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Spazio e Scienze

Kepler senza carburante, la sua missione finisce ma lascia dati per lavorare altri 10 anni

La NASA ha comunicato ufficialmente che il telescopio spaziale Kepler ha esaurito il carburante. La sua missione esplorativa è finita, ma restano abbastanza dati da analizzare per dare lavoro agli scienziati per altri 10 anni.

Dopo nove anni di lavoro nello spazio profondo e la scoperta di migliaia di pianeti extraterrestri, il telescopio spaziale Kepler ha esaurito il carburante. L’annuncio è stato ufficializzato dalla NASA, che già in precedenza aveva allertato sulle riserve di carburante e sui dubbi relativi alla capacità di Kepler di portare a termine la sua diciannovesima campagna di osservazione. Kepler resterà in orbita lontano dalla Terra per essere certi che non arrechi danni al nostro pianeta. Ci lascia in eredità oltre 2600 pianeti scoperti al di fuori del nostro Sistema Solare, molti dei quali sono buoni candidati per ospitare forme di vita.

Kepler ha superato tutte le nostre aspettative e ha spianato la strada alla nostra esplorazione e alla ricerca di vita nel Sistema Solare e oltre” spiega Thomas Zurbuchen, amministratore del Science Mission Directorate della NASA, in quello che suona come un epitaffio. “Non solo [Kepler] ci ha mostrato quanti pianeti ci possono essere là fuori, ma ha aperto le porte a un campo di ricerca completamente nuovo […] le sue scoperte hanno gettato una nuova luce sul nostro posto nell’Universo “.

Crediti: NASA / Wendy Stenzel / Daniel Rutter

Fra i grandi meriti di Kepler c’è il fatto di averci aperto gli occhi sulla diversità dei pianeti che esistono nella nostra galassia. Secondo i dati più recenti raccolti da questo telescopio spaziale, oggi sappiamo che fra il 20 e il 50 percento delle stelle visibili nel cielo notturno ha probabilmente piccoli pianeti in orbita attorno a sé. Si tratta di corpi celesti rocciosi, simili per dimensioni alla Terra e situati all’interno della zona abitabile delle loro stelle, quindi compatibili con la presenza di acqua liquida in superficie.

Kepler ha anche scoperto che fuori dalla Via Lattea sono frequenti sistemi così affollati di pianeti orbitanti attorno alla stessa stella da far apparire quasi vuoto il nostro Sistema Solare. “Quando abbiamo iniziato a progettare questa missione 35 anni fa, non conoscevamo un singolo pianeta al di fuori del nostro Sistema Solare” ricorda il responsabile della missione di Kepler ora in pensione, William Borucki. Lanciato il 6 marzo 2009, il telescopio spaziale Kepler sfruttava tecniche allora all’avanguardia per misurare la luminosità stellare e aveva in dotazione la più grande fotocamera digitale mai progettata per le osservazioni dello Spazio esterno.

La ricerca sulle stelle che è stata avviata proprio con i dati di Kepler sta anche favorendo la nascita di altri campi dell’astronomia, come la ricostruzione della storia della nostra galassia e degli stadi iniziali delle stelle esplosive (supernove), che permettono di studiare la velocità di espansione dell’Universo. I dati della missione estesa sono disponibili al pubblico e alla comunità scientifica, e ci si aspetta che gli scienziati trascorrano almeno un altro decennio a studiarli e a pubblicare nuove scoperte regalate da Kepler. La fine della missione insomma “non è la fine delle scoperte di Kepler”, come ha sottolineato Jessie Dotson, scienziata del progetto di Kepler presso il Centro di ricerca AMES della NASA.

Intanto il lavoro di esplorazione verrà portato avanti da TESS, Transiting Exoplanet Survey Satellite lanciato ad aprile. Partirà da quanto scoperto da Kepler e andrà a caccia di pianeti orbitanti intorno a 200.000 fra le stelle più luminose e vicine alla Terra.

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