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Daimler, i robotaxi non sono un business sostenibile

La guida autonoma, unita alla mobilità elettrica, è la grande sfida del futuro dell’automobile. Negli ultimi anni sono state molte le aziende che hanno deciso di investire ingenti somme in ricerca e sviluppo, stringendo accordi commerciali con società esperte di informatica e software.

Una prima battuta d’arresto verso lo sviluppo di vetture in grado di guidare da sole arriva da Daimler: il colosso tedesco, per voce del suo amministratore delegato Ola Kaellenius, ha ammesso che la progettazione di robotaxi appare molto più impegnativa di quanto gli ingegneri immaginassero. Le auto di oggi possono già contare su di una guida autonoma di livello 2, in grado di assicurare nel traffico autostradale accelerazioni, frenate e cambi di carreggiata in piena autonomia, pur sempre sotto la vigile attenzione del conducente.

Un’automobile a completa guida autonoma (quindi di livello 4 e 5 ) implica aspetti assicurativi e politici non indifferenti, soprattutto riguardo alla responsabilità in caso di incidente. Una regolamentazione, in questo senso, è ancora lontana, e una completa applicazione della “driverless technology” arriverà, forse, con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Addio ai robotaxi?

Le case costruttrici hanno iniziato a pensare a un’auto a completa guida autonoma a partire dal 2012, quando Google ha presentato il primo prototipo senza conducente, aprendo così la strada verso lo sviluppo di questa tecnologia. La società di software californiana ha anche investito in una specifica divisione: le ben nota Waymo.

Per cercare di accorciare la distanza con Google, anche le blasonate aziende europee si sono impegnate verso lo sviluppo di questa tecnologia. Tra di loro, Daimler ha ipotizzato la realizzazione di una flotta di robotaxi che, muovendosi in completa autonomia, andassero in giro per le città trasportando i cittadini. Un progetto ambizioso che sembra però ora scontrarsi con una serie di difficoltà.

Secondo quanto dichiarato da Daimler stessa, anche se la tecnologia per progettare i robotaxi è disponibile, e i test confermano che essi sono sicuri e affidabili, i benefici di entrare in un mercato affollato come quello dei servizi di mobilità urbana, potrebbe non essere economicamente sostenibile.

Sviluppare vetture di questo tipo significherebbe realizzare impianti produttivi dedicati, con tecnici specializzati e ulteriore manodopera che comporterebbero dei costi insostenibili per una realtà dominata da servizi come Uber che hanno spese di gestione molto inferiori.

Un progetto a lungo termine

Se i robotaxi potrebbero presto essere archiviati, lo stesso non accadrà per la guida autonoma. Lo scorso luglio, BMW e Daimler hanno stretto un accordo per sviluppare tecnologie di guida autonoma che consentano di staccare le mani dal volante in autostrada; la sinergia dovrebbe portare a realizzare anche parcheggi completamente automatizzati.

Non solo: Daimler ha un progetto a lungo termine con Bosch per perfezionare i sistemi di guida autonoma, con l’obiettivo di realizzare automobili in grado di spostarsi senza nessun tipo di intervento da parte di un essere umano.

Sempre in questa direzione, il gruppo Volkswagen ha intenzione di aprire una speciale unità guidata da un ex dirigente Apple con l’obiettivo di sviluppare, e commercializzare su larga scala, vetture a completa guida autonoma entro i prossimi 10 anni. Per realizzare l’ambizioso progetto, l’azienda di Wolfsburg ha stretto una collaborazione con Ford, acquistando azioni della sussidiaria Argo AI, il cui compito è quello di realizzare tecnologie per la guida autonoma.