L’industria alimentare e la dietetica hanno sempre sostenuto che ridurre i cibi dolci aiuti a diminuire la voglia di zuccheri, ma una ricerca dell’Università di Wageningen sta ribaltando questa idea. Monitorando 180 volontari per sei mesi, i ricercatori hanno scoperto che le preferenze per il sapore dolce restano sostanzialmente invariate, indipendentemente dalla quantità di zuccheri consumati. I risultati, che saranno presentati al congresso NUTRITION 2025, potrebbero cambiare l’approccio alle diete e alla gestione del peso.
La ricerca che sfida le teorie tradizionali
Guidato dal professor Kees de Graaf, il team ha realizzato il primo studio controllato randomizzato di lunga durata sull’argomento. Le precedenti ricerche, limitate a osservazioni di massimo 24 ore, non fornivano risposte solide. I volontari sono stati divisi in tre gruppi con diete dolci, meno dolci o miste, ricevendo ogni due settimane pacchi alimentari che coprivano metà del fabbisogno giornaliero.
Gli alimenti sono stati selezionati in base a un’analisi di 500 prodotti comuni: nei dolci rientravano marmellate, cioccolato al latte, latticini zuccherati e bevande dolcificate; nei non dolci prosciutto, formaggio, hummus, popcorn salati e acqua frizzante. Le diete erano bilanciate per carboidrati, grassi e proteine. Le preferenze gustative sono state valutate prima, durante, subito dopo e a distanza di uno e quattro mesi dall’intervento, insieme a peso, composizione corporea e marcatori di rischio per diabete e malattie cardiovascolari.
Risultati che cambiano prospettiva
La riduzione degli alimenti dolci non ha modificato la preferenza per la dolcezza, né la percezione del gusto, le scelte alimentari o l’apporto energetico. Allo stesso modo, un consumo maggiore non ha aumentato la voglia di dolce. Nessuna correlazione è emersa tra quantità di zuccheri e cambiamenti di peso o biomarcatori. Terminato lo studio, i partecipanti sono tornati spontaneamente ai livelli iniziali di consumo dolce.
Secondo la co-autrice Eva Cad, questo è uno dei primi tentativi di regolare la dolcezza di un’intera dieta entro un range realistico. L’idea che l’esposizione frequente aumenti la voglia di dolce non trova riscontro. Il prossimo passo sarà testare l’esperimento sui bambini, per capire se in età precoce le preferenze siano più modellabili, aprendo la strada a interventi nutrizionali mirati fin dall’infanzia.