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Dragon Ball, la caccia alle sfere che diede inizio a tutto

Quando si pensa a Dragon Ball molto probabilmente la mente si sposta immediatamente alla serie Dragon Ball Z, agli scontri che videro come protagonista Goku oramai adulto, a quelle sensazionali lotte che misero sulla strada del protagonista della saga firmata Akira Toriyama avversari provenienti da fuori la Terra oppure costruiti in provetta. Eventi straordinari, che iniziavano dalla scoperta inattesa della provenienza stessa di Goku, un alieno agli occhi dei terrestri. Eppure tutto era iniziato ben prima, con una storia ben diversa, partita da una necessità primordiale: il riuscire a far esaudire i propri desideri. Nasceva così Dragon Ball, la prima saga realizzata da Toriyama, che raccontava le vicende di Goku e di Bulma, alla ricerca delle sette sfere del drago.

Due giovani agli antipodi alla scoperta del mondo

Son Goku ha 12 anni e ha una strana coda, come se fosse una scimmia: vive da solo nella foresta, procacciandosi il cibo da solo, catturando dei pesci enormi e non temendo nulla, avendo dalla sua una forza sovrumana. Con sé conserva una sfera, l’unico ricordo del nonno morto in circostanze ignote al ragazzo. È l’incontro con Bulma, una ragazza di 16 anni alla ricerca delle leggendarie sette sfere del drago, a scatenare le avventure del ragazzino, che viene subito assoldato dall’adolescente dai capelli verdi come guardia del corpo. Il loro viaggio li porta a incontrare Olong, un maiale in grado di trasformarsi in qualsiasi cosa o essere desiderato, Yamcha, un combattente che vive facendo il predone nel deserto, ma anche numerosi avversari, tra cui Pilaf, un uomo che spera di entrare in possesso delle sfere per diventare il padrone del mondo. Tra questi, che ritorneranno spesso nel corso delle saghe di Dragon Ball, anche Crilin, un ragazzo che nei primi momenti diventa rivale e compagno di allenamenti di Goku presso il Maestro Muten, un anziano esperto di arti marziali, che insegnerà a entrambi a padroneggiare l’arte della Kamehameha.

Alla base di Dragon Ball, oltre alla raccolta delle sfere del drago (disponibili su Amazon), c’era l’intenzione di prendere dimestichezza con gran parte dei personaggi che avrebbero caratterizzato la vita di Goku negli anni successivi, oltre a una necessità molto più puerile di allenarsi: se in Z, d’altronde, dalla forza del Saiyan passava la salvaguardia del pianeta e dell’intera razza umana, nel primo arco narrativo non c’era nessuna responsabilità sulle spalle di Goku, il cui unico obiettivo era quello di allenarsi per partecipare al Torneo Tenkaichi e confrontarsi con sempre più ostici avversari. È il caso di Tenshinhan e Jiaozi (Tensing e Rif, nella versione localizzata da Mediaset), o anche l’Esercito del fiocco rosso, tra cui Tao Bai Bai, temibile sicario assoldato dal leader dell’organizzazione, o anche l’Eremita della Gru, antico rivale del Maestro Muten. Toriyama, inoltre, prima di lanciarsi in quello che era lo spazio aperto, raccontando di mostri e avversari provenienti da altri pianeti, tra cui Nappa, Vegeta e Freezer, aveva avuto l’occasione anche di anticipare le tematiche religiose che sono ricorrenti nella saga di Dragon Ball.

La reincarnazione, la prima morte di Crilin per mano di Tamburello, la scoperta della Torre di Karin, sulla quale vive un saggio che possiede l’acqua del dio maestoso, ma anche lo stesso Dio della Terra: proprio a quest’ultimo, che nella serie Z verrà sostituito da Dende, Goku chiede di ricreare il drago Shenron, per riportare in vita le vittime del Grande Mago Piccolo, il primo grande antagonista realizzato da Toriyama, che in lui voleva infondere il male supremo. Proprio dallo stregone verde nascerà poi Piccolo (Junior), generato attraverso un uovo che conteneva la sua reincarnazione, nei piani del Mago pronto a seguire il suo progetto dopo la sua morte per mano, come sempre, di Goku.

La storia di un successo tra vari doppiaggi

La serie animata, che ha saputo dare grande lustro a livello internazionale per Dragon Ball (disponibile su Amazon), venne prodotta da Toei Animation e mandata in onda dal 1986 al 1989 per un totale di 153 episodi. Le differenze con il manga ovviamente erano visibili nei classici filler, le scene inedite create per offrire dei riempitivi, oltre che per evitare che la messa in onda potesse anticipare la scrittura di Toriyama, che nel frattempo stava terminato il manga. L’arrivo in Italia di Dragon Ball risale al 1989 in una prima versione che offriva soltanto 54 episodi, mantenendo però un adattamento molto fedele, così come anche i nomi dei personaggi e di tutte le tecniche utilizzate. Nel 1996, però, la popolarità di Dragon Ball scoppia in Giappone, soprattutto grazie alla serie Z, che aveva conquistato l’attenzione di tutti andando a riscrivere l’epica di una serie che era partita più come avventura giovanile piuttosto che lotta alla salvaguardia del pianeta: da qui decide di ripartire Mediaset, che, un anno dopo l’arrivo del manga in Italia per mano di Star Comics, acquista le prime 99 puntate e decide di ridoppiare l’intera serie. L’azienda meneghina aveva già mandato in onda la serie nel 1990 su Italia 7, ma con un semplice lavoro di riproposizione di quanto già visto nel 1989.

Nel 1996, quindi, in Italia scoppia la mania di Dragon Ball: Mediaset decide di adattare moltissimi personaggi, oggetti, tecniche e rendendo il tutto molto più europeo, puntando a una versione inglese della messa in onda. La prima trasmissione avvenne su Junior TV, fino all’episodio 99, proprio nel pieno dei combattimenti tra Goku e Tenshinhan. Soltanto nel 1998, due anni dopo, Mediaset acquistò gli episodi dal 100 al 153, cambiando alcuni doppiatori e continuando sull’adattamento realizzato anni prima. Infine un anno dopo, nel 1999, Mediaset decise di replicare l’intera serie su Italia 1, il suo canale di punta, e far anche cantare la sigla iniziale a Giorgio Vanni, ricampionando la traccia principale di Dragon Ball: Final Bout (disponibile su Amazon). Le repliche, ovviamente, si sprecarono, anche su altri canali: Italia Teen Television, Hiro, Boing, Italia 2, fino al 2015.

De Agostini nel 2001 si preoccupò della distribuzione in VHS, ma soltanto in 34 uscite, lasciando la serie monca; anni dopo Yamato Video, sempre con De Agostini, ripropose l’intera saga con 8 box di dvd, stavolta non solo completi, ma anche non censurati e con i sottotitoli per le scene inedite mai doppiate da Mediaset: un lavoro che a oggi risulta essere il più completo della localizzazione di Dragon Ball in Italia. Due riedizioni sono arrivate nel 2012 e nel 2015, sempre a firma Yamato Video, con la seconda distribuita in collaborazione con Koch Media. Entrambe contengono per la prima volta il doppiaggio originale dei primi 54 episodi, che vennero trasmessi su Junior TV, mantenendo ovviamente le scene integrali che erano state censurate: tra queste, come è facile intuire, tutte le scene e i dialoghi a carattere sessuale, trattati sempre in maniera molto naif, per la genuinità di un personaggio come Goku che nel conoscere Bulma scopriva per la prima volta l’esistenza delle donne, o anche le occasioni in cui la ragazza utilizzava il proprio corpo per ottenere favori dal Maestro Muten o in altre occasioni. Lo stesso utilizzo dei termini “morire” o “uccidere” vennero completamente sostituiti da parte di Mediaset.

Filler, crossover e film

La saga di Dragon Ball ha anche degli episodi speciali che non solo permisero a Toriyama di realizzare dei crossover con la sua opera precedente, Dr. Slump & Arale (disponibile su Amazon), ma anche di ospitare dei filler sull’educazione civica: proprio a riguardo di quest’ultima, la saga ebbe due episodi riempitivi, il primo sulle norme del codice stradale, raccontate da una vigilessa che corregge gli atteggiamenti di Goku e gli altri, il secondo invece metteva i protagonisti nei panni dei pompieri, pronti a spiegare il pericolo di un incendio che poteva essere provocato da un non corretto uso dei fiammiferi. Allo stesso tempo, per quanto riguarda i crossover con Arale, Goku aveva l’occasione di conoscere e incontrare il robot costruito dal Dr. Slumpe, per un evento che aveva il corrispettivo anche nell’omonimo manga, senza rappresentare, quindi, un filler.

Oltre questo, ovviamente, Dragon Ball fu protagonista di ben quattro film, editi in Italia da Dynamic Italia, ambientati nel medesimo universo della saga con protagonista Goku. Si parte con La leggenda delle sette sfere, pubblicato nel 1986: un mediometraggio realizzato prima della produzione anime e che condensava in 50 minuti i primi 13 episodi della serie tv, ossia i primi due volumi del manga. Un anno dopo toccò a La bella addormentata nel castello dei misteri (disponibile su Amazon): ambientato in un universo alternativo, la storia prende piede prima dell’allenamento di Goku e Crilin da Muten, ma utilizza la richiesta del giovane saiyan al suo futuro maestro come elemento scatenante per spingerlo a cercare la bellissima ragazza prigioniera a Castel Demonio, ossia la bella addormentata. La distribuzione italiana risale al 1996 in VHS, per poi esser stato ridoppiato nel 2001 da Mediaset, che lo ha trasmesso su Italia 1.

Nel 1988 arriva Il torneo di Miifan (disponibile su Amazon), che diversamente dai precedenti due film andava a riprendere i personaggi già noti dell’arco narrativo del Red Ribbon, senza inserirne di nuovi. Tra questi c’è Jiaozi, presentato come imperatore di Miifan, alla ricerca di Ran Ran, la sua promessa sposa clamorosamente sparita. L’ultimo film di Dragon Ball è Il cammino dell’eroe, del 1996: realizzato per celebrare il decimo anniversario dell’anime, la storia riprende le vicende dall’inizio, offrendo uno scenario alternativo, più compatto dell’avventura di Goku contro il Red Ribbon, ridisegnato tra l’altro sullo stile di Dragon Ball GT, proponendo gli abiti di Goku uguali all’ultima serie, che racconta il suo ritorno in condizioni di bambino.

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