenzia l’urgenza di affrontare i fattori di rischio metabolici e vascolari come parte di una strategia oncologica più ampia.
Gli esperimenti su modelli murini hanno mostrato come l’ischemia spezzi l’equilibrio tra cellule che attivano l’infiammazione e quelle che la sopprimono. Il risultato è un aumento delle cellule mieloidi (monociti, macrofagi, neutrofili) che smorzano le risposte immunitarie e una riduzione dei linfociti T, fondamentali per innescare una forte risposta antitumorale.
Cambiamenti duraturi nel DNA
Questi effetti non sono temporanei: l’ischemia altera l’espressione di centinaia di geni e riorganizza la struttura della cromatina, l’impalcatura proteica che regola l’accesso al DNA. In questo modo le cellule immunitarie diventano meno capaci di attivare i geni necessari alla difesa contro il cancro. «I nostri risultati rivelano un meccanismo diretto attraverso cui l’ischemia favorisce la crescita tumorale, riprogrammando le cellule staminali in modi che ricordano l’invecchiamento», spiega Alexandra Newman, prima autrice dello studio.
La scoperta apre la strada a strategie nuove per la prevenzione e il trattamento del cancro. I pazienti con arteriopatia periferica potrebbero beneficiare di screening oncologici anticipati e di terapie antinfiammatorie capaci di contrastare questi effetti. Il team sta già pianificando studi clinici per valutare se farmaci esistenti possano bloccare i cambiamenti post-ischemici che favoriscono la progressione tumorale.
Questa ricerca si collega a un lavoro del 2020 dello stesso gruppo, che aveva osservato effetti analoghi negli attacchi cardiaci. Il fatto che l’ischemia periferica produca lo stesso impatto rafforza l’idea che salute cardiovascolare e oncologica siano strettamente intrecciate, suggerendo approcci integrati che potrebbero trasformare radicalmente il trattamento di entrambe le patologie.