C’è una cosa più triste del vedere l’ignoranza provare a fermare il progresso, ed è assistere a come quella stessa ignoranza si trasformi in odio organizzato e disinformazione dilagante. Ogni volta che entra in gioco l’IA, il dibattito muore prima ancora di iniziare. Il cervello si spegne, partono gli slogan, arrivano gli insulti. Fine della discussione.
Il caso della squalifica di Clair Obscur: Expedition 33 agli Indie Game Awards è solo l’ennesima dimostrazione di quanto una minoranza rumorosa, poco informata e allergica a qualsiasi dialogo sfrutti la sua profonda ignoranza in merito a un argomento per generare caos. Basta pronunciare la parola “IA” e immediatamente scattano le solite frasi fatte: la morte dell’arte, lavori rubati dai software, futuro distopico. Discorsi da bar, insomma, solo amplificati dall'effetto social a cui siamo tutti esposti da anni.
La cosa più grave è che nemmeno studi stimati come Sandfall, o realtà intoccabili come Larian, sembrano immuni a questo riflesso pavloviano. L’utilizzo dell'IA non viene contestualizzato caso per caso, viene demonizzato a prescindere. Non importa come, dove o perché venga usata. Conta solo che venga usata.
La colpa è indubbiamente anche di una narrativa distorta da parte delle aziende. Sempre più sovente si sentono proclami sul fatti che l'IA permetta di risparmiare sul personale, che determinate specializzazioni non servono più, che tutto è facile e chiunque può farlo in 5 minuti. Ma basterebbe informarsi per capire che la realtà è ben diversa e che questi proclami portano solo a risultati come gli splendidi titoli di coda di Secret Wars (ve li ricordate?).
Ma non sono qua per parlarvi, nuovamente, dell'IA (o almeno non solo), sono qua per farvi capire come l'ignoranza dilagante in merito all'IA abbia permesso a un'organizzazione composta da esperti di clowneria (perché chiamarli direttamente pagliacci potrebbe essere offensivo) di ottenere quegli stramaledetti 15 minuti di celebrità.
Un fenomeno inarrestabile
Clair Obscur è diventato, nel giro di pochi mesi, uno dei fenomeni del 2025. Da RPG promettente visto all’Xbox Games Showcase del 2024 a titolo osannato da pubblico, influencer e stampa, con tanto di film live-action in lavorazione. Un successo che ricorda quello di Baldur’s Gate 3, alimentato sia dall'entusiasmo genuino di chi lo ha giocato, sia dall'essere diventato un trend virale, capace di infettare chiunque portando anche chi non ha mai avuto modo di vedere nulla del gioco a tesserne le lodi "per fiducia".
Sia chiaro: io non considero Clair Obscur un miracolo né Guillaume Broche un profeta. È un ottimo gioco, artisticamente meraviglioso, con una colonna sonora straordinaria, ma è anche un RPG che guarda con intelligenza al passato del genere. Per chi, come me, è ormai nella forbice degli "anta", e che quindi è cresciuto con Suikoden, Final Fantasy e Lost Odyssey, certe dinamiche, alcune scelte di gameplay e le numerose citazioni ai capisaldi del genere sono evidenti.
Così come narrativamente parlando è chiara l'ispirazione a una tipologia di climax e di plot twist tipica di una certa branca del cinema che andava in voga negli anni 90/00. Sia chiaro, tutto questo è un bene. Un vero e proprio toccasana per il settore, ma è anche perfettamente naturale che per i giocatori più giovani tutto questo appaia come qualcosa di mai visto prima, mentre per noi tutto si limiti a essere un'ottimo gioco.
E poi c'è il mito, ovvero quell'insieme di fatti che grazie al passaparola entusiasta di stampa, influencer e social network trasforma un'ottima produzione in qualcosa di leggendario, con una genesi dai tratti fiabeschi. Un mito che narra di un manipolo di soli 30 sviluppatori, e un compositore reclutato su SoundCloud, che realizzano un blockbuster con pochissimo budget e capace di scuotere l’intero settore (tutte leggende che Sandfall ha voluto ridimensionare nel corso dei mesi appena trascorsi).
Se tutto questo non bastasse, i recenti The Game Awards lo hanno consacrato come la produzione capace di raccogliere più premi nell'intera storia del tanto acclamato evento. Insomma, Clair Obscur: Expedition 33, così come Baldur's Gate 3 un paio di anni fa, è l'argomento perfetto per chiunque abbia bisogno di catturare l'attenzione delle folle alla ricerca di 15 minuti di celebrità.
Una giuria di Clown
E arriviamo a quanto successo pochi giorni fa. La giuria dei "famosissimi" Indie Game Awards, dopo aver assegnato a Sandfall i premi di Best Indie, Best Debut e aver mandato in onda l'evento, decide di squalificare il gioco, revocandone i trofei e assegnandoli ai secondi classificati di entrambe le categorie.
Il motivo? L’uso di IA generativa durante lo sviluppo e la presenza di elementi realizzati con questa tecnologia nei primi giorni successivi al rilascio del titolo. Un aspetto che, da regolamento, rende automaticamente il titolo non idoneo a partecipare alla premiazione.
Viene da se che con la risonanza mediatica che ha Clair Obscur, la notizia faccia il giro del mondo in poche ore, generando un boato talmente forte da portare gli organizzatori degli Indie Game Awards a dichiarare che Sandfall avrebbe comunicato dopo la premiazione di aver utilizzato l'IA, motivo per il quale non hanno potuto squalificarlo prima. Una dichiarazione che ha scatenato una tempesta ancora più feroce, visto che ha messo immediatamente in cattiva luce "i santi di Sandfall", che per i detrattori dell'IA sono diventati immediatamente degli impostori (per usare un termine edulcorato rispetto a cosa si trova online).
Il problema, però, non è il regolamento. È sacrosanto che ogni competizione decida quali criteri applicare a totale discrezione degli organizzatori. Il problema è che le informazioni sull’uso dell’IA da parte di Sandfall erano pubbliche da mesi. Interviste, dichiarazioni, discussioni in merito. Bastava una ricerca di cinque minuti su Google e invece no.
Gli organizzatori di un evento che vuole avere una certa rilevanza nel settore non compie nessun controllo, nessuna verifica preventiva. Sostiene solamente di essersi fidato degli sviluppatori.
A questo punto la squalifica smette di sembrare una svista da amatori, o incompetenti se preferite, e inizia ad assomigliare a un’astuta operazione di visibilità, terribilmente simile a quando gli organizzatori degli Indie Game Awards salirono sul carro dei detrattori dell'IA dicendo che non avrebbero mai accettato nomination per produzioni che fanno uso di questa tecnologia.
D'altronde è facile fare i paladini della creatività quando si ha per le mani il fenomeno videoludico più discusso dell’anno. E sono pronto a scommettere che, se tutto questo fosse successo a un indie poco conosciuto, oggi non se ne starebbe parlando affatto.
Manifesti incriminati
In seguito al suo rilascio ad aprile 2025 Clair Obscur divenne il gioco più chiacchierato del momento e come da tradizione, cominciarono a palesarsi anche quei gruppi, tanto contenuti quanto eccessivamente rumorose, di detrattori pronti a screditare il più possibile il team e il gioco.
Come vi ho anticipato poc'anzi, Sandfall si prodigò nel ridimensionare molte delle leggende gonfiate a dismisura dal tam-tam mediatico attorno al titolo, chiarendo il fatto che il titolo non fosse stato realizzato da sole 34 persone e che per quanto fosse stata effettivamente scritta da sole due persone, la realizzazione della colonna sonora richiese il supporto il supporto di oltre 30 persone, fra musicisti e coristi.
Infine visto che, sempre ad aprile 2025, apparirono online delle imagini che insinuavano l’utilizzo dell’IA generativa per la creazione di alcuni elementi estetici all’interno del titolo, lo studio si limitò a dire, in maniera molto nebulosa, di aver utilizzato alcuni asset generici di quelli messi a disposizione con Unreal Engine 5 per poter rilasciare il gioco secondo le tempistiche previste, rassicurando i giocatori che avrebbero provveduto a sostituirli con degli elementi proprietari con le patch successive (qui di seguito potete trovare un’immagine che mostra uno degli asset incriminati dopo la modifica apportata dal team e al momento del rilascio del gioco).
Insomma tutto a posto no? Bé, no. Perché arrivati a dicembre 2025, Guillaume Broche ha voluto chiarire la posizione di Sandfall in merito all’utilizzo dell’IA generativa in ambito creativo durante un’intervista rilasciata alla rivista spagnola 3DJuegos, sostenendo che:
Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che, quando si parla di qualsiasi cosa creativa, la nostra risposta sia essenzialmente: no. È come togliere tutta la gioia nel creare un gioco. Amiamo fare giochi, amiamo creare. Creare è una delle cose più belle che le persone possano fare. Quindi, quando si tratta di creazione, la nostra risposta è un deciso no.
Nulla che concerne il lato creativo del gioco proviene dall’IA, lo dichiariamo chiaramente e paertamente: per noi è un no fermo. Al di là di questo, non ho un’opinione formata sull’argomento per entrare maggiormente nel dettaglio sulla questione. Non mi importa purché funzioni, ma quando si tratta di cose creative e di cose che devono venire dal cuore, per Sandfall l’utilizzo di queste tecnologie è un no definitivo.
Una dichiarazione che riaprì il vaso di Pandora, visto che i detrattori iniziarono a sostenere che quegli stralci di giornale inizialmente presenti nel gioco dovevano essere considerati come elementi creativi e che Broche stesse "occultando la verità", soprattutto per via di una dichiarazione rilasciata nel mese di luglio dal producer del gioco.
A detta degli organizzatori degli Indie Game Awards, infatti, a far squalificare definitivamente Clair Obscur dalla competizione sarebbe stata un’intervista corale rilasciata a luglio da Les Paìs, dove François Meurisse (produttore di Clair Obscur) interpellato su come le nuove tecnologie stessero permettendo anche a team più piccoli, e con budget minori, di creare produzioni fino a oggi impensabili, dichiarò candidamente:
Abbiamo usato un po’ di IA, ma non molta e solo nelle fasi iniziali dello sviluppo. Il motivo è che eravamo consapevoli su ciò che volevamo fare e su dove investire i nostri sforzi. E, naturalmente, la tecnologia ci ha permesso di fare cose che fino a non molto tempo fa erano impensabili. Gli strumenti e gli asset di Unreal Engine 5 sono stati molto importanti per migliorare la grafica, il gameplay e le sequenze cinematografiche, permettendoci di sfruttare al meglio le risorse in nostro possesso.
Ripeto: una dichiarazione rilasciata a luglio, per una testata molto importante, reperibile da chiunque facendo una ricerca di 5 minuti con Google, non è stata trovata dalla giuria di un premio come gli Indie Game Awards, se non in seguito alle segnalazioni degli utenti arrivate in seguito alla premiazione.
Che sia stata una svista da improvvisati, o una astuta quanto discutibile manovra di marketing, il fulcro della questione non è la squalifica di Clair Obscur, né tantomeno il fatto che nelle prime settimane in seguito al lancio ci fossero dei manifesti appesi a dei lampioni realizzati con l’IA generativa (ora rimossi, come promesso, con gli asset inediti realizzati dallo studio)… il vero problema è questa costante caccia alla streghe che si erge sulla stessa ignoranza di quella che tra il 1500 e il 1600 decretò la morte di migliaia di persone innocenti.
Laddove si dovrebbe mettere in discussione un'organizzazione di improvvisati che mette alla gogna una produzione, e uno studio, alla ricerca di facile visibilità, si preferisce far vertere l'intera discussione nuovamente sul fatto che l'IA sia il male assoluto.
Ovviamente provare a informarsi per comprendere che, anche se create con l’IA generativa per risparmiare tempo e risorse in modo da portare a termine i lavori, l'IA generativa utilizzata per i manifesti incriminati sia stata addestrata con gli artwork realizzati da Nicholas Maxson-Francombe (l’art director del gioco), richiede troppo tempo. Meglio vomitare odio nei confronti di Sandfall e mettere in discussione l'intera produzione iniziando a dire che chi sostiene Clair Obscur sta in realtà tacitamente accettando che piccoli studi possano creare blockbuster senza bisogno di personale, mettendo in mezzo alla strada centinaia di sviluppatori.
La narrativa che vuole un mondo con aziende composte da meno persone che dita in una mano, perché tanto l’IA può fare tutto prima, meglio e più rapidamente, dovrebbero semplicemente smettere di essere prese in considerazione. Sono sbagliate, generano danni, alimentano la disinformazione e vanno a sminuire uno strumento dal potenziale incredibile. A differenza di quello che si crede, l’IA avrà pure ridimensionato alcune professioni ma ne ha generate molte altre… esattamente come ogni rivoluzione prima di essa.
Saperla utilizzare a dovere per “risparmiare tempo e ottimizzare risorse” in qualsiasi ambito, è una professione a tutti gli effetti che richiede studio e conoscenze approfondite e giusto per chiarire anche la mia di posizione in merito, da persona con un passato lavorativo in ambiti artistici e creativi, sono il primo a voler difendere ogni forma di arte realizzata dall’uomo ma allo stesso tempo sono conscio che l’IA, come ogni grande invenzione arrivata prima di lei, sia uno strumento incredibile se impiegato nella giusta maniera e, soprattutto, se presentato correttamente.
Pensare che qualsiasi software house oggi preferisca utilizzare l’IA generativa, invece di investire in personale atto a realizzare a mano ogni singolo manifesto da inserire nel gioco, è pura e semplice utopia. Non era così prima dell'IA e non lo sarà sicuramente da oggi in avanti.
Semplicemente, fino a ieri, le software house entravano in pesanti fasi di crunch per rifinire ogni dettaglio prima della release ufficiale o, nel migliore dei casi, posticipavano l’uscita di una produzione fino a che non era definitivamente pronta. Oggi si può chiedere utilizzare l’IA per compiere i lavori più tediosi e “mangia-budget”, permettendo allo sviluppo di una produzione di non venire rallentata, rispettando le tempistiche e, soprattutto, non confinando solamente ai colossi dell'industria la possibilità di realizzare blockbuster con budget stellari.
Purtroppo però, almeno per il momento, queste rimangono solo parole al vento. Le persone continueranno a preferire la via più semplice, ovvero non informarsi, rimanere ignoranti, mettere in discussione ogni foto e filmato credendo che ormai le IA creino il 99% dei contenuti presenti sui social network e accettare passivamente le storie sensazionalistiche che narrano di un futuro dove l’IA ruberà il lavoro, ucciderà l’arte e impoverirà ogni forma di contenuto multimediale, così da potersi indignare, vomitare la loro frustrazione su una tastiera e alimentare sempre di più il dilagarsi di quella piaga chiamata disinformazione.
È anche grazie all'IA se con meno di dieci milioni di dollari Sandfall è riuscita a realizzare Expedition 33. Non è solo grazie a un risparmio incredibile in termini di marketing, ma soprattutto grazie alle nuove tecnologie che hanno permesso al team di realizzare la loro visione creativa con i mezzi a loro disposizione.
Se Clair Obscur fosse stato interamente generato da un’IA, senza direzione artistica, senza scrittura, senza visione, capirei lo scandalo. Ma non è questo il caso. Qui siamo davanti a una normale evoluzione produttiva, trattata come un crimine capitale (e vi suggerisco di leggere anche l'articolo in merito alla questione presente su SpazioGames per avere un altro spunto di riflessione molto interessante).
E finché continueremo a preferire l’indignazione all’informazione, gli slogan alla cultura e ad accettare ogni scandaletto da cronaca di quartiere, casi come questo continueranno a ripetersi. Non perché l’IA sia un problema, ma perché l’ignoranza, quella sì, lo è davvero.