Sicurezza

La top 5 degli epic fail di Google

Sbagliando si impara, e sbagliando molto si impara molto. Questo è uno di quei casi in cui la saggezza popolare trova sempre riscontro nella realtà, e uno degli esempi migliori che si possano fare a riguardo è proprio Google. Quest’azienda è passata da iniziativa microscopica a colosso mondiale in poco più di vent’anni, e nel farlo ha inanellato molti successi ma anche qualche sonoro tonfo. Eccone cinque tra i  più significativi.

Jaiku

Nel 2007 Facebook e Twitter erano appena nate, ma già si capiva che avrebbero avuto un impatto notevole. Nel tentativo di tenersi al passo e competere “nei social”, Google cercò da una parte di sviluppare i propri progetti, e dall’altra di comprare piattaforme esistenti con l’intento di farle crescere. Jaiku apparteneva a questa seconda categoria: era una piattaforma di micro blogging che avrebbe dovuto competere con Twitter. Nel 2009 andava già male e Google decise di abbandonare lo sviluppo e renderla open source, finendo per chiudere tutto nel 2012.

Social Fail: da Wave a Google+

Presentato in pompa magna, Google Wave doveva rivoluzionare il nostro modo di comunicare online. Doveva essere un reiventare l’email in chiave moderna, con elementi “social” che nel 2009 sembravano una necessità prioritaria (Facebook macinava già numeri da capogiro). Si creavano “onde” con documenti e commenti, da passarsi tra colleghi e amici. Sembrava una gran cosa ma era un gran caos.

Google recuperò quel poco che c’era di buono e lo riversò in Google+, un social network che voleva essere uno “strato social” da aggiungere al web. Come sappiamo, non ha mai preso veramente piede. Recentemente c’è stato un problema di sicurezza e Google ha preso la palla la balzo per chiudere tutto.

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Knol

La concorrenza con i social non è l’unica cosa a preoccupare Google. C’è anche Wikipedia, e per un momento Google Knol ha tentato di sfidare la famosa enciclopedia online. Proponendo la stessa cosa: gli utenti Knol potevano creare pagine su un certo argomento o modificare quelle esistenti, con l’obiettivo, alla lunga, di creare un’enciclopedia collaborativa. Il prodotto ha arrancato con qualche anno senza riuscire mai a coinvolgere abbastanza persone, ed è stato chiuso nel 2012.

Lively

Alcuni lettori ricorderanno senz’altro Second Life, una tra le prime e più longeve realtà simulate mai esistite. Oggi non sono più moltissime le persone che si collegano per vivere la propria “seconda vita”, ma il servizio esiste e continua a evolversi. Qualche anno fa invece ci fu un vero e proprio boom, così Google cercò di inseguire la moda del momento con Lively. Il progetto durò pochissimo, poco più di sei mesi, e fu chiuso a dicembre 2008.

Google Buzz

Ecco un altro tentativo di affrontare la sempre spinosa “questione social”. Buzz era una via di mezzo tra social network e messaggi istantanei, integrato direttamente in Gmail. In una forma più semplice è ancora al suo posto, e infatti è possibile chattare con i propri contatti in tempo reale direttamente dall’interfaccia Web. Buzz però fu attivato forzosamente per tutti gli utenti da un giorno all’altro, sollevando critiche tanto per i molti bug quanto per evidenti problemi di privacy. Pochi mesi dopo Google faceva un passo indietro e ritirava il prodotto.

Sono solo cinque tra i casi in cui Google “ha toppato”, ma ce ne sarebbero molti altri. Ed è un bene che ci siano storie così da raccontare, perché per arrivare al vertice fallimenti come questi sono utili tanto quanto i successi – sempre che si sia in grado di imparare qualcosa dagli errori. Voi ricordate qualcosa di simile?