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Crash Bandicoot Mobile | Provato su Android

Il peramele più famoso di sempre, mascotte della prima PlayStation e di recente tirato a lucido per Crash Bandicoot: N. Sane Trilogy e Crash Team Racing Nitro-Fueled, sta per tornare sugli schermi con una nuova avventura, ma questa volta su quelli formato portatile dello smartphone. Crash Bandicoot Mobile, questo il nome della versione attualmente in soft launch per alcuni utenti selezionati, è l’auto-runner affidato da Activision alla King – lo studio dietro Candy Crush Saga – per dispositivi iOS e Android. Abbiamo avuto modo di provarlo in questi giorni per capire di fronte a cosa potremmo trovarci da qui al lancio ufficiale e se si differenzia dai vari Subway Surfer, Temple Run e affini.

Quando un’IP amata come quella di Crash Bandicoot, ritornata con forza in auge negli ultimi anni, viene riproposta su dispositivi mobili, c’è sempre una parte di pubblico che guarda con occhio guardingo e un po’ di ostilità all’iniziativa. Nel considerare il gioco su smartphone un’attività di minore valore risiede la paura – spesso infondata – di vedere il proprio amato videogioco diventare qualcosa di irriconoscibile. Come Super Mario Run insegna, ci si può anche egregiamente adattare a nuovi formati e nuove sfide dettate dal diverso mezzo in uso. Crash Bandicoot Mobile fa esattamente questo, si adegua senza perdere i suoi connotati classici.

Crash Bandicoot Mobile: non il solito runner game

Per molti l’iniziazione a Crash Bandicoot è avvenuta sulla N. Sanity Beach con la faccia schiacciata nella sabbia, scrollata via in un attimo alla velocità di un attacco vortice. Il bandicoot dai calzoni al ginocchio e le scarpe sportive inizia a muoversi, a saltare, a colpire i nemici fino ad addentrarsi in una giungla di grandi alberi e imponenti statue Tiki. In Crash Bandicoot Mobile, il peramele corre in modo automatico senza l’intervento del giocatore, ma è possibile spostarlo a destra o a sinistra con uno swipe lungo tre corsie, può saltare, scivolare per insinuarsi sotto i passaggi più stretti, girare come una trottola per distruggere casse e anche dare una bella spanciata, insomma c’è quasi tutto quello che ci si aspetterebbe di poter fare in un normale gioco di Crash Bandicoot.

Il fatto di non avere controllo sulla corsa non deve trarre in inganno e farci pensare di essere di fronte al classico runner senza fine che si conclude al primo errore. Attualmente la formula proposta include anche quella componente platform che fu alla base del gioco ideato nel 1996 da Naughty Dog. Ogni livello è infatti progettato per mettere alla prova i riflessi ma anche la nostra capacità di saltare da una piattaforma all’altra, spostarci da un piano a un altro sfruttando passaggi nascosti e cogliendo le occasioni che ci offrono alcuni elementi in movimento. Al termine della corsa si presentano nemici e boss da sconfiggere a seconda del livello avviato.

Gli scagnozzi di alcune vecchie conoscenze – Scorporilla, Nitrus Brio, Dingodile – ci lanceranno degli ostacoli da evitare fino a quando non saremo abbastanza vicini da scagliargli contro il siero che li rispedisce nella dimensione a cui appartengono; i boss invece andranno inseguiti – evitando come sempre gli ostacoli e le pietre rotolanti – e colpiti con i frutti che potremo raccogliere e lanciare lungo il percorso. Gli scenari non sono quindi infiniti, ma si concludono con la sconfitta degli avversari. Per proseguire nel corso di questa campagna sono però richiesti degli oggetti specifici, che andranno prima generati ottenendo i materiali nelle challenge run. Qui si innesta una componente di costruzione, che prevede l’avanzamento anche in funzione delle strutture che si potranno rimettere in funzione e potenziare.

La modalità challenge run, completa di livelli sfida da sbloccare, si avvicina di più agli endless runner, con la differenza però che possiamo terminare il livello quando vediamo un bivio con l’icona di una casa. Scegliendo quel percorso si ritorna all’isola Wumpa con tutto il bottino ottenuto. A differenza di altri giochi per i quali la “morte” corrisponde alla conclusione della corsa, o al suo proseguo utilizzando gemme o varie monete di scambio, Crash Bandicoot Mobile dà la possibilità di ricominciare il livello gratuitamente e mantenendo tutti gli oggetti fino a quel momento raccolti. Non sappiamo se questa scelta si manterrà fino al lancio o se verrà implementato un sistema differente per sfruttare le microtransazioni, che al momento appaiono piuttosto esigue per gli standard di un titolo mobile e legate solo all’accelerazione del processo di crafting.

Conclusioni

Al netto di qualche leggero inciampo con i controlli e qualche bud da sistemare, l’esperienza si è mantenuta fluida. Crash salta e si sposta in aria atterrando sulle piattaforme della corsia opposta con una tal semplicità che è soddisfacente controllarlo nei livelli di crescente difficoltà. Il design dei livelli ci è sembrato offrire delle buone soluzioni platform per rendere le partite più avvincenti e non delle semplici scampagnate in vista di un alto punteggio come altri giochi presenti sullo store. Gli occhi più attenti riconosceranno poi alcuni degli scenari più iconici come Turtle Woods con i suoi colori accesi, le tartarughe da colpire e i funghi, o Temple Run con le lance affilate che spuntano quando uno meno se lo aspetta e i fastidiosissimi ragni che si calano dall’alto.

Il lavoro fatto per non sbiadire l’essenza di Crash Bandicoot ci è sembrato rispettoso del franchise, riuscendo a inserire molti degli elementi che lo hanno reso riconoscibile e differente dagli altri giochi presenti sul mercato come le casse Nitro, TNT, le casse “!” per modificare lo scenario e aprire altri percorsi, Aku Aku e i checkpoint che sono un elemento estraneo ai più noti runner game. Gli unici dubbi al momento restano le microtransazioni, ossia in quale misura saranno presenti nella versione finale e che peso avranno nel progredire verso le fasi più avanzate, e che tipo di contenuti proporrà Crash Bandicoot Mobile per non risultare ripetitivo nel tempo. La sfida per un gioco basato sulla ripetizione intrinseca dei tracciati è proprio nel modo in cui questi vengono rimescolati, modificati e resi nuovamente interessanti al crescere della difficoltà e dei progressi.

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