L'acquisizione di Electronic Arts da parte di un gruppo di investitori privati per 55 miliardi di dollari sta sollevando preoccupazioni che vanno ben oltre la semplice operazione finanziaria. I dipendenti dell'azienda, insieme al sindacato Communications Workers of America, hanno lanciato una petizione rivolta alle autorità di regolamentazione per bloccare o quanto meno sottoporre a maggiore scrutinio questa operazione, sostenendo che eventuali perdite di posti di lavoro derivanti dall'accordo sarebbero una scelta deliberata per arricchire ulteriormente gli investitori, non una necessità aziendale.
Il cuore della protesta riguarda il metodo con cui l'accordo è stato negoziato. I lavoratori denunciano di essere stati completamente esclusi dalle discussioni, nonostante siano proprio loro a garantire il successo dell'azienda. Electronic Arts genera ricavi annuali per 7,5 miliardi di dollari con profitti che raggiungono il miliardo all'anno, posizionandosi tra i più grandi sviluppatori ed editori di videogiochi al mondo. Non si tratta quindi di un'azienda in difficoltà che necessita di salvataggio.
La composizione del gruppo acquirente aggiunge ulteriori elementi di controversia all'operazione. Tra gli investitori figurano il Public Investment Fund dell'Arabia Saudita e Affinity Partners, società guidata da Jared Kushner, genero dell'attuale presidente Donald Trump. Quest'ultimo dettaglio solleva interrogativi sul potenziale conflitto di interessi e sull'influenza politica che potrebbe proteggere l'accordo da un'adeguata supervisione regolatoria.
Joey Shea, ricercatore di Human Rights Watch, ha fornito a Eurogamer una prospettiva inquietante sul coinvolgimento del fondo sovrano saudita. L'organizzazione ha documentato come il Public Investment Fund abbia contribuito a violazioni dei diritti umani e rappresenti una ricchezza pubblica di trilioni di dollari che dovrebbe essere investita per i cittadini sauditi, non in progetti di vanità dentro e fuori dal paese. Secondo Shea, il principe ereditario Mohammed bin Salman esercita un controllo personale e arbitrario su questi fondi pubblici, utilizzandoli come strumento di distrazione dalle violazioni dei diritti umani perpetrate nel regno.
Il sindacato United Videogame Workers ha espresso preoccupazioni specifiche per il futuro degli studi considerati "meno redditizi" ma che hanno contribuito significativamente alla reputazione di EA nel settore. La dichiarazione dei lavoratori sottolinea come dal 2022 l'industria videoludica abbia subito ondate di licenziamenti massicci, e temono che questa acquisizione possa accelerare ulteriormente tale tendenza. Gli studi potrebbero essere chiusi non per necessità operative, ma semplicemente per massimizzare i profitti degli investitori.
La perdita di trasparenza rappresenta una delle maggiori preoccupazioni espresse nella petizione. Quando un'azienda passa da pubblica a privata, i lavoratori perdono accesso alle informazioni e alla possibilità di influenzare decisioni che riguardano direttamente il loro futuro professionale. Le scelte strategiche vengono prese a porte chiuse da dirigenti che, secondo i dipendenti, "non hanno mai scritto una riga di codice, costruito mondi virtuali o supportato servizi online".
La Federal Trade Commission, contattata da Eurogamer dopo l'annuncio dell'operazione, si è rifiutata di commentare citando la sua politica di non pronunciarsi su fusioni e acquisizioni pendenti. Tuttavia, secondo quanto riportato dal Financial Times, l'accordo difficilmente incontrerà una forte opposizione regolatoria. Una fonte anonima ha posto una domanda retorica ma significativa: "Quale autorità di regolamentazione dirà di no al genero del presidente?"
I membri del sindacato hanno concluso la loro dichiarazione con un appello chiaro: il valore dell'industria videoludica risiede nei suoi lavoratori, non negli investitori miliardari. La petizione mira a garantire che qualsiasi sviluppo futuro protegga i posti di lavoro, preservi la libertà creativa e mantenga processi decisionali responsabili nei confronti di chi effettivamente crea i videogiochi. L'obiettivo dichiarato è rendere l'industria migliore per lavoratori e giocatori, non per arricchire ulteriormente chi già possiede fortune colossali.
EA Entertainment ed EA Sports, le due divisioni principali dell'azienda, ospitano numerosi studi di sviluppo sparsi geograficamente. La sorte di questi team creativi rimane incerta, alimentando l'ansia tra i dipendenti che vedono il proprio futuro professionale appeso a decisioni finanziarie prese senza il loro coinvolgimento. La richiesta di maggiore supervisione regolatoria rappresenta l'ultimo strumento a disposizione dei lavoratori per far sentire la propria voce in un processo che li riguarda direttamente ma dal quale sono stati sistematicamente esclusi.