Giochi PC

Far Cry 6 | Provato, il capitolo più folle della serie

Ubisoft, con Far Cry 3, nel bene e nel male ha creato una struttura open world che ha influenzato parecchi videogiochi, partendo proprio dai titoli sviluppati dalla software house francese. Questa situazione, per alcuni è una piaga nel gaming; per altri, un modo per staccare la spina e allontanarsi da produzioni ben più blasonate e complesse come ad esempio un Red Dead Redemption 2 o Zelda Breath of the Wild. Insomma, open world più immediati e monotoni, ma leggeri e scanzonati, da giocare – magari – una volta rientrati a casa dopo una difficile giornata lavorativa. 

Ci sembrava davvero doveroso cominciare da questo punto, poiché l’influenza di cui parliamo è rimasta soprattutto in casa Ubisoft e fatica ad uscire ancora oggi, dal momento che anche i più recenti progetti ne portano i segni. 

Approfittando di un lungo evento a porte chiuse che ci ha permesso di mettere le mani per più di cinque ore al prossimo Far Cry 6, ci siamo proprio interrogati sulla sua struttura aperta, oltre che a sviscerare – ovviamente – buona parte dei contenuti messi a disposizione dal team di sviluppo. Piccola anticipazione: a fine evento abbiamo posato il controller e sentito un sapore un po’ agrodolce, perché se da una parte il gioco è stato in grado di divertire con la sua follia, dall’altra abbiamo trovato piuttosto carenti alcuni aspetti. Procedendo con ordine, faremo dunque il possibile per raccontarvi tutte le nostre impressioni, per cui seguiteci con attenzione per capire se, Far Cry 6, è un titolo che fa al caso vostro.

Dani, la versione femminile del nostro avatar virtuale

Bianco e nero

Ci spiace dirlo, ma non possiamo assolutamente raccontare i primi momenti di gioco e buona parte delle scene d’intermezzo che raccontano e contestualizzano i personaggi e l’ambientazione, segnali che sarebbe stato interessante lanciare per farvi comprendere al meglio i toni della produzione, in particolare un probabile e insistente contrasto tra le cut-scene e il puro gameplay. Per cui, onde evitare di fare spoiler ma, soprattutto, di rompere l’embargo, ci limiteremo a dirvi che, il regime dittatoriale messo in piedi da Anton Castillo, interpretato da Giancarlo Esposito, con le conseguenti scene molto mature e un linguaggio dichiaratamente adulto e crudo, fanno a spallate con le folli azioni che sarete chiamati a compiere controller alla mano, con tanto di “O’ Bella Ciao” in sottofondo, in alcuni casi. 

Lungi da noi convincerci del fatto che questa problematica, se così la si vuol definire, non abbia mai fatto irruzione nel brand di Far Cry, ma non abbiamo mai notato un eccesso così importante. Il tanto famoso e apprezzato terzo capitolo, ad esempio, per quanto folle e riempito di ragazzini, riusciva comunque a mantenere una certa coerenza, a non avere un contrasto netto nei toni: folle cominciava, folle finiva. Lo stesso Far Cry 5, controverso che sia, abbracciava un linguaggio e lo seguiva. Certo, magari ogni tanto sia il terzo che il quinto capitolo avevano dei cambi di registro importanti, ma mai così netti. Quindi sì, non è in assoluto una problematica inedita e del tutto inaspettata, ma non ha mai rischiato di avere un peso così importante.

Comunque, ciò detto, entriamo nel vivo dell’esperienza.

Dani e Juan Cortez, uno dei tanti personaggi di Far Cry 6

Il solito Far Cry?

Introduzione a parte, la nostra avventura con Far Cry 6 è cominciata sull’Isola di Santuario, soltanto una delle tante regioni che andranno a comporre la mappa del gioco. Mappa, che possiamo già anticiparvelo, è davvero mastodontica, paragonabile per estensione a quanto fatto con gli ultimi due episodi di Ghost Recon, sebbene molto diversa nello stile. A livello di caratterizzazione, infatti, ci ha ricordato il più classico dei Far Cry: piccole isole divise dal mare, qualche spiaggia e il sole sempre ben in vista. La vera novità è rappresentata da alcuni agglomerati urbani, maggiormente accostabili alle prime fasi di Call of Duty: Black Ops (2010, non Cold War), piuttosto che ai precedenti capitoli di Far Cry. Proprio ciò di cui sentivamo il bisogno, un’ambientazione che, come successo con Far Cry 4, staccasse – sebbene non del tutto – dalla tipica ambientazione tropicale. 

I primi passi sull’Isola di Santuario, inoltre, permettono di familiarizzare con le meccaniche di gameplay più importanti e comuni, dalle azioni stealth alle sparatorie, arrivando alla solita esplorazione. Da questo punto di vista, grossi passi in avanti proprio non ce ne sono: tutto è al proprio posto come in ogni Far Cry, con le solite conseguenze positive e negative. Sparare, ad esempio, o correre lungo un riparo scivolando, sono azioni sempre ben curate e proposte con attenzione; è più che altro la parte stealth che necessiterebbe di un rifacimento completo, a giudicare dalle solite problematiche di IA con cui ci siamo confrontati per tutta la prova.

Problematiche a parte, le novità non si sono fatte attendere molto: mettendo piede in uno dei tanti accampamenti presenti all’interno del gioco (alcuni di questi attiveranno la camera in terza persona), abbiamo preso confidenza con i banchi da lavoro e la progressione del personaggio, scoprendo un sistema meno tedioso del previsto. Non ci sono abilità da spendere o tecniche da sbloccare guadagnando esperienza, e sebbene vi sia una sorta di livello, questo non riveste un ruolo fondamentale; più che altro, ci è parso un modo per pilotare leggermente l’avanzamento, per evitare che il giocatore finisca in una regione un po’ troppo complicata, sebbene sia comunque possibile tentare. 

Dall’inventario, invece, è possibile confrontarsi con l’arsenale del nostro personaggio, agendo su scarpe, pantaloni, torso, bracciali, orologi e maschere. Ciascun indumento arricchisce il look del nostro avo, ma anche la sua resistenza in combattimento. Esatto, perché i vari set di abbigliamento non hanno una funzione esclusivamente estetica, quindi occorre prestare attenzione e trovare il giusto bilanciamento tra un look appariscente e delle ottime difese. Come da consuetudine nelle più recenti produzioni firmate Ubisoft, non fatichiamo ad immaginare uno scenario in cui conservare le statistiche degli abiti più forti non significhi necessariamente rinunciare ai propri completi preferiti, proprio come succede in Immortal’s Fenyx Rising. 

D’altra parte, abbiamo trovato davvero uniche e ben pensate tutte le varie bocche da fuoco, nonostante alimentino ancor di più il bianco e nero di cui parlavamo prima, dando il via ad azioni completamente folli.  

Gli scontri più difficili e tediosi, tra zaini-lanciarazzi, lanci-dischi o lanciafiamme, risultano molto spassosi, soprattutto se, attraverso i banchi da lavoro, esattamente come per gli abiti del personaggio, si cerchi di variare l’efficacia dell’arma e di aggiungere le mod più adatte al proprio stile di gioco.

Dani e il suo lanciamissili portatile

Direttamente da Hollywood!

Ritornando nuovamente tra le fila del racconto, non possiamo non citare il rinnovato approccio cinematografico alla narrazione. Se non siete nuovi alla serie Far Cry, ricorderete senz’altro le sequenze scriptate in prima persona, momenti in cui la camera e il controllo del personaggio sono nelle mani del videogioco. Far Cry 6, questa volta, cambia completamente approccio spostandosi dalle parti di un Uncharted, tanto per fare un esempio, con filmati veri e propri in cui vediamo per intero il nostro personaggio. Specifichiamo che, sebbene non abbiamo notato particolari velleità registiche e le espressioni facciali ci sono sembrate parecchio statiche, crediamo che i passi in avanti rispetto agli scorsi capitoli siano comunque onesti e meritevoli di attenzione. Ricordiamo infatti che, lo scorso Far Cry 5, rinunciava persino alla voce del protagonista lasciando che fosse la sola immedesimazione del giocatore a farla da padrone, scelta parecchio discutibile e non apprezzata da molti. Adesso, tornare a sentire la voce del nostro personaggio e vederlo in carne e ossa durante i filmati, senza ombra di dubbio appaga maggiormente. 

A tal proposito, non mancano momenti ben assemblati, scene dove il linguaggio utilizzato e la messa in scena non tardano a convincere e regalano momenti quasi Tarantiniani, folli e violenti allo stesso tempo. 

Proprio dopo una di queste scene, abbiamo avuto modo di dare un’occhiata anche alla struttura delle missioni principali, come sempre da raggiungere girovagando per la mappa di gioco a piedi, in macchina e, questa volta, anche a cavallo.  

In pieno stile Far Cry, le strade sono piene di pattuglie e piccoli eventi casuali, nonché di avamposti presidiati con tanto di filo spinato sull’asfalto, che danneggia istantaneamente il veicolo. Proprio in questi casi, il cavallo si è dimostrato il nostro migliore amico, permettendoci di bypassare con un salto le difese sull’asfalto, evitando che i nostri veicoli facciano una brutta fine. 

Raggiunta la zona della missione, salvo qualche occasione più rara (almeno nella prova), gli scontri e gli obiettivi che abbiamo affrontato sono quelli tipici della serie Far Cry. L’infiltrazione un po’ più elaborata è sopraggiunta qualche ora più tardi, quando siamo stati chiamati a rubare una preziosa risorsa da un campo grande e ben pattugliato. In questo caso, il level design ci ha offerto qualche percorso extra, e le telecamere di sorveglianza ci hanno obbligati a prestare maggiore attenzione. Nonostante Far Cry 6 giochi in safe zone, quindi, la varietà non manca, soprattutto quella legata agli approcci.

Presso il banco da lavoro è possibile modificare le armi

C’è anche la cooperativa!

Durante l’ultima ora del nostro lungo test, confrontandoci con un altro collega italiano (Francesco Serino), ci siamo lanciati in modalità cooperativa esplorando alcune attività collaterali presenti nella build. Una delle più divertenti è sicuramente stata la quest dedicata a El Chicharrón, un gallo completamento matto e intento a seminare morte e distruzione per le strade. Una missione sicuramente sopra le righe, la quale non fa che confermare ancora una volta quali siano i toni della produzione, o meglio, i più insistenti. 

Altro elemento che abbiamo avuto modo di attenzionare, avendo questa volta a disposizione un personaggio più avanzato, è la scelta dei compagni. Esattamente come in Far Cry 5, è possibile portare con sé una spalla. Non vi aspettate nulla di serioso: anche in questo caso, il gioco ci ha travolti con le sue follie, mostrandoci prima un cagnolino in carrozzina, poi un coccodrillo domato e infine il mitico El Chicharrón. Ognuno dei quali ha però differenti scopi, e vi saranno più o meno utili durante le infiltrazioni o le missioni più concitate. 

Quest secondarie a parte, non mancano nemmeno attività di svago come il domino e la pesca, o la possibilità di affrontare l’intera storia in cooperativa, condividendo questa volta anche i progressi con il compagno.

Riguardo il profilo tecnico, invece, crediamo sia ancora prematuro esprimere un giudizio: la build presentava diversi bug e graficamente convinceva senza stupire, mantenendosi sui livelli già raggiunti dalla passata generazione.

Anton Castillo e suo figlio

Concludendo, Far Cry 6 ci ha dimostrato a più riprese di essere il capitolo più folle del franchise. Rimane ancora da capire in che modo la storia principale e la vicenda legata ad Anton Castillo dialogheranno con le follie e le esagerazioni dell’open world, e se il ritmo della campagna non verrà minacciato da una longevità estrema. Dal nostro punto di vista, se siete appassionati di Far Cry, è un titolo da attendere con attenzione, ma se invece siete un po’ stanchi della solita struttura open world messa in piedi dalla casa francese, potrebbe essere il caso di passare oltre. In ogni caso, restiamo comunque ansiosi di raccontarvi di più nella nostra recensione, la quale non tarderà ad arrivare il prossimo ottobre.

Avete già prenotato Far Cry 6? A questo link trovate la versione next-gen.