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Bridgerton, la recensione in anteprima della nuova serie di Shonda Rhimes

Il 25 dicembre arriverà su Netflix la nuova serie originale, realizzata insieme alla compagnia di produzione Shondaland fondata da Shonda Lynn Rhimes nonché la creatrice di serie celebri come Grey’s Anatomy, Scandal e Station 19. La nuova produzione di Rhimes prende il nome di Bridgerton ed tratta dalla saga di romanzi storico-sentimentali scritti da Julia Quinn, un’autrice che nella sua lunga carriera ha scritto oltre 30 volumi e inclusa tra i primi 16 scrittori nella Romance Writers Hall of Fame. I temi principali sono quindi l’amore, il romanticismo, ma anche gli scandali, i drammi e le delusioni. Ecco a voi la nostra recensione in anteprima, ovviamente priva di spoiler.

Bridgerton: una famiglia di visconti in una Londra inaspettata

La prima stagione di Bridgerton è composta da 8 episodi della durata di circa un’ora ciascuno ed è tratta interamente dal primo romanzo della saga intitolato Il duca e io. La vicenda narrata è ambientata in una rivisitata Inghilterra e in particolar modo Londra dell’età della Reggenza, ovvero gli anni Dieci dell’Ottocento quando il principe di Galles, il futuro Giorgio IV, fece da reggente al padre Giorgio III perché inabile al governo del Paese a causa di una grave malattia.

Bridgerton

La serie pone una lente di ingrandimento sull’alta società londinese mostrandone pregi, difetti e segreti, ma in particolar modo si interessa alla vita di una giovane e bella rampolla di una ricca e numerosa famiglia, Daphne Bridgertone. La giovane ragazza viene costretta dalla famiglia a debuttare in società affinché possa trovare un marito che ne possa innalzare la dote e il livello sociale. Viene anche nominata il Diamante della stagione dalla Regina, ovvero il titolo che viene riconosciuto alla più aggraziata, elegante e bella ragazza della stagione, ma il possessivo fratello non le permette di avere le attenzioni che merita dai contendenti alla sua mano.

A tal proposito, la ragazza, dopo innumerevoli tentativi falliti nella ricerca di un pretendente, per alzare l’interesse su di lei decide di allearsi con l’affascinante duca di Hastings Simon Basset il quale, invece, vuole continuare la sua vita da scapolo. Nonostante l’immediata antipatia reciproca, i due fanno finta di fidanzarsi finendo per innamorarsi realmente.

Il tutto è complicato sia da un folto numero di personaggi ognuno con dei segreti da mantenere per non rovinare la loro reputazione e quella della famiglia a cui fanno parte, sia dalle malelingue o dai complimenti di una misteriosa Lady Whistledown, creatrice di un giornale di gossip che decreta il successo o il fallimento dei partecipanti alla stagione.

Bridgerton

Bridgerton è quindi una scintillante e sfarzosa storia d’amore ad alto budget che non si era mai vista in televisione. Il romanticismo è fondamentale per adattarsi al meglio all’amata serie di romanzi di Jilia Quinn e proprio questo rende Bridgerton una serie diversa da qualsiasi altro dramma d’epoca. La serie mette in mostra anche piccole tragedie e importanti aneddoti societari che si intrecciano con molteplici storie d’amore che tra balli ed eventi mondani rafforzano o indeboliscono l’alta aristocrazia britannica durante la tarda era della Reggenza.

Personaggi, tropi e deux ex machina

Al centro della storia ci sono proprio i Bridgerton, una grande e numerosa famigli di visconti guidata dalla madre Violet (Ruth Gemmell) e composta da otto figli: Anthony (Jonathan Bailey), Benedict (Luke Thompson), Colin (Luke Newton), Daphne (Phoebe Dynevor), Eloise (Claudia Jessie) , Francesca (Ruby Stokes), Gregory (Will Tilston) e Hyacinth (Florence Hunt).

La serie si concentra principalmente su Daphne e sui suoi legami con l’enigmatico e affascinante Duca Simon Bassett (Regè-Jean Page), ma si comprende molto bene come i fratelli e le sorelle della giovane rampolla svolgeranno ruoli più importanti nelle stagioni future, poiché la stessa serie di libri su cui è basato lo spettacolo segue i fratelli Bridgerton mentre si imbarcano nella vita e nell’amore.

Bridgerton

La serie si basa, quindi, su uno dei tropi più antichi della narrazione romantica: la classica trama di appuntamenti falsi. Daphne, infatti, vuole sembrare desiderabile per gli scapoli di Londra e il Duca vuole che tutti lo lascino in pace, quindi escogitano un piano: se si corteggiano a vicenda, Daphne sarà al centro dell’interesse dei rampolli delle famiglie aristocratiche della città mentre il Duca sembrerà preso e non sarà più inseguito. Tutto sembra abbastanza semplice sulla carta, ma non lo è per l’introduzione della voce narrante, nonché il principale elemento di scompiglio: la misteriosa Lady Whistledown.

Bridgerton

Come una sorta di Gossip Girl dell’800, il Whistledown, l’omonimo quotidiano scritto dalla misteriosa civetta, delinea tutti gli eventi che accadono a Londra e ne decreta i pregi e i difetti. La sua voce ha talmente tanta risonanza che anche la stessa Regina ne tiene conto e arriva a prendere alcune decisioni solo in base a ciò che scrive la misteriosa scrittrice. Allo stesso tempo, come in una sorta di Grande Fratello, i protagonisti cercano di evitare di compiere alcune azioni in pubblico per non permettere a Lady Whistledown di parlarne. Insomma, il tema centrale è il romanticismo, ma Lady Whistledown è il vero deus ex machina dell’intero racconto.

Bridgerton

È anche grazie a lei che la coppia Simon e Daphne decide di mettersi insieme e nel complesso sono un accoppiamento talmente imperfetto e fantastico da rappresentare l’elemento memorabile della storia. La loro relazione è nello stesso tempo frustrante e irto di chimica sessuale. Page sembra il classico personaggio alla Derek Shepard (Patrick Dempsey) di Grey’s Anatomy, ovvero misterioso, affettuoso, geloso e tenebroso. La Dynevor, invece, infonde Daphne di un inebriante mix di ingenuità e curiosità che è la chiave del suo viaggio più ampio nella realtà, lontana dal suo palazzo fatato e dalla famiglia fiabesca.

Il resto del cast è altrettanto incantevole e a dire la verità non viene neanche messo troppo in secondo piano. Gli episodi di Bridgerton sono abbastanza lunghi da caratterizzare efficacemente ogni singolo personaggio e mostrarne i drammi, i dolori, i segreti e le gioie. Questo non vale solo per i personaggi strettamente vicini ai protagonisti, ma anche per le semplici comparse che in brevi minutaggi mostrano il loro status personale e societario e lo spettatore può comprendere perfettamente la loro psicologia e il loro background.

Nel complesso, al netto di qualche cliché e di qualche confusione narrativa che trasforma alcune scene drammatiche in momenti tragicomici, Bridgerton è una vera delizia. Ma questo non significa che sia uno spettacolo perfetto.

Una trama audace e rischiosa

Per una serie così chiaramente interessata a ribaltare le nostre aspettative su come dovrebbe essere una serie d’epoca, Bridgerton si difende abbastanza bene dal rischio di cadere in controsensi pericolosi e dannosi. Shonda Rhimes ha svolto un lavoro molto certosino nella realizzazione dei costumi e delle ambientazioni della Londra dell’epoca. Visivamente è tutto sublime e una vera gioia per gli occhi, anche grazie a un perfetto uso della macchina da presa che accentua sapientemente i primi piani e gli sfarzosi e magnifici ambienti. Contemporaneamente Rhimes compie un passo molto audace mostrando una società aristocratica totalmente differente da quella narrata nei libri di storia.

Bridgerton

Bridgerton mette in mostra una realtà ideale dove il colore della pelle non rappresenta un problema nella scelta di un marito o nel progresso nella società, dove le donne non godono ancora degli stessi diritti degli uomini, ma che più volte riescono ad essere l’ago della bilancia nelle decisioni e desiderano un futuro che non sia solo caratterizzato dal matrimonio e dall’allevamento dei figli, dove lo stesso matrimonio tra persone di ceti differenti non è ancora legittimo, ma ci sono persone dell’aristocrazia che vorrebbero cambiare questo aspetto, dove l’omosessualità viene ancora considerato un tabù, ma gli stessi aristocratici non vogliono che si trasformi in scandalo e dove la sessualità non è vista solo come un modo per procreare, ma anche di intenso piacere e amore.

Bridgerton

Ci sono anche momenti in stile Su e giù per le scale dove assistiamo a lotte ideologiche contro l’élite e momenti in cui l’élite stessa si abbassa al piano della servitù con l’incredulità e a volte il fastidio da parte di quest’ultima. Restano ancora alcuni stereotipi come quello del personaggio più crudele e terribile della serie che è una persona di colore e che il più dolce, gentile e poco considerato è una ragazza in sovrappeso con un arco narrativo incentrato proprio sulla gelosia e sulla rabbia di non essere ricambiata dall’uomo che ama, ma sono piccoli inciampi da parte della creatrice che non rovinano assolutamente la narrazione.

Conclusioni

Uno dei più grandi risultati di Bridgerton è la sua semplicità, la sua capacità di trattare argomenti seri con leggerezza e vivacità portando a guardare le quasi otto ore della prima stagione senza un momento di noia grazie a momenti di pathos intervallati da scene calme e altre di puro erotismo. La brillante e pittoresca Bridgerton offre il tipo di visione rilassante e coinvolgente di cui tutti abbiamo bisogno.

Nel corso dei primi episodi farete un po’ di difficoltà a comprendere il mondo in cui vi trovate poiché la linea tra comicità satirica e drammaticità è davvero molto sottile, ma una volta delineata la storia apprezzerete sicuramente l’audacia di Shonda Rhimes e sorvolerete i pochi, ma presenti, momenti classici dei tropi romantici illogici per l’ambientazione scelta.

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