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Recensione Assassin’s Creed Origins, viaggio in Egitto

Pagina 1: Recensione Assassin’s Creed Origins, viaggio in Egitto

Assassin's Creed Origins

 

Dopo un anno sabbatico la saga di Assassin's Creed ritorna con il capitolo Origins, che ci riporta indietro ai tempi dell'Antico Egitto quando furono poste le basi della Confraternita degli Assassini.

Assassin's Creed Origins


Assassin's Creed Origins è il decimo capitolo di una saga incominciata altrettanti anni fa, ma che col tempo ha però perso quell'innovazione iniziale che ne aveva decretato il successo. Per rimescolare le carte in tavola Ubisoft Montreal, lo studio che si è occupato dello sviluppo, si è preso il tempo necessario per rinnovare le meccaniche di gioco senza però stravolgerne l'inconfondibile stile.

Origins, come intuibile dal nome, narra le vicende che danno origine alla Confraternita degli Assassini durante l'ultimo periodo dell'Egitto tolemaico. Questo "ritorno alle origini" ci mette nei panni del medjay Bayek, guerriero d'elitè al servizio del faraone. È una figura ormai praticamente scomparsa a causa del declino delle tradizioni egizie sotto il dominio greco e romano.

La vita scorre tranquilla, finché, come da copione, non avviene un evento sanguinoso e drammatico che spinge il protagonista alla ricerca di vendetta. Gli autori hanno preferito optare per un incipit narrativo classico, che non brilla certamente per originalità ma offre una valida motivazione per uccidere cattivi a non finire.

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L'intera trama è senza lode e senza infamia. Avanza piacevolmente ma chi si aspetta di conoscere nel dettaglio le origini degli Assassini resterà in parte deluso. Il salto della fede, la lama celata e l'anulare mozzato sono alcuni degli elementi simbolo di Assassin's Creed, però non c'è un reale motivo per la loro introduzione che non sia legato all'addestramento da medjay di Bayek o il puro e semplice caso.

Forse si tratta solo di pignoleria, ma ci saremmo aspettati qualche soluzione più ingegnosa assieme a maggiori dettagli sulla Prima Civilizzazione. Tolti quindi gli intrighi politici e qualche colpo di scena, la storia avanza senza grosse sorprese, portandoci però a conoscere figure storiche del periodo e a visitare luoghi simbolo come le piramidi di Giza.

Un discorso molto simile si può fare anche per Bayek. È un protagonista unidimensionale, spinto solo dalla vendetta, così come la moglie Aya che impersoniamo durante alcune sessioni. Non si tratta di personaggi carismatici, ma nel complesso le loro motivazioni sono più che sufficienti per poterli comunque apprezzare e immedesimarsi nelle loro vicende.

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Assassin's Creed Origins propone anche alcuni momenti ambientati nel presente, durante i quali controlliamo la ricercatrice dell'Abstergo Layla Hassan. Queste sessioni fuori dall'Animus non offrono molto in termini di trama se non fosse per l'immancabile cliffhanger finale che lascia aperta la vicenda.

L'ambientazione egizia di Origins è fantastica, ma la struttura narrativa è debole e non particolarmente originale, con qualche guizzo inaspettato qua e là. Tuttavia è longeva e chi è più interessato al gameplay avrà pane per i propri denti con 35 ore di gioco necessarie per completare la storia – e anche un buon numero di attività collaterali, che ha portato la nostra percentuale di completamento al 75%.