Wall Street ha raggiunto nuovi record storici durante la sessione di martedì 6 gennaio 2026. La crescita è stata guidata principalmente dai titoli tecnologici a grande capitalizzazione, confermando un trend già emerso nell'anno precedente. Secondo quanto riportato da Associated Press, l'indice S&P 500 è salito dello 0,6% toccando quota 6.944,82 punti. Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato l'1% raggiungendo i 49.462,08, mentre il Nasdaq Composite ha chiuso con un incremento dello 0,6%.
Circa tre quarti dei titoli inclusi nel benchmark S&P 500 hanno chiuso in territorio positivo, segno di una momentanea accelerazione dei mercati coerente con l’incessante crescita degli investimenti per le infrastrutture digitali, in particolare quelle dedicate all’AI.
La performance più significativa è stata quella di Sandisk, salita del 27,6% in una singola seduta. Il valore del titolo è cresciuto dell'800% dallo spinoff operato da Western Digital lo scorso febbraio. Prestazioni più che comprensibili se si pensa alla continua richiesta di memoria, e alla conseguente crisi di disponibilità.
Amazon ha guadagnato il 3,4%, beneficiando della sua doppia esposizione su retail e cloud. Microsoft è cresciuta dell'1,2%, mentre Nvidia ha chiuso in ribasso dello 0,5% dopo una giornata di forti oscillazioni. Apple ha perso invece l'1,8%, segnale di una possibile stanchezza per i produttori di hardware consumer tradizionale. I mercati restano focalizzati sulla fiera CES di Las Vegas per nuovi annunci strategici.
Attenzione ai possibili rischi
Gli analisti valutano con attenzione i segnali di un'economia che sembra gonfiata dall'intelligenza artificiale. La corsa al silicio ha generato un indebitamento senza precedenti per molte Big Tech. Nel 2025, i progressi tecnologici hanno permesso di mantenere alti i margini operativi nonostante l'incertezza. Tuttavia, la sostenibilità di queste valutazioni azionarie dipende dalla capacità di generare ricavi tangibili nel breve periodo.
Le aziende a piccola capitalizzazione hanno superato i giganti, con il Russell 2000 in crescita dell'1,4%. Il quadro energetico ha visto il prezzo del greggio statunitense scendere del 2% a 57,13 dollari al barile. Questo calo segue i rialzi causati dalle tensioni in Venezuela dopo l'azione militare degli Stati Uniti nel weekend. Il Brent è scivolato dell'1,7% a 60,70 dollari, stabilizzando temporaneamente i costi logistici.
I rendimenti dei Treasury sono saliti, con il decennale che ha raggiunto il 4,16%. L'oro ha guadagnato l'1%, mentre l'argento è balzato del 5,7%, confermandosi come asset di protezione geopolitica. Questi metalli hanno segnato prezzi record nell'ultimo anno a causa dei conflitti commerciali persistenti. Gli investitori mantengono un approccio prudente, diversificando il portafoglio verso beni rifugio tradizionali.
L'attenzione si sposta ora sui report del mercato del lavoro statunitense previsti per questa settimana. Oggi saranno pubblicati i dati sulle aperture lavorative di novembre, seguiti dai numeri sui sussidi di disoccupazione. Venerdì verrà rilasciato il rapporto sull'occupazione di dicembre, cruciale per le future mosse della Fed. La banca centrale deve bilanciare la crescita con il controllo dell'inflazione.
Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse tre volte alla fine del 2025 per sostenere l'economia. Tuttavia, esiste il rischio concreto che una politica monetaria troppo espansiva possa riaccendere l'inflazione. Se i prezzi al consumo dovessero superare il target del 2%, i benefici dei tagli ai tassi verrebbero annullati. Wall Street prevede che i tassi rimarranno invariati a gennaio.
Tanta euforia è giustificata?
L'attuale euforia dei mercati poggia su una base fragile, quasi interamente dipendente dalla speculazione sul silicio. Sebbene aziende come Sandisk mostrino numeri solidi, il ritmo di crescita dell'800% annuo ricorda pericolosamente le dinamiche delle dot-com. Una saturazione improvvisa della capacità dei data center potrebbe innescare una fase di correzione violenta. Molte imprese stanno investendo in modo frenetico senza un piano di rientro chiaro.
La concentrazione dei guadagni in pochi nomi tecnologici espone l'intero listino a rischi sistemici elevati. Un rallentamento della spesa in infrastrutture AI svuoterebbe le casse dei fornitori di hardware in pochi mesi. I dati sull'occupazione e sulla fiducia dei consumatori saranno il vero stress test per il sistema. Senza una ripresa dei settori tradizionali, i record odierni rischiano di essere solo il canto del cigno di un mercato asimmetrico.