L’Australia si trova davanti a una sfida che potrebbe trasformarsi in un’enorme opportunità economica: entro il 2035, il paese produrrà circa 137.000 tonnellate di batterie al litio esauste ogni anno. Secondo il Dipartimento dell’Industria, Scienza e Risorse australiano, questo dato riflette la corsa globale verso la mobilità elettrica e apre la strada a una nuova categoria di rifiuti “preziosi”. Una ricerca della Edith Cowan University (ECU) mostra infatti come queste batterie possano diventare una risorsa strategica per costruire un’economia circolare nel settore energetico.
Il paradosso dell’80% inutilizzato
Lo studio coordinato dalla dottoranda Sadia Afrin rivela che le batterie agli ioni di litio impiegate nei veicoli usano appena il 20% della loro capacità prima di essere scartate, lasciando un enorme 80% ancora disponibile. È come gettare via una bottiglia di vino dopo averne bevuto solo un bicchiere. Secondo Asad Ali, primo autore della ricerca, il riciclaggio di queste batterie potrebbe generare per l’Australia tra 603 milioni e 3,1 miliardi di dollari annui nel giro di poco più di dieci anni. Oltre al litio già purificato al 99%, dai processi di recupero si ottengono anche nichel e cobalto.
Il mercato globale delle batterie agli ioni di litio cresce a ritmi vertiginosi: +13% annuo, fino a raggiungere 87,5 miliardi di dollari nel 2027. Parallelamente, il consumo di litio quadruplicherà dalle 390 chilotonnellate del 2020 a circa 1.600 nel 2026, spinto da auto elettriche, dispositivi elettronici e sistemi di accumulo per le rinnovabili.
L’estrazione tradizionale produce fino a 37 tonnellate di CO2 per ogni tonnellata di litio, mentre il riciclo consente un taglio netto delle emissioni e un utilizzo minore di acqua ed energia. Secondo la ricerca ECU, si arriva a -61% di carbonio, -83% di energia e -79% di acqua.
Un futuro circolare per il settore minerario
Il dottor Muhammad Azhar, docente dell’ECU, sottolinea come anche il comparto minerario stia diventando fornitore di batterie esauste, grazie alla crescente elettrificazione delle sue operazioni. Il riciclo idrometallurgico può generare profitti fino a 27,70 dollari per chilogrammo di litio recuperato, già altamente purificato e pronto per il riuso.
Restano tuttavia ostacoli significativi: l’innovazione tecnologica corre più veloce delle politiche e la composizione delle batterie evolve di continuo, rendendo complesso standardizzare i processi di recupero. Secondo Afrin, servono investimenti in infrastrutture dedicate, anche se diverse aziende australiane stanno già sperimentando soluzioni.
La capacità di gestire i rifiuti generati dalla transizione energetica sarà decisiva. Il riciclo delle batterie non è solo una risposta ambientale: può trasformare l’Australia da esportatore di materie prime a leader globale dell’economia circolare applicata all’energia.