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Spazio e Scienze

Elon Musk e 116 esperti all’ONU: fermate le armi autonome

Elon Musk e altri 116 fondatori di aziende che si muovono nell'ambito della robotica e dell'Intelligenza Artificiale hanno rivolto un appello all'ONU per fermare la corsa allo sviluppo di armamenti robotizzati controllati da Intelligenze Artificiali.

Elon Musk, riunitosi a Melbourne nella IJCAI (International Joint Conference on Artificial Intelligence) assieme ad altri 116 fondatori di aziende che operano nei campi della robotica e dell'Intelligenza Artificiale, ha inviato una lettera accorata all'ONU. Il tema? Ovviamente quello che riguarda lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale, specificamente in campo militare, per la realizzazione di droni e altre armi autonome intelligenti.

Il tema delle IA come strumenti di distruzione apocalittica della razza umana non è nuovo per il patron di Tesla e Space X, che condivide le proprie paure con scienziati del calibro di Stephen Hawking e di altri fisici, ma questa volta la musica è diversa. Nella lettera all'ONU infatti non si parla di generiche paure millenaristiche nei confronti della tecnologia. Musk e gli altri propongono invece una riflessione seria e concreta sui possibili scenari futuri suggeriti dallo sviluppo di tali tecnologie e sull'impiego errato e pericoloso che gli stessi esseri umani potrebbero farne.

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"Invitiamo i partecipanti ai lavori del GGE (Gruppo Esperti Governativi) a sforzarsi di trovare modi per prevenire una corsa agli armamenti autonomi, per proteggere i civili dagli abusi e per evitare gli effetti destabilizzanti di queste tecnologie" si legge infatti nel testo.

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"Le armi letali autonome minacciano di essere la terza rivoluzione in campo militare. Una volta sviluppate, permetteranno ai conflitti armati di essere combattuti su una scala più grande che mai, e su scale temporali più veloci di quanto gli umani possano comprendere: sono armi che despoti e terroristi potrebbero rivolgere contro popoli innocenti, oltre che armi che gli hacker potrebbero riprogrammare per comportarsi in modi indesiderabili. Non abbiamo molto tempo per agire: una volta aperto il vaso di Pandora, sarà difficile richiuderlo".

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Questo è dunque il punto cruciale della riflessione: disporre di un esercito di automi porterebbe molto probabilmente gli esseri umani – non le macchine – a distruggersi molto più velocemente e su una scala mai vista prima. "Se si usano i robot autonomi per le operazioni militari, il danno psicologico della guerra – pensiamo all'impatto sull'opinione pubblica della morte di un soldato – diventa un mero danno economico: la distruzione di un robot non è nulla di più che una perdita in un bilancio" ha dichiarato a Repubblica.it uno dei primi firmatari dell'appello, Alberto Rizzoli, fondatore di AIPoly.

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"Se si trattasse soltanto di robot contro robot, un conflitto sarebbe un'attività poco efficace, visto che è più semplice implementare delle sanzioni piuttosto che sprecare milioni di dollari in un "match" tra macchine intelligenti. Purtroppo è più probabile che i robot killer vengano utilizzati per attaccare esseri umani".

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Qui dunque non stiamo parlando del verificarsi di scenari in stile Terminator in cui le machine intelligenti decidono di sbarazzarsi dell'uomo, bensì dell'uomo che, grazie alle macchine intelligenti, potrebbe decidere di sbarazzarsi di altri uomini. Un tema su cui effettivamente servirebbe più di un momento di riflessione.


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