L'industria dei videogiochi attraversa una fase di profonda trasformazione e Ubisoft ne è diventata l'emblema più recente. La casa di sviluppo francese, celebre per franchise di successo come Assassin's Creed o Far Cry, ha annunciato una ristrutturazione che segna una svolta radicale nella sua strategia aziendale. Il piano prevede chiusure di studi, licenziamenti e un ritorno obbligatorio al lavoro in presenza per cinque giorni alla settimana.
La crisi che sta investendo il colosso parigino riflette dinamiche più ampie del settore. Mentre il mercato globale dei videogiochi continua a crescere, il modello di business tradizionale basato sui giochi per console sta mostrando segni di affaticamento. I titoli tripla A, quei progetti faraonici che richiedono anni di sviluppo e investimenti colossali, stanno diventando sempre più rischiosi in un panorama dominato dai giochi mobile, un segmento che oggi vale oltre 80 miliardi di dollari.
Il CEO e cofondatore Yves Guillemot ha spiegato che l'azienda procederà con la "chiusura selettiva di diversi studi e proseguirà con le ristrutturazioni in tutto il gruppo". Sebbene abbia riconosciuto la difficoltà di queste decisioni, le ha definite necessarie per costruire un'organizzazione più sostenibile nel lungo periodo.
Tra le vittime illustri della riorganizzazione figura un adattamento molto atteso di Prince of Persia, uno dei franchise storici della compagnia. Complessivamente, sei titoli sono stati cancellati definitivamente, mentre altri sette hanno visto posticipata la loro uscita per consentire ulteriori sviluppi. La decisione fa parte di una nuova strategia che Ubisoft ha battezzato "Creative House", incentrata su esperienze di gioco a mondo aperto e su titoli concepiti come servizi continuativi piuttosto che prodotti finiti.
Sul fronte occupazionale, l'azienda non ha specificato il numero esatto di dipendenti coinvolti nei licenziamenti, ma ha confermato che si tratta di un "ultimo" round di tagli. L'obiettivo dichiarato è raggiungere un risparmio di 200 milioni di euro, equivalenti a circa 240 milioni di dollari. Questa mossa si inserisce in una serie di riduzioni iniziate nel 2022 che hanno già generato risparmi per circa mezzo miliardo di euro.
Particolarmente importante è la decisione sul regime lavorativo. Come molte aziende tecnologiche dopo la parentesi del Covid, anche Ubisoft sta imponendo il ritorno integrale in ufficio. La tendenza al lavoro da remoto, che aveva caratterizzato il periodo pandemico, è ormai un ricordo lontano nel settore tech, dove la settimana lavorativa di cinque giorni in presenza è tornata la norma in numerose realtà.
Ciò non stupisce a essere onesti, il lavoro a distanza nel settore videoludico sembra aver fatto più danni che altro, soprattutto per tutto ciò che riguarda l'ottimizzazione dei giochi stessi.
La ristrutturazione di Ubisoft sottolinea come il modello tradizionale di produzione videoludica, basato su cicli di sviluppo lunghi e costi crescenti, stia cedendo il passo a progetti più agili ed economici.
In questo momento La sfida per i grandi publisher consiste nel bilanciare l'eredità dei franchise consolidati con la necessità di adattarsi a un mercato dove il mobile gaming attrae sempre più giocatori e genera ricavi costanti attraverso microtransazioni e abbonamenti. Basti pensare al successo di numerosi giochi recenti e anche di quello che desidera davvero la community.
Certo, tutto questo fa certamente riflettere e per un'azienda che ha fatto la storia del videogioco con serie iconiche, questo "reset" rappresenta un momento fondamentale (e forse anche l'ultima possibilità per sopravvivere). La capacità di reinventarsi mantenendo la qualità che ha reso celebre il marchio determinerà se Ubisoft riuscirà a superare questa fase turbolenta o se dovrà affrontare ulteriori ridimensionamenti in un mercato sempre più competitivo e imprevedibile.
Ma come cambierà Ubisoft? Diamo uno sguardo più da vicino alla strategia:
La struttura operativa si dividerà in cinque "Creative Houses" specializzate per genere. Per ottenere questo, sono stati cancellati ben sei progetti in sviluppo , incluso l'atteso remake di "Prince of Persia: The Sands of Time".
Il nuovo modello organizzativo prevede unità operative completamente autonome dal punto di vista finanziario e creativo. Ogni Creative House avrà piena responsabilità dello sviluppo dei brand assegnati, dalla strategia dei contenuti alla direzione editoriale, fino alla commercializzazione. Si tratta di una svolta verso il decentramento decisionale, con team dedicati guidati da figure di alto profilo specializzate nei rispettivi generi videoludici.
La prima Creative House coincide con Vantage Studios, sussidiaria già operativa dal 2024, che gestirà i franchise più redditizi e consolidati di Ubisoft come Assassin's Creed, Far Cry e Rainbow Six. L'obiettivo dichiarato è trasformare questi titoli in brand da un miliardo di dollari con cadenza annuale. La seconda casa si concentrerà sulle esperienze shooter competitive e cooperative, includendo The Division, Ghost Recon e Splinter Cell.
Le altre tre divisioni si occuperanno rispettivamente di esperienze multiplayer in evoluzione continua come For Honor e The Crew, di mondi fantasy immersivi e narrativi come Anno e Beyond Good & Evil, e infine di giochi casual e per famiglie tra cui Just Dance e titoli mobile. La quinta casa rappresenta un tentativo esplicito di riconquistare terreno in un segmento dove Ubisoft ha perso quota negli ultimi anni.
In breve, la strategia si concentra sui due pilastri fondamentali identificati da Ubisoft: le avventure open world e le esperienze native GaaS.
Yves Guillemot, fondatore e amministratore delegato di Ubisoft, ha riconosciuto apertamente le sfide che hanno portato a questa decisione drastica. "L'industria AAA è diventata persistentemente più selettiva e competitiva, con costi di sviluppo in aumento e maggiori difficoltà nel creare brand", ha dichiarato il dirigente. Allo stesso tempo, ha sottolineato come i giochi AAA eccezionali, quando hanno successo, possiedano un potenziale finanziario superiore a qualsiasi altro momento della storia dell'industria.
Staremo a vedere, per il resto, non ci resta che attendere e sperare per il meglio. Quantomeno per i dipendenti che lavorano nel publisher.