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Smartphone e impermeabilità, facciamo chiarezza

Gli smartphone con certificazione di impermeabilità si stanno ormai moltiplicando, grazie soprattutto all'adozione di questa peculiarità da parte di Apple e Samsung. Cerchiamo di fare chiarezza in merito, soprattutto per comprendere la politica di assistenza dei produttori.

La certificazione IP per l’impermeabilità sta diventando sempre più diffusa nel settore smartphone. Si tratta di una peculiarità molto apprezzata dagli utenti, che sta inevitabilmente spingendo i produttori ad adottarla, specie nella fascia alta del mercato. Questo ha però generato dubbi e perplessità in merito, soprattutto in relazione alla politica di assistenza sui dispositivi.

Sony è stata una delle prime aziende ad introdurla nell’ormai lontano 2013, a bordo di Xperia Z. L’eco mediatico si è però scatenato nel 2014, quando Samsung ha portato l’impermeabilità sul Galaxy S5, un prodotto che, soprattutto a causa della back cover removibile, ha presentato non poche problematiche a contatto con l’acqua.

Samsung Galaxy S5 IP67 water resistance
Samsung Galaxy S5 certificato IP67

Per poter comprendere a pieno la questione, occorre necessariamente fare un passo indietro, al fine di poter chiarire in maniera adeguata tutta la regolamentazione di questi standard.

La certificazione IP

Le certificazioni IP (International Protection Marking) sono state regolamentate dall’International Electrotechnical Commission (IEC), organizzazione internazionale per la definizione di standard in materia di elettricità, elettronica e tecnologie correlate. La logica è stata quella di definire fino a che punto un dispositivo elettronico è protetto contro l’ingresso di polveri, corpi solidi e acqua, secondo lo standard IEC 60529.

Bisogna innanzitutto esplicare il codice, e per farlo prendiamo in considerazione la certificazione IP68 del Samsung Galaxy S8, presentato dall’azienda sudcoreana il 29 marzo a New York.

Certificazione IP68
La certificazione IP

Chiarito il significato del codice della certificazione, occorre adesso capire a quale grado di protezione si riferiscono le cifre che vanno da 0 a 6 per la protezione da polveri e corpi solidi.

Livello di protezione Protezione polveri e corpi solidi Esempio pratico
0 / Nessuna tipologia di protezione
1 Qualsiasi grande superficie del corpo, ma nessuna protezione contro il contatto intenzionale con una parte del corpo (50 mm) Protetto contro l’accesso con il dorso della mano
2 Protetto contro corpi solidi di dimensioni superiori a 12 mm Protetto contro l’accesso con un dito
3 Protetto contro corpi solidi di dimensioni superiori a 2,5 mm Protetto contro l’accesso con un attrezzo
4 Protetti contro corpi solidi di dimensioni superiori a 1 mm Protetto contro l’accesso con un filo
5 Protetto contro la polvere Protetto contro l’accesso della polvere o di un filo sottile
6 Totalmente protetto contro la polvere, sabbia, ed in generale qualsiasi corpo solido di piccole dimensioni Totalmente protetto contro la polver

Differente la numerazione per la protezione dall’acqua, per la quale le cifre vanno da 0 a 9.

Livello di protezione Protezione dall’acqua Esempi pratici
0 / Nessun tipo di protezione, potenzialmente anche una goccia d’acqua potrebbe creare problematiche.
1 Protetto da caduta verticale di gocce d’acqua Protetto da pioggia leggera (test effettuato con 1 mm di pioggia per minuto, per un tempo di 10 minuti).
2 Protetto da caduta di gocce d’acqua con inclinazione massima di 15° Protetto da pioggia (test effettuato con 3 mm di pioggia per minuto, per un tempo di 10 minuti).
3 Protetto dalla pioggia Protetto da pioggia forte (test effettuato con 0,7 litri di pioggia per minuto, tempo di 5 minuti).
4 Protetto da spruzzi d’acqua provenienti da qualsiasi direzione Protetto da spruzzo d’acqua diretto (test effettuato con 10 litri di acqua per minuti, tempo di 5 minuti).
5 Protetto da getti d’acqua Protetto da spruzzo d’acqua diretto da un ugello o cannella sottile da massimo 6,3 mm (test effettuato con acqua pari a 12,5 litri per minuto, distanza di 3 metri, per un tempo di 3 minuti).
6 Protetto da ondate Protetto da spruzzo d’acqua diretto da un ugello, cannella o tubo sottile da massimo 12,5 mm (test effettuato con acqua pari a 100 litri per minuto, distanza di 3 metri, per un tempo di 3 minuti).
7 Protetto da immersione temporanea Immergibile tra 15 cm e 1 metro di profondità, per un massimo di 30 minuti.
8 Protetto da immersione permanente Immergibile a 3 metri di profondità in immersione continua o comunque superiore ad 1 ora. Resistente alla pressione di almeno 10 bar, esercitata in tutte le direzione.
9 Protetto da immersione permanente in acqua e da getti d’acqua ad alta pressione e ad alta temperatura Immergibile ad almeno 5 metri di profondità in immersione continua o comunque superiore ad 1 ora. Resistente a pressioni comprese tra 80 a 100 bar, esercitate in tutte le direzioni.

Nei casi in cui ci si trovi difronte ad una certificazione del tipo IPX8, vuol dire che il dispositivo non è resistente a polvere e corpi solidi, mentre lo è all’acqua secondo quanto previsto dalla cifra “8”. Discorso inverso, ovviamente, nel caso ci sia una certificazione del tipo IP5X.

Si tratta dunque di un quadro complesso nel quale operare per i produttori di smartphone che decidono di integrare questa certificazione nei propri dispositivi. Non a caso, sono nati dibattiti in relazione alla politica di assistenza delle aziende qualora i dispositivi certificati IP subiscano danni in relazione all’acqua.

samsung galaxy s8 IP68
Samsung Galaxy S8 certificato IP68

La politica di assistenza dei produttori

Con l’introduzione della certificazione IP, si sono moltiplicati i casi di smartphone portati in assistenza per i danni causati dalle immersioni. Lo sa bene Sony che, dopo essere stata tra le prime a rendere impermeabili una parte dei propri dispositivi, ha deciso ultimamente di fare un passo indietro.

Sony Xperia Z Water
Sony Xperia Z, uno dei primi smartphone con certificazione IP

Inizialmente, nel 2015, l’azienda giapponese ha attivato una pagina di supporto ufficiale sulla certificazione IP68, nella quale spiegava:

Se, in base agli standard IPX8*, lo smartphone o tablet Sony è impermeabile, è possibile utilizzarlo nell’acqua contenente cloro delle piscine. Tuttavia, evitare di mantenere il dispositivo in piscina per un periodo di tempo prolungato e, una volta usciti, ricordarsi di risciacquarlo abbondantemente con acqua dolce.

Con il tempo, l’acqua contenente cloro può corrodere le guarnizioni di gomma. Pertanto si consiglia di evitare l’utilizzo prolungato in acqua contenente cloro. Se però desideri utilizzare il dispositivo per immergerti e scattare delle foto spettacolari, non devi preoccuparti di nulla.

*I dispositivi Sony con una classe di protezione IP pari a IPX7 o inferiore non devono essere esposti ad acqua contenente cloro.”

Questo modus operandi di Sony è stato una conseguenza dei problemi riscontrati in relazione ai possessori di smartphone Xperia certificati IP, che molto spesso hanno riportato in assistenza dispositivi danneggiati dall’acqua, a causa di comportamenti non conformi alla certificazione.

Xperia XZ Premium IP68
Sony Xperia XZ Premium con certificazione IP68

Non a caso l’azienda giapponese ha deciso di non certificare IP la serie Xperia X, decisione poi rivista con XZ e, soprattutto, con il più recente XZ Premium (IP68). Una situazione molto simile a Samsung che, dopo i problemi riscontrati dal Galaxy S5, ha deciso di non certificare il Galaxy S6, per poi portare la certificazione IP68 sul Galaxy S7 (e sul nuovo Galaxy S8).

La certificazione internazionale non specifica in realtà la tipologia d’acqua e dunque, ipoteticamente, le immersioni potrebbero essere effettuate sia in piscina che al mare. Di contro però, considerando l’eterogeneità di dispositivi che adottano queste certificazioni, l’International Electrotechnical Commission ha lasciato ampia libertà di manovra ai produttori.

Del resto, l’acqua salata può avere un’azione corrosiva per lo smartphone e, qualora ci si avventuri in mare, sarebbe poi buona norma risciacquare la scocca con acqua dolce. Questo, solo per portare un esempio concreto.

iPhone 7
iPhone 7 e 7 Plus, certificati IP67

Questo vuol dire che, al fine di non incappare in decadenza di garanzia, occorre seguire pedissequamente le indicazioni dell’azienda che ha realizzato il vostro smartphone certificato IP. In tal senso è molto utile portare l’esempio di iPhone 7 che, sulla carta, è un IP67. Potrebbe dunque essere immerso tra 15 cm ed 1 metro di profondità, per un massimo di 30 minuti.

Sulla pagina ufficiale dello smartphone però, Apple scrive:

iPhone 7 e iPhone 7 Plus sono resistenti all’acqua, agli schizzi e alla polvere; sono stati testati in laboratorio in condizioni controllate, con un rating di grado IP67 secondo lo standard IEC 60529. La resistenza all’acqua, agli schizzi e alla polvere non è una caratteristica permanente e potrebbe diminuire con la normale usura. Non tentare di ricaricare il tuo iPhone quando è bagnato; consulta il manuale per pulirlo e asciugarlo. La garanzia non copre i danni provocati da liquidi.

apple watch series 2
Apple Watch Serie 2, resistente all’acqua fino a 50 metri di profondità

Sembrerebbe una sorta di contraddizione in essere, ma semplicemente l’azienda di Cupertino sfrutta la discrezionalità garantita dalla certificazione. In questo caso dunque, non è sbagliato consigliare di evitare l’immersione per iPhone 7 e 7 Plus, al fine di non incorrere in eventuali problemi con la garanzia.

La regolamentazione della certificazione IP rappresenta senza dubbio un aspetto importante da tenere in considerazione. Tutto però passa dai produttori e, qualora si acquisti uno smartphone certificato IP, occorrerà necessariamente leggere le indicazioni dell’azienda produttrice in merito alla resistenza a polvere, corpi solidi e acqua.