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Targa auto, misure e assegnazioni

La targa auto italiana, definita con un sistema di riconoscimento alfanumerico, è posizionata sul paraurti anteriore e posteriore del veicolo ed è assegnata dalla Motorizzazione Civile. Può essere di forma quadrata o rettangolare con sfondo bianco e bande laterali blu. Con l’ultimo ordinamento, introdotto più di 20 anni fa, la targa italiana di un autoveicolo misura:

  • anteriore: 360 × 110 mm;
  • posteriore su una riga: 520 mm × 110 mm;
  • posteriore su due righe: 297 mm × 214 mm.

Come precisato la targa può assumere, sulla sezione posteriore, una forma rettangolare o quadrata; in ogni caso, in entrambi gli scenari, la targa presenta uno sfondo bianco con due bande laterali blu che simboleggiano l’Unione Europea con all’interno la sigla della nazione d’appartenenza ed un numero di stelline corrispondente al numero di Stati dell’UE. Infine, troviamo un sistema alfanumerico di colore nero posizionato al centro dell’elemento di identificazione.

Sebbene la targa adotti l’alfabeto latino, composto da 22 lettere, il sistema di numerazione non prevede l’adozione di alcuni caratteri che potrebbero essere facilmente contraffatti ed erroneamente scambiati in caso di accertamenti da parte degli organi competenti. Le lettere escluse sono quindi I, O, Q e U e alcune precise combinazioni, come “EE” utilizzato per Escursionisti Esteri, vengono limitate solo ad alcune specifiche funzioni.

Procedura di rilascio

La targa di un autoveicolo, come precisato, è un sistema di riconoscimento obbligatorio da apporre su qualsiasi vettura circolante su suolo pubblico: ma come la si ottiene?

Gli autoveicoli (in aggiunta a motoveicoli e rimorchi) per circolare in Italia devono essere muniti di una carta di circolazione che riporta tutti i dati del mezzo e del proprietario; in aggiunta è fondamentale avere una targa. Per richiederla o meglio ottenerla, è necessario presentare il modulo TT 2119 reperibile in versione cartacea presso gli uffici della Motorizzazione oppure, in formato digitale, sul sito ufficiale.

Successivamente il veicolo deve essere registrato al PRA (Pubblico Registro Automobilistico) dal concessionario o dall’agenzia di pratiche auto. I costi per l’immatricolazione vengono stabiliti per legge e possono variare in base alla provincia di residenza e della tipologia di veicolo acquistato.

In seguito alla presentazione di tutti i documenti, il richiedente riceve un permesso provvisorio per la circolazione e le targhe. Esse sono assegnate direttamente dalla Motorizzazione Civile alle provincie delle varie città tramite una serie di lotti; solo successivamente vengono attribuite ad un veicolo specifico in fase di immatricolazione.

Evoluzione delle targhe italiane

Quante combinazioni ci sono? Quando le finiremo? Domande lecite alle quali ci sentiamo di rispondere solo parzialmente. Dalla prima targa compatibile con tale sistema di nomenclatura, introdotta nei primi mesi del 1994, ad oggi sono state prodotte circa 64 milioni di targhe e con l’attuale ritmo potremmo terminare le combinazioni solo verso il 2070. Ricordiamo che le combinazioni totali sono oltre 230 milioni, escludendo sempre i caratteri non impiegati e le serie speciali riservate solo per alcuni settori.

Targhe speciali

Le targhe speciali conosciute anche con il nome “quadrotte”, ovvero di formato quadrato con disposizione su due righe e destinate a quei mezzi con spazio limitato sul posteriore, adottano il medesimo sistema di codici. L’unica differenza, in questo caso, è la sequenza iniziale che nasce da ZA000AA e mantiene inalterata la Z iniziale cambiando invece tutti gli altri numeri e lettere. Tipicamente questa forma viene adottata su jeep e SUV che sono equipaggiati di gomma di scorta appesa sul portellone posteriore che quindi tende ad occupare buona parte della superficie utilizzabile.

Un esempio di targa quadrata

All’interno della categoria delle targhe speciali ritroviamo anche gli organi dello Stato (Militari e Ministeriali), i rimorchi, i semirimorchi, le roulotte e, infine, i carrelli appendice. Non incluse nelle serie normali sono poi presenti le sigle CC (Corpo Consolare), CD (Corpo Diplomatico), EE (Escursionisti Esteri), UN (Nazioni Unite).

Targhe personalizzate: esistono?

Nonostante in Italia sia possibile teoricamente avere una targa personalizzata, ovvero creata utilizzando lettere e numeri a piacere fra quelli disponibili nella sequenza standard (escluse I, O, Q e U, oltre alle iniziali X, Y e Z), non è presente un regolamento attuativo che ne spieghi le modalità. L’unica possibilità di personalizzazione, al momento, è quella di attendere -previo controllo alla Motorizzazione Civile- la combinazione di lettere e caratteri preferita prima di effettuare una immatricolazione.

Targhe adesive

Le targhe adesive, al pari degli adesivi applicati all’interno del riquadro, non sono considerate a norma di legge; sebbene sia abbastanza comune trovare una indicazione adesiva, magari su vetture sportive quali supercar e hypercar, il Codice della Strada non prevede l’adozione di tali sistemi di riconoscimento. Anche i cuoricini, il logo Apple o lo stemma della squadra del cuore sono da considerarsi non appropriati per la legge italiana e, se presenti, si rischia di ricevere una sanzione.

Un esempio di targa adesiva

Secondo il comma 10 dell’art. 100 del Codice della Strada, infatti, “Sugli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi è vietato apporre iscrizioni, distintivi o sigle che possano creare equivoco nella identificazione del veicolo”. La norma, quindi, parla chiaro: divieto assoluto di apporre qualsiasi sticker sulla targa. La sanzione in caso è davvero contenuta, inferiore ai 30 euro, ma sarebbe sempre consigliabile evitarla.

Deterioramento e smarrimento

La targa auto può scolorire, specialmente quei lotti che cominciano con le sigle “DK“. Qualora la targa risultasse difettosa e vi fosse, ad esempio, il distacco progressivo della vernice catarifrangente sarà obbligo della Motorizzazione sostituire il dispositivo senza alcun onere a carico dei proprietari dei veicoli. Non è previsto nessuna variazione nella numerazione.

In caso invece di cattiva manutenzione, sarà compito dell’intestatario seguire tutto l’iter necessario e le relative spese; tra emolumenti, costi di bollo e diritti la spesa supera il centinaio di euro. Per conoscere tutta la documentazione necessaria si consiglia di rivolgersi allo Sportello Telematico dell’Automobilista o in qualche Agenzia di Pratiche Auto.

Lo smarrimento della targa non è di certo un aspetto da sottovalutare. L’articolo 102 del Codice della Strada stabilisce che l’intestatario della carta di circolazione del veicolo è obbligato a prendere provvedimenti entro 48h dalla scomparsa. Qualora il proprietario decidesse di soprassedere, potrebbe incorrere in sanzioni comprese tra 84 e 335 euro.

Si possono fotografare?

Per capire se è possibile fotografare una targa auto dobbiamo partire dalla funzione della stessa; la targa serve per consentire un rapido riconoscimento dell’auto sia da parte delle forze dell’ordine sia dai privati.

Ad esempio, con il numero di targa si può conoscere la presenza di un fermo amministrativo, di un sequestro o addirittura di una confisca. Le informazioni sono conservate in un registro pubblico, che chiunque può interrogare: il PRA (Pubblico Registro Automobilistico).

Dal momento che sono di dominio pubblico, previo il pagamento di una piccola quota, le informazioni relative alle auto, anche le targhe lo diventano automaticamente. Ricordiamo inoltre che il sistema di riconoscimento non può essere coperto o alterato se la vettura si trova su strada pubblica.

Partecipi ad un evento privato? Meglio togliere la targa

In altre parole è lecito fotografare la targa di un’auto, a prescindere dallo scopo perseguito, l’unico impedimento che permane è la possibilità di diffondere l’immagine su un giornale o addirittura su un social media. Anche qualora ci fosse una infrazione, è sempre buona norma rimuovere o oscurare la targa in modo che nessuno possa risalire all’identità del proprietario.