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Disintegration BETA | La nostra prova

Quando Marcus Lehto, uno degli ex ideatori di Halo ha annunciato di aver formato uno studio con ex Bungie e di star lavorando a un nuovo sparatutto in prima persona, la curiosità ci ha messo poco ad esplodere in un attenzione di un certo livello. Le informazioni sul titolo sono state poche fino alla Gamescom 2019 di Colonia, fiera che ci ha permesso di entrare in contatto per la prima volta con questo misterioso progetto first person shooter dal nome di Disintegration.  Il gioco ci è sembrato da subito originale nel plot narrativo e nelle premesse legate alla lore, ma ha dato anche sensazioni di già visto per quanto riguarda lo stile artistico.

Con il passare del tempo le informazioni sul gioco si sono ulteriormente ridotte, il nostro pensiero è che gli sviluppatori di V1 Interactive siano concentrati al 100% sullo sviluppo, in modo tale da poter rilasciare con estrema tranquillità il gioco durante il 2020. Ovviamente non stiamo parlando solo di un’esperienza single player, Disintegration promette infatti una modalità multiplayer piuttosto centrale nei meccanismi di gioco, per questo motivo il team ha preferito rilasciare una BETA per poter offrire un antipasto ai giocatori e allo stesso tempo risolvere eventuali problematiche relative al bilanciamento e al matchmaking.

Nell’ultima settimana ci siamo quindi lanciati sul campo di battaglia, pronti a testare nuovamente il gioco in una forma, lo ricordiamo, non ancora definitiva.

Shooter strategico

Disintegration può essere considerato tranquillamente uno sparatutto in prima persona con elementi strategici in primo piano. A differenza di un comune FPS, qua non imbracciamo un fucile, ma comandiamo una piccola navicella chiamata Gravcycle che come lascia intendere il nome, gravita per spostarsi, riuscendo ad alzarsi in volo fino ad altezze tutto sommato ragguardevoli.  Questi hovercraft, se così possiamo definirli, sono armati fino ai denti e si differenziano a seconda della classe e della fazione.

Si perché Disintegration offre diverse fazioni con stili e colori diversi, ognuna con una serie di classi che vanno dal mero supporto fino all’offensivo. Queste ultime si differenziano in velocità di movimento, danno e armamenti, di conseguenza è necessario una buona dose di collaborazione con i propri compagni di squadra per riuscire a portare a casa la vittoria.

Una delle principali criticità avvertite durante la Gamescom è stata che le partite erano poco frenetiche e anche i Gravcycle più veloci erano in realtà piuttosto lenti, rendendo gli scontri tattici si, ma anche piuttosto frustranti negli spostamenti. Questo nella BETA è cambiato, dando più equilibrio alle navicelle maggiormente rapide e garantendo combattimenti più frequenti.

Ogni Gravcycle ha a disposizione una squadra di tre NPC, ognuno con un’abilità unica che è possibile lanciare. La stessa ha un tempo di recupero, così come lo stesso personaggio in caso di morte può essere rigenerato. È possibile impartire ordini a questi “soldati”, indicandogli che cosa attaccare e dove spostarsi.

In generale le meccaniche si mischiano in un ibrido tra un normale sparatutto e uno hero shooter sulla falsariga di Overwatch, ma il risultato finale non riesce a sorprendere poiché le partite non sempre divertono e non offrono particolari soddisfazioni, questo soprattutto a causa dell’assenza di skill personale che porta inevitabilmente il gioco in match poco vivaci e privi di mordente. Oltre a questo, l’impatto dei colpi e il gunplay generale, pur essendo funzionale, non danno propriamente l’idea di guidare una navicella.

Le modalità Retrieval e Control, entrambe già ampiamente viste in videogiochi simili, sono piuttosto classiche e fungono da apripista per quanto concerne il multiplayer del titolo – che ci auguriamo offra ben altro durante il rilascio. La prima è sostanzialmente un attacco e difesa, una squadra difende la posizione, mentre l’altra deve portare il carico in diversi checkpoint, la seconda è invece una comune modalità controllo zone, dove vince chi riesce a ottenere il punteggio più alto.

A concludere questo primo quadro di sensazioni ci pensano i contorni che, tuttavia, pensiamo siano ancora ben lontani dalla forma finale. Per esempio lo stile artistico, intrigante ma troppo somigliante a universi sci-fi già conosciuti che non garantiscono una propria identità, anche se tutto questo potrà essere facilmente risolto con una storia e una lore generale interessante, cosa che in parte già ha, almeno nell’incipit. Ci sono però da fare delle considerazioni sul design delle mappe e sull’impatto visivo, se per quanto concerne quest’ultimo siamo nella media delle produzione doppia A, sulla costruzione delle mappe di gioco c’è da rivedere qualcosina, poiché la loro costituzione simmetrica non ha variato particolarmente i match, rendendoli troppo scontati e con combattimenti mal gestiti.

Tirando le Somme

Disintegration ha ancora molta strada da fare. Il multiplayer soffre di un problema comune negli sparatutto moderni, poco coraggio. Si perché non ci sono particolari modalità o meccaniche che ci hanno dato l’idea di qualcosa di effettivamente nuovo nel panorama moderno. Non tutto, però, deve essere preso come una considerazione negativa, ma anzi deve essere importante per gli sviluppatori di V1 Interactive che cosa funziona e che cosa invece è migliorabile in tempo per l’uscita del gioco, atteso per il 2020.