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Android, addio alla frammentazione? Ora tocca a Google

Il problema della frammentazione nel mondo Android potrebbe essere di fronte ad una svolta. In occasione della conferenza Linaro Connect di San Francisco, è stato infatti annunciato il supporto per sei anni ai kernel Linux di tipo LTS (Long Term Support). Si tratta del cuore del robottino verde, un cambiamento di fondamentale importanza in relazione alla creatura di Big G che adesso, assieme ai vari produttori, è chiamato a imprimere una svolta in tema di aggiornamenti.

Android si basa proprio sulla versione LTS del kernel Linux e, com'è noto, offre attualmente un supporto massimo di 18 mesi per gli aggiornamenti, che comunque in alcuni casi viene ulteriormente esteso. Gli stessi produttori hardware pianificano le proprie road-map di supporto in relazione alle tempistiche del kernel Linux, senza dimenticare ovviamente i chipmaker, come Qualcomm. 

Android frammentazione

Questo cambiamento fornirà dunque, potenzialmente, la possibilità ad un'azienda come Qualcomm di progettare i nuoci SoC, e tutto il software ad essi connesso, potendo contare su un ciclio vitale di ben sei anni. Lo Snapdragon 835, basato sul kernel Linux 4.4, potrebbe essere il primo a beneficiare della novità.

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Tutto questo certifica come si sia creato l'ambiente ideale affinchè possa concretizzarsi un importante svolta in ambito Android per quanto riguarda gli aggiornamenti. È lecito attendersi un estensione del periodo di supporto da parte di Google in relazione ai propri smartphone, anche perchè Oreo ha portato con sè anche Project Treble.

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Project Treble non fa altro che suddividere la parte di codice su cui intervengono i chipmaker da quella di Android, al fine di velocizzare le varie implemenazioni. Aggiungendo a questo il vantaggio acquisito da aziende come Qualcomm e MediaTek grazie all'estensione del supporto per i kernel Linux LTS, ecco dunque che potrebbe concretizzarsi la svolta.

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Rimane ovviamente un punto interrogativo. Non si tratta infatti solo di velocizzare il rilascio degli aggiornamenti delle nuove major realease di Android, ma anche di garantire un supporto molto più lungo nel corso del tempo. Quanto potrebbe convenire tutto questo ai produttori?

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Distribuzione Android a gennaio 2017

Non ci sono dubbi sul fatto che le aziende produttrici di smartphone possano avere tutto l'interesse a spingere gli utenti ad acquistare i modelli più recenti, facendo perno, tra i vari fattori, anche sulla possibilità di poter contare su software più aggiornati. Un aspetto che verrebbe meno garantendo un maggior numero di major update negli anni.

In questo però, Apple ha fatto scuola. Al netto delle criticità che in alcuni casi si riscontrano sui dispositivi più datati, è oggettivo come l'azienda di Cupertino riesca a garantire un'omogeneità software invidiabile. Basti pensare a un prodotto come iPhone 5S, commercializzato nel 2013 e che, il 19 settembre 2017, ha ricevuto in via ufficiale iOS 11.

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Apple ha consciamente deciso di garantire nel tempo un certo numero di aggiornamenti, magari rinunciando a una parte di introiti che sarebbero potuti arrivare dall'acquisto di un modello nuovo. Di contro questa politica ha rappresentato un fattore chiave nella fidelizzazione dei clienti, che spesso manca in ambito Android.

Come sempre dunque, sarà la strategia commerciale dei vari produttori a dover sciogliere le riserve. Certo, la situazione nel mondo del robottino verde rimane comunque molto frastagliata, per certi versi imparagonabile a quella iOS, dove un'azienda scrive un sistema operativo da installare su dispositivi mobili di propria progettazione.

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I prossimi mesi, specie con l'arrivo sul mercato dei Google Pixel 2, potranno fornirci nuove indicazioni al riguardo. Big G alzerà il sipario sui suoi nuovi smartphone top di gamma tra due giorni, e magari potrebbe essere quella l'occasione per l'annuncio di novità in merito alla politica degli aggiornamenti. Staremo a vedere.


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