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Prestazioni e tempi di caricamento

Pagina 3: Prestazioni e tempi di caricamento

Le Prestazioni

Come avrete intuito dalle specifiche tecniche, PS5 non è una console che fa della potenza nuda e cruda il suo asso nella manica, ma questo non significa che non riesca a garantire prestazioni, comunque, eccellenti, riuscendo anche ad apportare miglioramenti ai videogiochi PS4, compatibili su PS5, tramite la retrocompatibilità.

PlayStation 5 verrà lanciata sul mercato con una serie di esclusive di livello, capaci sin da subito di mostrare le potenzialità della macchina, tra queste Marvel’s Spider-Man: Miles Morales e Demon’s Souls, anche se quest’ultimo non abbiamo ancora avuto modo di provarlo.

A valorizzare la lineup di lancio ci pensano alcuni aggiornamenti next-gen dedicati alle esclusive PS4, tra cui figurano Days Gone, Ghost of Tsushima, God of War, ma anche una versione rivista del primo Marvel’s Spider-Man.

In generale PS5 promette davvero grandi cose dal punto di vista prestazionale, e se forse non riuscirà a dare il meglio di sé con i giochi multipiattaforma, ce la farà sicuramente con le proprie esclusive, che come sempre promettono di sorprendere e lasciare senza fiato per qualità narrativa ma anche, e soprattutto, per quanto concerne l’aspetto prettamente tecnico.

Le prestazioni: aggiornamenti next-gen

Dal punto vista delle performance next-gen, ci troviamo di fronte a due fazioni. Da una parte abbiamo tutti quei giochi pensati e sviluppati con in mente PS5, come Demon’s Souls – che ancora non abbiamo giocato – o anche Spider-Man: Miles Morales, e dall’altra dei miglioramenti più incisivi dei giochi PS4, sfruttando il nuovo hardware per ottenere un framerate superiore e tempi di caricamenti ridotti.

Proprio su questo ultimo punto non possiamo non citare Days Gone e Ghost of Tsushima, portati a 60 FPS in 4K dinamici con caricamenti migliorati. Questi non sono da confondere con operazioni dal calibro di Spider-Man Remastered o Gears 5 – tanto per citarne due a caso – che sono stati ampiamente migliorati in vista del loro sbarco sulla nuova generazione. Il motivo è derivato dal fatto che, nel caso di questi ultimi, parliamo di giochi rivisti totalmente dal punto di vista tecnico, migliorando texture, illuminazione e agendo sul codice di gioco in prima persona, magari integrando tecnologie completamente nuove, per rendere i giochi next-gen sotto tutti i punti di vista.

Recensione PS5

Days Gone e gli altri, invece, sfruttano il game boost di PS5, una caratteristica silente che permette agli sviluppatori di migliorare i giochi praticamente in automatico e senza particolari ottimizzazioni o lavoro. Un modo che garantisce la possibilità di avere un framerate più alto o una risoluzione migliore, ma non di introdurre particolari dettagli, magari esaltando ancor di più la qualità visiva.

Il risultato, pur non introducendo nulla in più sotto il profilo puramente grafico, è comunque godibile, soprattutto per i caricamenti e una fluidità che migliora il comparto ludico sotto tutti i profili. Pensate proprio al titolo action-survival di Bend Studios, che spesso faticava a tenere i 30 FPS nelle situazioni più complicate delle orde. Su PS5 il framerate migliora, partendo da una base di 60 FPS e scendendo di tanto in tanto sotto i 55 FPS, sostenuto dalla risoluzione dinamica.

Sui titoli pensati per la next-gen tutto cambia, ed ecco che Spider-Man: Miles Morales non è solo uno spettacolo per gli occhi, ma mette in mostra un primo esempio di ray tracing decisamente al di sopra delle aspettative, con riflessi e illuminazione, soprattutto negli interni, che raggiunge risultati insperati per un hardware di questo tipo. Ovviamente le limitazione ci sono: il meteo non è dinamico e non è presente un ciclo giorno e notte in tempo reale, a differenza del ben più complesso Watch Dogs Legion, di cui ancora non abbiamo visto nulla all’opera su PS5.

Attenzione, però, perché ora come ora, Spider-Man: Miles Morales è l’unico gioco open world annunciato che riesce a mantenere il 4K nativo a 30 FPS con ray tracing. Se si considera la mole di poligoni su schermo, l’effettistica e i dettagli, stiamo parlando di un risultato che non può che far promettere grandi cose per il futuro sotto questo aspetto.

La modalità a 60 FPS è una vera gioia per i giocatori, ma dall’altra parte il dettaglio perso è importante: il ray tracing viene eliminato favorendo una global illumination godibile, ma non paragonabile, oltre a ciò la risoluzione da nativa, passa inevitabilmente a dinamica.

La console di casa Sony è compatibile con HDMI 2.1, ciò significa che supporta pienamente l’upscaling in 8K e i 4K a 120 FPS sui TV adatti. La modalità 120 è presente, per esempio, su Dirt 5 e Devil May Cry V.

Le prestazioni: retrocompatibilità

PlayStation 5 non punta tantissimo sulla retrocompatibilità con le vecchie generazione; il concetto di Sony è infatti rivolto quasi interamente al futuro e ai titoli che possano sfruttare veramente il nuovo hardware messo a disposizione. Nonostante questo, però, Sony ha voluto introdurre la possibilità di giocare almeno i propri titoli PS4 sulla nuova console, quantomeno per non spezzare troppo la community nei primi mesi.

Da questo punto di vista non abbiamo dei risultati superlativi, i giochi girano leggermente meglio, stabilizzando il framerate dove serve e riducendo i tempi di caricamento, ma senza riuscire a introdurre migliorie percettibili nei videogiochi, come l’HDR automatico.

Ad ogni modo, esperienze come Control e Crysis, e quei giochi con evidenti limiti tecnici sulla precedente generazione, girano decisamente meglio e con meno problematiche.

Tempi di caricamento

Che l’SSD di PlayStation 5 sia eccezionale non è di certo una novità, non per altro parliamo di una componente hardware di un livello tale che solo ora stiamo cominciando a vederne anche su PC, a prezzi tra l’altro piuttosto alti e che difficilmente garantiranno gli stessi risultati.

La console progettata da Mark Cerny è pensata per trarre massimo beneficio dal suo SSD, non solo per migliorare i caricamenti, ma anche per evolvere il game design di determinati titoli, soprattutto quelli sandbox e open world. Tra gli esempi più conclamati c’è Ratchet & Clanck Rift apart, che tuttavia vedremo solo tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021.

Nella lineup iniziale, però, abbiamo già potuto assaporare qualche titolo che offre già un antipasto delle sue portentose possibilità, oltre che aiutare gli ex titoli a caricare più velocemente una specifica partita o livello.

Pensiamo a Spider-Man: Miles Morales o Devil May Cry 5, due titoli ricostruiti per la nuova generazione che garantiscono tempi d’attesa nulli, arrivando a caricare in meno di tre secondi un salvataggio. Per farvi un esempio, Devil May Cry 5 su PS4 ci metteva circa 24 secondi, non un tempo tedioso ma sicuramente superiore rispetto ai due secondi registrati sulla nuova piattaforma Sony.

E per quanto riguarda la retrocompatibilità? Se per i titoli next-gen i risultati promettono già faville, sui giochi PS4 abbiamo dei miglioramenti, ma non tali da lasciarci senza parole come nei casi precedenti. Alcuni caricamenti sono stati dimezzati, passando ad esempio dai 90 secondi di The Last of us Part 2 su PS4 PRO ai 54 secondi su PS5 o dai 27 secondi ai 14 di Bloodborne.

Anche i titoli “potenziati” tramite il game boost non hanno ricevuto ottimizzazioni pesanti, riuscendo però a migliorare notevolmente il tempo per entrare in gioco. Per citarne uno, Days Gone passa dagli 82 secondi di PS4 PRO ai 33 di PS5.

A beneficiare dei tempi di caricamento non sono solo i giochi, ma tutto il sistema operativo, riuscendo ad avviarsi ancora più velocemente rispetto al passato. Non abbiamo un sistema simile al Quick Resume, ma alcuni giochi partono così rapidamente da riuscire a stupirci comunque.