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Steam Key, le vostre recensioni non contano nulla

Valve ha recentemente aggiornato il sistema di valutazione dei videogiochi su Steam. Ora, le recensioni degli utenti che hanno attivato il titolo tramite un codice seriale non fanno più media.

Prima di cadere in inutili allarmismi è necessario sottolineare che i seriali acquistati fuori da Steam non sono illegali, anche se a volte sono legati a situazioni piuttosto controverse. Partiamo quindi dalla fonte e spieghiamo come funzionano le Steam Key. Questi codici alfanumerici possono essere attivati una sola volta su Steam e aggiungono al proprio account la licenza per giocare al titolo in questione. Le funzionalità sono le stesse di un gioco acquistato direttamente dallo store di Steam, ma per l'acquirente e lo stesso sviluppatore la differenza è tutta nel prezzo.

Valve ottiene il 30% del valore per ogni videogioco venduto direttamente attraverso il proprio negozio, mentre il 70% va allo sviluppatore. Questo spiega perché aziende come EA e Ubisoft abbiano preferito creare il loro negozio virtuale e vendere direttamente le licenze dei loro videogiochi, la prima tagliando totalmente i ponti con Steam e la seconda permettendone la vendita sia sul proprio store sia su quello di Valve.

Steam

Tuttavia le software house possono generare direttamente e senza spese i codici seriali del proprio gioco e distribuirli come meglio credono. Ed è qui che entrano in gioco i rivenditori di terze parti, i seriali rubati e le pratiche scorrette da parte degli sviluppatori in quello che viene definito mercato grigio perché si può passare dal totalmente legale al totalmente illegale.

Gli sviluppatori hanno quindi tre possibilità, con una fantastica scala che va dal più remunerativo ma meno sicuro, al più sicuro ma meno remunerativo. La prima possibilità è vendere direttamente le Steam Key realizzando un negozio online ad hoc ed evitando qualsiasi intermediario, ma sfortunatamente non è un metodo abbastanza sicuro per evitare le truffe. Ne è un esempio la piccola software house tinyBuild, autrice di giochi indie come l'apprezzabile Punch Club, che è stata costretta a smettere di vendere in proprio i seriali dei propri giochi. La tattica preferita dai truffatori è quella di utilizzare carte di credito rubate per acquistare codici in quantità da store poco protetti – per protezione si intendono metodi per confermare l'identità di chi compra – e poi rivenderli velocemente. Ovviamente, quando il possessore della carta di credito si accorge dell'acquisto fraudolento chiede il rimborso di quei soldi e lo ottiene, con buona pace del venditore che perde quei seriali.

Steam

La piaga dei dati delle carte di credito venduti illegalmente è un fenomeno che difficilmente diminuirà di portata. Il deep web – quella parte di internet non indicizzata e quindi non raggiungibile dai motori di ricerca – è l'apogeo dell'anarchia morale e legale e le carte di credito sono solo una parte dei traffici illegali in cui è possibile imbattersi. Ecco perché per una piccola azienda produttrice di software è molto rischioso vendere i propri videogiochi senza affidarsi a un colosso come Steam.

Tuttavia si possono anche distribuire le proprie key attraverso altri rivenditori, che naturalmente devono guadagnare qualcosa. La software house vende quindi un certo numero di seriali a prezzo fisso certamente più basso che nel proprio store e probabilmente anche di Steam, però se vende i seriali in blocco è anche pagata subito per tutti i codici ed è quindi un modo rapido per rientrare delle spese. In media, se un titolo al debutto costa 60 euro è assai probabile trovare il seriale a 40 euro. Stiamo parlando di almeno il 30% in meno e ovviamente il rivenditore finale deve avere un margine di guadagno – spesso è davvero minimo -, quindi la software house deve accontentarsi di meno soldi ma, a differenza di Steam, non deve preoccuparsi se il gioco sarà rivenduto o meno visto che quello è un problema del rivenditore.

Senza titolo

Infine abbiamo Steam. Lo store di Valve è campione per la sicurezza però lo sviluppatore ottiene "solo" il 70% da ogni vendita. Tuttavia una Steam Key può giungere nelle mani dell'utente finale seguendo anche un'altro passaggio. Ricordate i seriali acquistati con le carte di credito rubate? Quei seriali sono rivenduti velocemente attraverso dei marketplace, siti molto simili a Ebay, dove l'utente non compra da un rivenditore ma da altre persone. Ovviamente ciò non vuol dire che automaticamente quei seriali sono illegali: esistono decine di bundle, giveaway gratuiti e altri modi per entrare in possesso del seriale di un gioco che magari si ha già nel proprio account o che non interessa e in quel caso è utile poterlo vendere e guadagnarci qualcosa.

Il problema è che quei siti non possono e nemmeno devono controllare la precisa origine dei seriali, anche se a volte sfociano palesemente nell'illegale o meglio, declinano ogni responsabilità al venditore. Ci sono siti in cui è possibile comprare alla luce del sole degli account di Steam, Uplay o Origin, ovviamente rubati, per pochi spicci. A questo proposito è doveroso fare una piccola digressione: attivate la protezione a due passaggi, non usate password banali e tanto meno utilizzate le vostre credenziali Steam per effettuare il login in qualsiasi sito che ve lo chieda, sempre che non vogliate che chicchessia possa accedere al vostro account.

Nonostante ciò sono rari i casi in cui gli sviluppatori hanno disattivato i seriali. In primis perché l'acquirente finale non ha i mezzi per conoscere l'origine di un seriale e acquista in buona fede e per secondo perché disattivare quei seriali porterebbe una cattiva pubblicità all'azienda in questione proprio perché ha colpito chi non ha alcuna colpa in tutta la vicenda.

Steam

Torniamo quindi alla domanda iniziale: se i seriali sono – quasi sempre – legali, perché Valve li discrimina per quanto riguarda le recensioni degli utenti?

La risposta ufficiale è che sono regalati dagli sviluppatori in cambio di voti positivi e che è stato notato un aumento generale del punteggio per 160 titoli diversi. Una spiegazione un po' fiacca, dato che il catalogo di Steam conta più di 3000 videogiochi e in generale chi ha speso meno sarà più propenso a votare positivamente.

La scelta di Valve non fa altro che discriminare i giocatori stessi e per molti titoli quelle recensioni sono una parte non indifferente e necessaria per avere una valutazione più variegata del gioco. Ovviamente il problema dei seriali distribuiti gratuitamente in cambio di buoni voti esiste, ma non può essere risolto in questo modo e l'intero sistema delle recensioni, che ha un grande peso nel guidare l'utente verso l'acquisto, andrebbe rivisto secondo altri criteri.

Steam

Perché, ad esempio, la recensione di chi gioca con hardware al di sotto dei requisiti minimi fa media? Non dovrebbe fare testo, perché potrebbe lamentarsi di problemi tecnici che ha solo per colpa propria. Allo stesso modo la semplice votazione sì o no, senza una scala di valutazione non sarà mai abbastanza precisa ed è altrettanto semplice abusarne.

In ogni caso, tagliare fuori molti utenti dalle recensioni solo perché non hanno acquistato il gioco direttamente su Steam è sleale e ingiusto, dato che le recensioni degli utenti sono diventate un'utile arma per far sentire il proprio dissenso a una software house e far sì che corra al riparo al più presto. Voi cosa ne pensate? Valve sta seguendo la strada giusta con questa decisione?