Editoriale

Monster Hunter e il mostro della solitudine

Se si cerca l’origine della parola “mostro”, si potrebbe rimanere sorpresi di quanto la sua etimologia sia tutto, fuorché negativa. Mostro è una parola di derivazione latina, ovvero della parola “monstrum”, un termine che definiva sì una creatura dall’aspetto bizzarro e, spesso, terribile, ma che poteva essere intesa, per lo più, con il significato di “prodigio”.

Un mostro, dunque, è qualcosa di prodigioso e, andando ancora più a fondo, potreste scoprire che “monstrum” è a sua volta una derivazione del verbo latino “moneo” che significa ammonire, ma anche ispirare. Un mostro, nell’antichità, non era dunque una fiera messa lì per fare colore, né una creatura posta a guardia di chissà quale mitica ricompensa, era piuttosto un prodigio divino, un monito per gli uomini o, altre volte, una figura di ispirazione che apriva la strada dell’eroe verso una transizione, un passaggio o, se volete, una maturazione. Come si sia finiti dal mito alla più comune accezione di mostro o mostruosità è un mistero che, come spesso accade, andrebbe percorso a ritroso nella letteratura e che, almeno in questa sede, non vorremo indagare oltre.

Tornando però ai mostri, ammetteremmo che ad essi non si pensa poi così spesso, perché probabilmente non è semplice trovarsi a farci i conti, specie quando questi si annidano sotto ai letti della nostra quotidianità. Eppure è innegabile che i mostri, quasi mai amichevoli, e più spesso furiosi e terribili, sono il pane quotidiano di chiunque abbia a che fare con il mondo dell’immaginario digitale e non. Che sia un racconto, un fumetto, un film e, ovviamente, un videogame.

Proprio un gioco, intuirete quale, mi ha portato a riflettere sui mostri e sul loro significato, e sto ovviamente parlando di Monster Hunter Rise che, oltre ad un’affascinante lore di ispirazione giapponese, fa dei mostri il suo fulcro ludico e narrativo e questo, senza mezzi termini, è straordinario per tanti e così variegati motivi che varrebbe quasi la pena elencarli uno per uno. Ne basta però uno, iconico ed inimitabile, a fare la differenza per buona parte di noi, specie in questo lungo anno in cui il pensiero dei mostri è stato soppiantato dalla mostruosità della realtà e questo motivo è la caccia.

L’adrenalina della caccia digitale è qualcosa che non si può spiegare. Va assaporata, giocata e va vissuta passo dopo passo. Non è un’esperienza dissimile da un qualsiasi altro scontro al cardiopalma che è possibile vivere altrove. Basta pensare, ad esempio, alle potenti e – per certi versi – stancanti battaglie all’arma bianca di un qualsiasi souls like. Eppure giocare a Monster Hunter Rise offre un’esperienza diversa, galvanizzante e, a tratti, quasi catartica visti i tempi che corrono.

La differenza è una, e una soltanto: non sei solo. Puoi esserlo, certo, ma per ciò che concerne una parte del gioco, più squisitamente progettata per il gioco in squadra, avventurarsi da soli significa – quasi sempre – tornare a casa sconfitti. Parlarne ora, oggi, in questa situazione in cui siamo tutti attanagliati dal grande mostro della solitudine, dell’inedia e dello spavento dell’incertezza, è più importante che mai. Non sei solo in Monster Hunter Rise, sei con i tuoi amici a combattere contro i mostri. Puoi farlo organizzandoti alla bene e meglio, puoi farlo pianificando ogni missione con una precisione che farebbe invidia a qualsiasi compilazione del 730, ma il punto è che sei in squadra con qualcuno che, come te, condivide la passione e, forse, anche un certo senso di vuoto.

La potenza di Monster Hunter Rise, al di la della bontà di un gioco che è quasi “miracoloso” considerato l’hardware di Nintendo Switch è qui: ci ricorda che i mostri, nella loro figura di potenti moniti divini, di difficoltà che piombano letteralmente dal cielo di punto in bianco nelle vite di tutti, possono in qualche modo essere sconfitti se si conta sull’aiuto degli altri, se ci si fida, se si prova ad affrontare insieme il “problema”, anche quando questo problema è alto, zannuto e si dimena come un ossesso. Forse, quindi, il punto non è andare a caccia, ma solo affrontare il problema insieme, meglio ancora se si hanno in testa delle idee chiare su come affrontarlo e ci si è armati di tutto punto, e ditemi voi se, ad oltre un anno di COVID-19, di stop and go, di inquietudine, Monster Hunter Rise non sembra quasi una manna dal cielo. In un settore dove la cooperazione ha, da tempo, lasciato spazio alla competizione, e dove non è importante la squadra, quanto perdersi in un forsennato spara-spara online, Monster Hunter Rise offre un approccio quasi zen, aiutandoci a combattere la paura armati di tutto punto, certo, ma in compagnia. La battaglia, allora, diventa un momento attraverso cui svuotarsi e buttare tutto fuori, tornando a quella catarsi che si diceva qualche riga fa. Combatti i mostri sì, dentro e fuori lo schermo, e non sei solo.

Se non possiedi una Switch ma vuoi provare l’ebrezza della caccia, allora dai un’occhiata al meraviglioso Monster Hunter World. Un titolo di svolta per la serie, oggi più conveniente che mai!