Ibride e Elettriche

Crisi dei semiconduttori: perché colpisce il mercato dell’automotive?

Cosa hanno in comune il servosterzo, il sensore dei freni, le telecamere di parcheggio, i sistemi di infotainment e il tachimetro digitale? I semiconduttori, o meglio tutti quei chip necessari per pilotare e controllare un determinato componente della vostra moderna autovettura. Nell’ultimo periodo abbiamo riportato diverse notizie a riguardo e sembra che la situazione rimarrà invariata per i prossimi mesi, con alcune previsioni che ipotizzano un andamento analogo anche per buona parte del 2022.

La crisi dei semiconduttori è uno dei principali motivi per cui molte nuove auto non sono più disponibili e torneranno, probabilmente, successivamente all’estate. La situazione imperversa da mesi e per il mercato dell’automotive rappresenta un ennesimo e durissimo colpo. La quantità di chip inserita all’interno di un singolo modello è quasi inimmaginabile: si passa da poche decine, per le vetture meno tecnologiche, a diverse centinaia, per quelle più futuristiche.

Il mercato dell’automotive rappresenta, a livello globale, una piccolissima percentuale e anche se dovesse riprendersi in tempi brevi non tutti i produttori potrebbero beneficiare del ritorno alla produzione. Mentre i grandi marchi riuscirebbero a farsi valere, come Stellantis o Volkswagen, sono i pesci più piccoli a preoccupare che potrebbero non riuscire ad ottenere alcuna quota di mercato.

La portata del problema sta assumendo dimensioni probabilmente non previste: Ford ha rivelato che quest’anno produrrà 1,1 milioni di auto in meno a causa della carenza di semiconduttori e alcuni costruttori hanno già annunciato che intendono rimuovere dai listini alcuni specifici accessori che richiedono un utilizzo massiccio di chip. Per scongiurare un blocco completo di tutte le linee di produzione, alcuni produttori hanno scelto di dedicare i pochi semiconduttori a disposizione per determinati modelli, come quelli più richiesti o più redditizi (come SUV, Crossover compatti e via discorrendo).

Se da un lato c’è l’Europa che chiede e insiste sulla produzione e vendita di vetture green, dall’altra un rapporto di Autocar evidenzia come le ibride e le elettriche richiedano un quantitativo di chip drammaticamente superiore rispetto alle controparti con motore endotermico. Per darvi una misura più chiara, a partirà di modello un’automobile ibrida richiederebbe sino a 10 volte di chip in più rispetto ad un modello a benzina.

L’elevata domanda da parte del mercato abbinata ad un’offerta così risicata potrebbe portare ad una scontistica sul nuovo limitata e pertanto solo l’iniezione di nuovi incentivi potrebbe favorire la vendita di auto green. Alcuni costruttori hanno chiesto all’Europa di sviluppare un sistema “interno” capace di limitare la dipendenza dall’Asia; la soluzione ci sarebbe, purtroppo però costruire una nuova e aggiornata linea di produzione richiede sino ad un massimo di 40 settimane, poco meno di un anno.