Cinema e Serie TV

Black is King e la nuova concezione dei documentari Disney

Che il 2020 sia un anno particolare, lo abbiamo ben compreso ormai da diversi mesi. Non è rimasta lontana da questi bruschi cambi di rotta, collisioni e improvvise fratture sociologiche nemmeno la produzione della grande industria magica quale è Disney. Ma dalle fratture può passare anche la luce, per illuminare ciò che sino a quel momento era rimasto al buio. Se a maggio abbiamo visto l’uscita del primo corto che parla apertamente di relazioni omosessuali con Out, proprio in un periodo difficile in cui il mondo insorgeva al grido di #Blacklivesmatter e poi #Allivesmatter, arriva con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia degli eventi sociali, ma puntuale rispetto a quella della produzione Disney, Black is King.

Sbarcato su Disney + il 31 luglio scorso, ma distribuito anche in gran parte del continente africano attraverso M-Net e Canal+ Afrique di MultiChoice Group, l’etnia di colore è padrona indomita della scena e si muove altrettanto indomabilmente sul set di questo visual album che porta la firma di un’artista attiva da ormai oltre vent’anni e che non poteva essere più indicata per questo ruolo: parliamo di Beyoncé Knowles-Carter, la quale ha scritto, diretto e prodotto il docu-musical in questione.

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L’Africa di Beyoncé

Cosa ha a che fare però la cantante con Disney? Vi diamo qualche suggerimento con queste parole chiave: popolo africano, film Disney, mondo selvaggio. Non vi viene in mente nulla? Vi aiutiamo a schiarirvi le idee: a due settimane dall’anniversario dell’uscita al cinema della versione versione live action de Il Re Leone, piuttosto chiacchierata (come se fosse stata l’unica, del resto), il passo è ormai breve. Si tratta di una rilettura in chiave musical di questo film, dove però i protagonisti non sono più animali della savana, ma esseri umani, tra vizi e virtù, purezza e corruzione, in una storia interamente raccontata dalla voce calda e profonda e dal timbro quasi ancestrale di Beyoncé.

Potete trovare la lista aggiornata e dedicata a tutti gli sviluppi delle produzioni Disney live-action in questo articolo.

Se la sua voce sembra sgorgare direttamente dalle viscere della Terra, è invece sulla sua superficie, e in diverse location divise tra Stati Uniti d’America, Africa ed Europa, che si snoda il racconto che tutti conosciamo. La riproduzione è piuttosto fedele, seppur contando anche alcune aggiunte, come il funerale di Mufasa, una scena introdotta nella storia in maniera leggera, quasi in punta di piedi, ma sempre vicina allo stile  e al linguaggio dell’artista, come a voler rendere omaggio in maniera sicuramente unica e originale a quel grande re, la cui stella brilla in cielo ormai da tanto tempo.

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Questo titolo non è solo una turlupinante produzione artistica dalle coreografie ipnotiche, che ci tengono incollati allo schermo per seguire tutto d’un fiato l’ora e mezza di durata del documentario. Si tratta anche e soprattutto di un momento di riflessione, ben concatenato con la produzione Disney e con i diversi riferimenti non solo al film originale, ma anche alla cultura e alla “storia di un presente passato” del popolo afroamericano in particolare.

Life is a set of choices. Lead, or be led astray. Follow your light, or lose it. 

La voce del popolo

Complice la colonna sonora riportata dall’album di Beyoncé The Lion King: The Gift, dove già diversi artisti avevano collaborato, oltre ad altrettante importanti guest star, quali Naomi Campbell, Kelly Rowland, Pharrell Williams e JAY-Z per citarne solo alcuni, sono molteplici i riferimenti alla storia del film e alla cultura dell’uomo, spaziando dal Nilo africano a quell’Uncle Sam che è la personificazione degli USA nel famoso manifesto “I want you for U.S. Army“.

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Black Is King è il frutto di un lavoro produttivo della durata di un anno, annunciato in occasione del lancio del sopracitato album di Beyoncé, e che ha visto la partecipazione di una serie di registi che avevano avuto esperienze pregresse sia con alcuni videoclip di famosissimi brani della cantante. Tra questi, spuntano Crazy in Love, Single Ladies, Partition girati da Jake Nava, ma anche la partecipazione di nomi come Ibra Ake (direttore creativo e produttore di This is America, di Childish Gambino), Dikayl Rimmasch e il co-regista e collaboratore di lunga data di Beyoncé, Kwasi Fordjour.

Tra i brani riportati con video originale integrale, troviamo i singoli Already, Brown Skin Girl, Mood 4 Eva e My Power, ognuno dei quali si trasforma in una vibrante e possente celebrazione al mondo della cultura e della società di colore, calda e forte come lo è del resto qualsiasi testo graffiante dell’artista, che re-immagina in Black is King i temi del blockbuster del 2019, con l’obiettivo di disegnare un progetto di vita per le giovani regine e i giovani re di oggi e  accompagnarli  nel loro personalissimo viaggio, alla ricerca della propria corona.

Non dimentichiamo nemmeno i brani di apertura Bigger e Find Your Way Back, impostati quasi come dei riff del famosissimo Circle of Life del film d’animazione originale. Ricordiamo però che già l’anno scorso Beyoncé aveva lanciato su Netflix il suo Homecoming, il documentario dedicato ai retroscena della sua esibizione all’evento Coachella nel 2018.

Non manca dunque nemmeno l’omaggio alla black culture, ai college e alle università americane storicamente frequentate da afroamericani, ma la sua celebrazione delle radici di questa cultura aveva preso piede con un’opera ancora precedente, un altro visual album, Lemonade. Un titolo che ha sottolineato la condizione della figura femminile afroamericana nella Storia e ha ricordato Trayvon Martin e Michael Brown, i simboli del contemporaneo movimento Black Lives Matter.

Il lato umano e creativo dei musical

Disney arriva dunque in questo momento storico particolare con la volontà di lanciare sulla sua piattaforma in streaming il genere musical, che sia in veste ibrida a metà tra visual album e documentario spettacolare, o in veste storica, come il recente Hamilton, la trasposizione hip-hop della vita di Alexander Hamilton, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti e che ancora una volta vede la musica come fil rouge, una tela su cui dipingere con mille colori e sfumature la storia che più fortemente impregna e satura il DNA dei protagonisti e della storia inscenata.

Ricordiamo allora il lato umano e artistico che sta prendendo attualmente nuove direzioni, rispetto ai classici lavori lanciati dalle fucine dell’industria Disney. Alcuni ulteriori esemplari sono la rivisitazione dei “dietro le quinte”, come un ennesimo documentario Frozen 2: Dietro le quinte, che mette in mostra non solo le dinamiche di un teamwork vincente, ma anche il lato umano, l’unione emotiva e sensibilmente accogliente tra gli addetti ai lavori di un titolo fondamentale come il sequel del primo Frozen e i fan da tutto il mondo.

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Dunque, ancora una volta Disney volge lo sguardo all’inclusione di culture, etnie e popoli, amalgamati da un potente collante quale è l’originale bizzarria eclettica di una firma mondiale della cultura pop che ci restituisce una nuova prospettiva, di Beyoncé stessa e della storia reimpastata. In Black is King, i viaggi delle famiglie nere nel corso del tempo vengono celebrati in un racconto sul percorso di crescita di un giovane re attraverso il tradimento, l’amore e la scoperta della propria identità, sotto la guida dei suoi antenati verso il suo destino.

Queste lezioni senza tempo vengono rivelate ed espresse attraverso voci black del mondo contemporaneo che si ergono in tutta la loro forza. Black Is King è l’affermazione di un grande obiettivo, con meravigliose immagini che celebrano la resilienza e la cultura del popolo nero, mostrando la propria sinuosità nel ballo, il proprio calore nelle mille sfumature di timbri vocali e tutto il revanchismo di un popolo che arriva dalle radici della Madre Terra, una figura manifestata dalla stessa cantante, e non solo metaforicamente.

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A tal proposito, non manca nemmeno il cammeo singolare della figlia Blue Ivy, che mette ben in chiaro quali siano le sue origini, una curiosità del set che ci ricorda la coppia Angelina Jolie e Vivienne Jolie-Pitt in Maleficent. Il sangue di Blue Ivy è quello di chi sa stare sul palco e viene esplicitato in maniera chiara e diretta, seguendo già le orme dei genitori a soli otto anni. Un po’ come Simba sognava di fare quando si poneva domande sul futuro e sulla vita, contemplando il cielo al fianco di Mufasa.

Ascolta tutte le tracce dell’album originale di Beyoncé, The Lion King: The Gift nella Deluxe Edition, oppure riscopri a casa tua il cofanetto con le due versioni de Il Re Leone!