Telefonia

Fare fuori Huawei dalle reti europee costerà caro all’Europa

L’esclusione di Huawei dalle reti costerà caro ai Paesi europei: 40 miliardi di PIL. È questo lo scenario previsto da un report di Oxford Economics, incaricato dal colosso di Shenzhen di valutare i costi economici legati alla limitazione della concorrenza in 31 mercati del Vecchio Continente. Tutto ciò perché – a causa delle insistenti pressioni degli Stati Uniti – alcuni stati (come l’UK) potrebbero limitare la partecipazione della compagnia cinese all’implementazione delle reti 5G.

L’analisi dunque suggerisce che far fuori uno dei top player – come Huawei – porterà a un aumento dei costi di investimento e a un ritardo nel roll-out. Conseguenze che a loro volta causeranno un rallentamento dell’innovazione tecnologica così come una riduzione della crescita economica. Gli analisti sostengono che – escludendo la compagnia asiatica dalle infrastrutture 5G – i costi totali di investimento nei 31 Paesi aumenterebbero di quasi 3 miliardi di dollari all’anno per il prossimo decennio.

Un numero che corrisponde a un aumento del 19% dei costi annui che si traducono in “appena” 3 milioni in Islanda e in ben 282 milioni di euro in Italia, con la Germani che tocca i 479 milioni di euro. Inoltre, la restrizione della concorrenza comporterebbe ritardi in tutta Europa. Nel 2023, escludendo Huawei, si stima che 56 milioni di persone in meno saranno raggiunte dalla rete 5G (6,9 milioni di italiani). In questo stesso scenario, il PIL nazionale nel 2035 si ridurrebbe di circa 40 miliardi di euro (4,7 miliardi in Italia). È bene sottolineare che questi dati però non prendono in considerazione i costi che dovrebbero sostenere gli operatori per sostituire le apparecchiature fornite da Huawei.

Quanto a come cambierebbe il mercato, il rapporto sottolinea come i principali protagonisti ora siano Huawei, Nokia ed Ericsson che nel mercato 4G del 2018 detenevano una quota di mercato rispettivamente del 29%, 27% e 25%. Se il colosso cinese dovesse essere messo fuori, la quota verrebbe divisa tra Nokia ed Ericsson che avrebbero il 39% e 42%, mentre le quote di società come Samsung e ZTE non cambierebbero.

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