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L'Italia usa l'AI, ma resta indietro in Europa

Il nuovo AI Diffusion Report di Microsoft rivela che l'Italia ha un'adozione del 25,8%, superando la media del Nord Globale ma restando indietro rispetto ai partner europei.

Avatar di Valerio Porcu

a cura di Valerio Porcu

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 04/11/2025 alle 10:29
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Microsoft ha pubblicato il suo primo AI Diffusion Report, una mappatura globale che analizza chi sviluppa, utilizza e controlla le infrastrutture dell'intelligenza artificiale. Lo studio conferma l'AI come la tecnologia a più rapida diffusione della storia, con 1,2 miliardi di utenti raggiunti in meno di tre anni, ma evidenzia enormi divari. L'Italia si posiziona al 25,8% di adozione tra la popolazione in età lavorativa, un dato che rivela una realtà a due velocità.

Il dato italiano (25,8%) supera di poco la media del "Nord Globale" (23%) e si allinea a Stati Uniti (26,3%) e Germania (26,5%). Tuttavia, il confronto con i vicini europei è impietoso: Francia (40,9%), Spagna (39,7%) e Regno Unito (36,4%) mostrano una penetrazione decisamente superiore. L'adozione non è solo una metrica, ma un indicatore della capacità di un Paese di trasformare il potenziale tecnologico in produttività.

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Le fondamenta scricchiolanti dell'adozione

Microsoft, nel suo report, scompone l'adozione in tre forze: i Frontier builders (chi crea i modelli), gli Infrastructure builders (chi possiede i data center) e gli Users. Il progresso accelera solo quando questi tre elementi evolvono insieme. L'Italia, pur avendo utenti, soffre sui pilastri fondamentali.

Il report identifica le "fondamenta dell'AI": elettricità, internet, data center, lingua e competenze digitali. È proprio su quest'ultimo punto che l'Italia mostra le sue debolezze strutturali. Come abbiamo analizzato in precedenza, in Italia mancano competenze digitali e STEM, un gap che frena la capacità di implementare l'AI in modo strategico nelle PMI.

L'analisi globale, infatti, evidenzia una netta spaccatura. L'adozione nel Nord del mondo è quasi il doppio (23%) di quella nel Sud del mondo (13%).

Quasi quattro miliardi di persone, metà della popolazione mondiale, non dispongono ancora delle basi necessarie per utilizzare l'AI.

Questo "AI divide" non è altro che l'evoluzione del divario digitale che da decenni separa le economie avanzate da quelle emergenti.

Il duopolio dell'infrastruttura e la barriera della lingua

Se l'adozione è frammentata, l'infrastruttura è un vero e proprio duopolio. Il report è categorico: Stati Uniti e Cina ospitano da soli circa l'86% della capacità di calcolo globale. Questo collo di bottiglia infrastrutturale, evidenziato anche da altre analisi sulla corsa all'AI, pone seri problemi di sovranità digitale per l'Europa e, a cascata, per l'Italia. Chi controlla i data center, controlla di fatto l'accesso e i costi dell'intelligenza artificiale.

Metà dei contenuti del web, il dataset principale per l'addestramento dell'AI, è in inglese, una lingua parlata nativamente solo dal 5% della popolazione mondiale.

Avere l'infrastruttura non basta se la tecnologia non parla la nostra lingua. Questo non è un problema solo accademico.

Si tratta di una barriera sistemica all'accesso. Le culture con lingue a basse risorse sono di fatto escluse, o costrette a interagire con modelli meno performanti e culturalmente disallineati. L'efficacia dell'AI, in questo scenario, dipende più dalla geografia e dalla linguistica che dal merito.

Leader inaspettati come gli Emirati Arabi Uniti (59,4%) e Singapore (58,6%) dimostrano però che non è necessario essere un Frontier Builder per eccellere. ù

Questi dati indicano che una forte infrastruttura e una buona diffusione delle competenze digitali possono guidare una rapida adozione.

L'Italia si trova quindi in un limbo: ha abbastanza utenti per figurare nelle statistiche, ma non abbastanza strategia sulle competenze e sull'infrastruttura per competere con i leader europei. Essere semplici "utilizzatori" in un ecosistema controllato da altri non è una posizione sostenibile. La domanda non è se useremo l'AI, ma a quali condizioni e chi ne scriverà le regole.

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