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PlayStation 4

Recensione Demon Gaze II, canta che ti passa la noia

La recensione di Demon Gaze II, JRPG in chiave dungeon crawler per chi non può fare a meno di vivere grindando e rimorchiare cartonati 2D.

Demon Gaze II

 

Demon Gaze II per PS4 e Vita è un JRPG, il classico JRPG, il solito JRPG… Commedia spicciola, statistiche da cappare e dozzine di "anime grill" da importunare. Davvero, non c'è molto altro. Interessati mica a un harem con i demoni?

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Demon Gaze II è un'altra produzione nipponica da aggiungere al mucchio di JRPG di fascia "medio-bassa" che infestano gli scaffali delle piattaforme Sony. Il brand è alla sua prima apparizione su console fissa (il primo capitolo era un'esclusiva Vita), ma è sufficiente avere un minimo di dimestichezza con il genere per riconoscere le sfumature di un format che ormai ha veramente ben poco da dire. Di seguito la nostra (annoiata) recensione.

Da dove partire con Demon Gaze II? La produzione Kadokawa Games ed Experience Inc. non raschia certo il fondo del barile di riso da cui salta fuori e si lascia apprezzare persino dai neofiti, tuttavia… è generica. Ma proprio tanto.

Il titolo si presenta come un dungeon crawler in prima persona (Might & Magic, Etrian Odyssey… dedali da rovistare e trappole da evitare insomma) scandito da combattimenti a turni alla vecchia maniera e valanghe di menù per la gestione del party. Nel corso della storia l'anonimo protagonista di cui vestiremo i panni si ritroverà invischiato nel bel mezzo di una "rivoluzione" inscenata da un branco di adolescenti armati di idol e studio radiofonico (per "diffondere la verità" a loro dire) ai danni del cattivone di turno e del suo regime di terrore.

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Pur senza uno straccio di ricordo o credenziale, il giocatore verrà eletto all'unisono capo dei ribelli in quanto possessore dell'Evil Eye, che gli consente di risucchiare all'interno del proprio bulbo oculare le anime dei nemici sconfitti per piegarli al proprio volere. Essendo inoltre l'unico in grado di combinare qualcosa che non sia dar fiato alla bocca, dovrà addentrarsi nei dungeon che tappezzano la cittadina di Asteria e sconfiggere i demoni che li sorvegliano, rimpolpando così le fila del proprio esercito e indebolendo la stretta del controllo mentale sui civili ignari.

Ovviamente la stragrande maggioranza dei "demoni" che convertiremo avrà le fattezze di procaci adolescenti ansiose di farci il filo, mentre il resto della vicenda si traduce ben presto nel classico polpettone giapponese che maschera una superficialità di fondo con paroloni altisonanti e la scusa del "non vogliamo prenderci troppo sul serio". Si attacca bottone con lo stereotipato e prevedibile cast femminile, si perdono ore dietro a scenette inutili e ridondanti e si ripetono all'esaurimento le stesse metodiche prima di ogni "checkpoint narrativo" o deux ex machina del caso. 

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Di carne al fuoco ce n'è veramente poca e viene stiracchiata in malo modo per coprire le 30-40 ore necessarie a raggiungere gli agognati titoli di coda. Qualche spunto interessante non manca, ma gli sviluppatori hanno preferito puntare quasi esclusivamente sulla solita commedia slapstick di bassa lega, annegando i pochi meriti di un comparto narrativo che non funziona neanche spegnendo il cervello. Perché le festicciole sono importanti e la minima scemenza dev'essere riportata minuziosamente, ma guai a far durare qualunque colpo di scena più di 30 secondi, qualcuno potrebbe pensare che si stiano impegnando.

Non aiuta poi la carenza di CG e fondali durante i dialoghi, obbligando il giocatore non solo a sorbirsi dozzine di gag sterili, ma pure a doverle immaginare partendo dai soliti gridolini triti e ritriti. Se questo è il vostro primo JRPG, consideratelo un ottimo investimento per saggiare in toto gli orrori dell'intrattenimento popolare giapponese e farsi al contempo una pessima idea sui suoi fruitori.

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D'altro canto se non avete mai approcciato il genere Demon Gaze II si dimostra piuttosto clemente, con ben 5 livelli di difficoltà e diversi aiuti alla guida che consentono di proseguire senza la necessità di grindare o elaborare complessi piani di battaglia (boss a parte). Grazie a un nutrito numero di comprimari e a una vasta selezione di oggetti ed equipaggiamento è possibile attuare un ventaglio di strategie bello ampio, tuttavia i menù ingarbugliati e fin troppo essenziali rendono la navigazione un inferno; un opportuno sistema di filtri oppure delle icone/miniature avrebbero reso il muro di testo decisamente più agevole.

Discorso simile per quanto riguarda la struttura dei dungeon. La pianta delle varie aree non è poi così labirintica e la presenza di una comoda funzione di spostamento automatico alleggerisce non poco l'esplorazione; incontri casuali permettendo, si può arrivare da un capo all'altro in un batter d'occhio, senza annoiare il giocatore con passaggi obbligati o enigmi già affrontati in precedenza.

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Di contro il level design blando viene presto a noia e le sub-quest in cui si viene trascinati rasentano il ridicolo. Avremmo inoltre gradito poter interagire maggiormente con la mappa, magari piazzando segnalini nei punti d'interesse o marchiare zone in cui non siamo passati o non vogliamo passare (utili in caso di backtracking). 

Demon Gaze II nasce come titolo per Vita, studiato per Vita, e si vede. I personaggi che scavalcano di campo durante i dialoghi, spalmando il proprio faccione sullo schermo, è una trovata che può funzionare solo su un piccolo schermo (su un 40 pollici invece l'effetto è abbastanza inquietante…). Piccolo schermo tra l'altro ideale per ospitare la veste grafica ridotta all'osso.

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Siamo ai minimi sindacali su Vita, figuriamoci su PS4 (ma parliamo pur sempre di un dungeon crawler, è "normale"). Gli artwork parzialmente animati se non altro si lasciano apprezzare, ma si nota un po' troppo lo stacco tra i design riciclati dal primo capitoli e quelli nuovi di zecca; lo stile è completamente diverso.

Le tracce della colonna si contano sulle dita di una mano ma riescono nell'arduo compito di intrattenere il giocatore sulle lunghe senza annoiarlo. Il mix di brani d'ambiente alternato a motivetti j-pop è piuttosto orecchiabile e scivola tranquillamente in sottofondo mentre ci si orienta o si randellano mostri di passaggio.

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Al tutto però manca enfasi, la cui dose viene rincarata durante le (poche) boss fight di rilievo, con vere e proprie canzoni ad hoc per un ritmo decisamente più incalzante. Buono anche il doppiaggio in lingua originale (tra cui spiccano alcune firme note nel settore), sebbene le performance siano solitamente soppresse dalla regia artificiosa. Nella media delle produzioni Nippon Ichi l'adattamento in inglese; noi proprio non riusciamo a digerirlo.

Demon Gaze II è il vostro JRPG di fiducia, mediocre e lacunoso in più punti, tecnicamente indietro di almeno una generazione eppure nel complesso godibile grazie a una formula di gioco rodata all'esasperazione. Il solito pretesto per buttare ore e ore della propria vita dietro a level up, copioni ingialliti dal tempo e relazioni fittizie senza capo né coda.

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E qui sta il problema di fondo, che ci ha impedito di apprezzare i pregi della produzione Kadokawa Games ed Experience Inc: non c'è nulla che distingua Demon Gaze II dalla concorrenza, non un singolo elemento. Trama? Personaggi? Gameplay? È sufficiente cambiare un paio di parole chiave, schiaffarci sopra una nuova skin ed ecco servito l'ennesimo "waifu grinding simulator".

No, non ce l'abbiamo con questo gioco in particolare, ma arrivati al 2017 siamo stanchi di perpetrare la solita solfa, dei soliti stereotipi, di un genere che continua a riproporsi con esperienze copia-incolla fini a sé stesse. È un format che ha scocciato e sarebbe dovuto esplodere molti anni fa.

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Chiaro, se non date peso a queste cose e cercate semplicemente un altro JRPG con cui ammazzare il tempo ponderate senza remore l'acquisto di Demon Gaze II. Su PS4 ora come ora non ha molta concorrenza e come "gioco di ruolo sui generis" è difficile trovare di meglio. O di peggio a seconda dei gusti.