Nell'era digitale, i social media sono diventati una componente ineludibile della vita quotidiana, un ecosistema complesso in cui si intrecciano relazioni, si costruiscono identità e si accede a un flusso ininterrotto di informazioni. Se per gli adulti navigare in questo scenario presenta sfide significative, per i più giovani (bambini e adolescenti in piena fase evolutiva) l'impatto può essere ancora più profondo e pervasivo. La linea di demarcazione tra opportunità di connessione e rischi per il benessere psicofisico è sempre più sottile, sollevando interrogativi urgenti per genitori, educatori e per la società nel suo complesso.
Per approfondire queste dinamiche, torniamo a confrontarci con la Dottoressa Martina Migliore, psicologa ed esperta delle dinamiche familiari e digitali, con la quale avevamo già esplorato in un nostro precedente articolo le conseguenze spesso controproducenti del semplice divieto di utilizzo dello smartphone. Partendo da quelle premesse, in questa nuova e più ampia conversazione ci addentriamo nei rischi specifici legati all'abuso dei social media: dai pericoli di un'esposizione precoce agli stereotipi di genere amplificati dagli algoritmi, fino ai segnali d'allarme di una vera e propria dipendenza. L'obiettivo è fornire una mappa chiara dei pericoli, ma soprattutto offrire strumenti pratici e un approccio costruttivo per trasformare l'uso dei social da potenziale minaccia a risorsa di crescita consapevole.
Un esempio recente è l'opposizione di alcuni genitori alla proiezione di un film di grande valore educativo perché trattava temi legati all'omosessualità. Questo indica che la situazione è ancora complessa; occorre più coraggio da parte delle istituzioni, ma anche una maggiore fiducia da parte delle famiglie nel sistema educativo.