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Persona 3 Reload dà nuova vita a un classico dei JRPG | Provato

Persona 3 Reload appare più in forma che mai grazie a una nuova veste grafica e allo svecchiamento delle meccaniche di gioco.

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Avatar di Martina Fargnoli

a cura di Martina Fargnoli

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 16/01/2024 alle 15:00
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Se oggi la serie di Persona ha raggiunto una certa popolarità anche in Occidente e ha consolidato nel tempo i suoi tratti distintivi, lo si deve in primis a Persona 3, titolo arrivato in Italia nel 2008 e molto amato dai fan, che ne hanno sempre apprezzato le tematiche e le sperimentazioni in termini di gameplay. Quando un videogioco funge da spartiacque per un’intera serie, e riesce, grazie a una trama profonda e appassionante, a toccare determinate corde a tal punto da avvicinarsi così profondamente all’esperienza quotidiana e al vissuto interiore dei giocatori, è estremamente difficile non portare dentro di sé quell'avventura anche a distanza di anni. 

Guarda su

Realizzare un remake di un titolo che il pubblico ricorda con così grande affetto non è sempre un'operazione facile e bisogna destreggiarsi tra la voglia di preservare lo spirito originale dell’opera e le spinte ad ammodernarne la struttura, basandosi oggi sullo standard delineato da Persona 5. Viene quindi naturale chiedersi in Persona 3 Reload quanto rimane dell’originale e quanto del nuovo va a modificare ciò che ricordavamo. Dopo appena un’ora di gioco però possiamo dire di esserci sentiti subito a casa e avremmo voluto avere già tra le mani la versione definitiva da giocare per giorni interi, perché Persona 3 Reload è un’esplosione sensoriale fenomenale, un’esperienza di gioco più fluida e rifinita, nonché tatticamente soddisfacente. Non tutto però si adatta bene alla nuova modernità, come il Tartaro, il cui "lifting" estetico può solo mitigare un design figlio d’altri tempi.
Stile moderno

Partiamo subito da ciò che è più evidente: il rifacimento grafico e l’estetica. Anche nei più recenti Persona è possibile identificare un tema e un colore dominante, che in Persona 3 possiamo ritrovare in tematiche come la morte, la depressione e l’affrontare i propri traumi, che accompagnate dall'uso di una palette fredda dai toni del blu e dell'azzurro sono velate da un senso di tristezza generale. I colori, a seconda della cultura di riferimento possono assumere diversi significati, ma ogni elemento, dall’interfaccia e i menu completamente rivisti, alle bellissime animazioni degli attacchi finali (cut-in), omaggia in parte sia il mare di Tatsumi Port Island sia la profondità dell’animo in cui i personaggi si trovano ad immergersi per evocare Personae. Iconica è la scena in cui puntandosi una pistola (Evoker) alla tempia si è in grado di far emergere la manifestazione di sé.

La ricostruzione in Unreal Engine ha permesso a P-Studio di donare al titolo un senso di profondità e di scala maggiore e nettamente migliorato, consentendo così ai giocatori di esplorare gli scenari ora molto più curati, vividi e arricchiti da un’illuminazione che contribuisce a creare atmosfera e dona maggior realismo durante le diverse attività in cui è scandita la propria giornata. Si tratta di un remake che raggiunge la qualità degli ultimi capitoli, lasciandosi abbondantemente alle spalle le texture per nulla impressionanti della remastered di Persona 3 Portable. I nuovi innesti a livello narrativo, poi, brillantemente introdotti dialoghi e cutscene, fanno percepire tutta l’attenzione ai dettagli che sembra essere stata riversata dallo studio nel mantenere quell’identità visiva pazzesca che rende il gioco subito familiare ma al contempo unico, sempre fresco e sorprendente.

Gameplay aggiornato

Anche il combattimento beneficia di un lavoro di ammodernamento volto a rendere tutto più piacevole sia da vedere che da giocare. Le animazioni e gli effetti visivi degli attacchi, evocazioni, abilità rendono tutto molto coinvolgente e su questa base si innesta ovviamente il gameplay tattico a turni basato su debolezze e resistenze che tutti hanno imparato a conoscere. Nel corso della prova abbiamo testato la nuova meccanica della Teurgia che permette, a seconda del personaggio, di sbloccare un potente attacco o un’azione di supporto. Ogni membro del party, inclusa Fuuka Yamagishi che torna nel suo ruolo di supporto e navigatore, può riempire un indicatore e caricare la sua abilità di Teurgia. 

Immagine id 9599

Le abilità collegate alla Teurgia sono molto potenti, oltre che spettacolari da vedere una volta attivate. Ogni personaggio, ora controllabile anche manualmente, carica il rispettivo attacco più velocemente svolgendo le azioni più affini alla propria identità e alle proprie emozioni. Ad esempio, Yukari Takeba riempie rapidamente la barra quando esegue delle abilità di guarigione. Questa aggiunta apre sicuramente a nuovi modi di approcciare gli scontri sfruttando al contempo la sinergia che si crea nell’esporre i nemici alle proprie debolezze.  

Un’ora di gioco è un tempo davvero esiguo per parlare di un JRPG e per sbilanciarci sulla progressione e il bilanciamento a seguito delle novità introdotte, soprattutto con una partita già iniziata a difficoltà normale, un numero considerevole di oggetti a disposizione e un buon numero di Personae da utilizzare, tant’è che abbiamo trovato fin troppo facile in realtà approcciarci ai piani del Tartaro. Siamo stato rassicurati sul fatto che ci saranno 5 livelli di difficoltà, proprio come avveniva già nella versione Portable del 2023, pertanto rimandiamo alla recensione ogni tipo di analisi più approfondita.

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Va considerato che l’originale era un titolo con una progressione più lenta basata sul Character Condition System, che spesso obbligava a un avanzamento molto più cauto e aggiungeva una difficoltà maggiore nel potenziare i legami sociali con gli altri personaggi. Venendo meno l’ostacolo di stati che limitano l’esplorazione e il combattimento, i piani generati proceduralmente del Tartaro possono essere scandagliati fintanto che si hanno HP e SP. In linea poi con Persona 5 è presente anche una funzione di auto-recovery che estende le possibilità di protrarsi all’interno dei piani della torre. 

Sebbene comprendiamo la scelta di non voler troppo modificare il Tartaro, vista la sua centralità nella storia di Persona 3 Reload, è chiaro che non siamo però di fronte ai Palazzi di Persona 5, ma a un dungeon a livelli con una struttura classica con qualche nemico base qua e là che serve per grindare un po’ prima di arrivare poi allo scontro più interessante con il boss del piano. Questo potrebbe proprio essere l’aspetto più debole del titolo, soprattutto per quei giocatori che si sono avvicinati alla serie con Persona 5. Apprezzabile comunque la meccanica che permette di scattare rendendo la navigazione all’interno dei livelli più rapida. Qualora infatti sopraggiungesse la noia, ci si può abilmente smarcare e correre fino all’obiettivo più importante. 

La struttura del dungeon provata era abbastanza lineare senza grandi sorprese, ma è comunque lodevole il lavoro svolto per rendere i fondali più dinamici e visivamente accattivanti. Il team ha cercato di contrastare la staticità del Tartaro inserendo anche elementi distruttibili che possono ricompensare con oggetti utili in battaglia, intervallando a volte delle conversazioni e disseminando la struttura di forzieri. Solo un tempo di gioco maggiore però ci potrà dire quanto effettivamente tutte queste aggiunte rendono meno monotona l’esplorazione e il prosieguo dell’avventura. 

Immagine id 9601

Com’è Persona 3 Reload?

Il lavoro di svecchiamento di Persona 3 Reload è evidente soprattutto nell’aggiornamento di musiche e sonoro, dei modelli 3D, nel rinnovato stile delle illustrazioni e dell’interfaccia, nonché nell’aggiunta di un’illuminazione efficace che consolida la particolare atmosfera del titolo. Un gioco esteticamente curato che appare più fluido e dinamico anche nel gameplay, per un buon equilibrio tra forma e funzionalità all’insegna di quanto raggiunto da Persona 5 Royal. L’elemento che a oggi continua a convincerci meno, oltre alla scelta di non integrare completamente quanto aggiunto da Persona 3 FES e Persona 3 Portable, è la natura molto classica e ripetitiva della struttura del Tartaro. 

Siamo del resto di fronte a un remake che non stravolge assolutamente i suoi punti cardine e che mantiene al centro dell’esperienza la possibilità di sviluppare affinità sociali per far evolvere le proprie abilità e far conoscere in modo più approfondito i personaggi incontrati. Senza imporre limitazioni eccessive dettate dagli stati del personaggio, il controllo delle fasi “life sim” avviene attraverso la gestione dei messaggi che riceveremo dagli altri, del calendario e delle diverse fasi della giornata dove poter progredire al meglio nella propria vita e crescita personale. Non resta che attendere il 2 febbraio per approfondire Persona 3 Reload in ogni suo aspetto.

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