Sicurezza

WhatsApp denuncia la specialista in cyberspionaggio NSO Group

WhatsApp ieri ha denunciato la società israeliana di cybersicurezza NSO Group, presso un tribunale federale della California, poiché avrebbe impiegato la sua tecnologia di spionaggio per controllare 1400 persone in 20 Paesi – per lo più giornalisti e attivisti dei diritti umani. Di cui circa 100 reporter e leader donne che sono state oggetto di minacce per le loro attività. Ad oggi non è chiaro quale sia il mandante, ma le azioni si sarebbero concentrate in Messico, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti.

Secondo John Scott-Railton, ricercatore senior nella non-profit Citizen Lab, questo potrebbe essere considerato “l’inizio della fine”, come riporta The New York Times. Insomma, la prospettiva di un primo contrasto alla diffusione (non regolamentata) di tecnologie di sorveglianza digitale legate a società a scopo di lucro. Per altro è stata proprio Citizen Lab che, per prima, la scorsa primavera ha scoperto una falla in WhatsApp che avrebbe consentito alla società israeliana di intercettare le comunicazioni di un noto avvocato londinese tramite lo spyware “Pegasus”. Un professionista che aveva rappresentato diversi querelanti in azioni legali contro il gruppo NSO, reo di aver fornito strumenti per hackerare i telefoni di un dissidente dell’Arabia Saudita che vive in Canada, un cittadino del Qatar e un gruppo di giornalisti e attivisti messicani.

NSO Group ha contestato le accuse e sottolineato che combatterà duramente. Inoltre ha ricordato che i suoi strumenti sono stati usati nel tempo da agenzie di intelligence e forze dell’ordine per legittimi sforzi antiterrorismo e lotta alla criminalità, e “ha contribuito a salvare migliaia di vite negli ultimi anni”. Inoltre ha sostenuto di vendere la sua tecnologia con cautela, assicurandosi che i governi-clienti siano rispettosi dei diritti umani.

I ricercatori di cybersicurezza, che hanno scoperto l’impiego della tecnologia NSO, hanno svelato che lasciava tracce, come ad esempio la chiamata WhatsApp al telefono della vittima che a prescindere dalla risposta inoculava lo spyware. Da quando però è stata risolta la falla scoperta con il caso dell’avvocato londinese NSO è stata costretta a cambiare strategia.

WhatsApp è intenzionata a ottenere una ingiunzione permanente nei confronti di NSO e ha invitato i governi a vietare l’uso di armi informatiche come quelle vendute dalla società.

“Questo dovrebbe servire come campanello d’allarme per le aziende tecnologiche, i governi e tutti gli utenti di Internet”, ha commentato il capo di WhatsApp, Will Cathcart,. “Gli strumenti che consentono la sorveglianza delle nostre vite private sono soggetti ad abuso e la proliferazione di questa tecnologia nelle mani di aziende e governi irresponsabili ci mette tutti a rischio”.