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Fractured: la recensione del nuovo thriller di Netflix

Dopo All’ombra della luna e Nell’erba alta, uscite nelle scorse settimane, Netflix solletica la curiosità dei propri abbonati con un nuovo film originale. A volte affrontare un nuovo film di Netflix è un azzardo, in cui si viene spesso attirati da trailer promettenti e ci si prepara ad effettuare un “salto nel buio”. Fractured è la tentazione della settimana, anticipata da un trailer che sembra invitarci in un thriller di spessore, con protagonista Sam Worthington.

Lo stesso Worthington di Scontro tra titani, Avatar e Terminator Salvation, che su Netflix ha già avuto una precedente esperienza non proprio convincente con Titan. Eppure, il film uscito l’11 ottobre ha un qualcosa di promettente.

Fractured, una famiglia e il suo incubo

Fractured si avvolge intorno alla complessa figura di Ray Monroe (Sam Worthington). Nelle prime battute del film, ci viene presentato come un uomo inquieto, tormentato da una serie di problemi che impattano negativamente con la sua famiglia, composta dalla moglie Joanne (Lily Rabe) e la figlioletta Peri (Lucy Capri). Conosciamo questo trio mentre sono in viaggio, un’esperienza poco serena in cui, tra battute acide e critiche nemmeno troppo velate, ci viene offerte un ritratto di Ray poco lusinghiero, in parte per le lamentele della moglie, in parte per la sua apparente difficoltà nel respingere tali accuse che lo porta ad assumere un tono di aggressività repressa. Curiosamente, l’accusa che più di ogni altra sembra infastidirlo è la derisione della sua guida troppo lenta e ossessivamente rispettosa, elemento che in seguito avrà una sua spiegazione.

Quando la piccola Peri chiede di fermarsi in una stazione di servizio per utilizzare il bagno, Fractured entra nel vivo della sua storia. Dopo aver mostrato la debolezza principale di Ray quanto viene messo di fronte ad un’apparentemente facile scelta, assistiamo all’incidente che scatenerà gli eventi del film. Mentre sta ripulendo la macchina dopo aver rovesciato del caffè, Ray perde momentaneamente di vista la piccola Peri, che si allontana. Quando il padre si rende conto che Peri non è più accanto a lui, la vede minacciata da un cane randagio spuntato all’improvviso, andando nel panico. Ray allontana il cane lanciando un sasso, ma l’azione spaventa la piccolina, che arretrando inciampa e cadendo in uno scavo si rompe un braccio.

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In seguito all’incidente, Ray e Joanne intraprendono una corsa disperata verso il più vicino ospedale. Improvvisamente, Ray sembra diventare un pilota provetto , mantenendo la calma e creando un contrasto con la sua precedente immagine. Le tensioni tra marito e moglie sembrano lentamente sciogliersi, sostituite dalla preoccupazione per l’infortunio di Peri, per affrontare le quali Ryan sembra progressivamente reagire alle precedenti accuse della moglie.

Durante la registrazione della piccola Peri alla reception dell’ospedale, vengono rivelate alcune informazioni sulla famiglia Monroe, occasione in cui lo spettatore impara a conoscere meglio alcuni aspetti di Ryan. Quando Peri e Joanne vengono portate via da un infermiere per fare una TAC, Ray si appisola mentre le attende all’uscita dell’esame, ma al suo risveglio si trova ad affrontare una sconcertante verità: Joanne e Peri sono sparite.

La disperata ricerca di Ray sembra diretta a scovare una strana attività di questo sperduto ospedale della provincia rurale americana. Ray si trova a dovere affrontare una ricerca che ad ogni passo sembra allontanarlo dalla verità, costringendolo a subire la sfiducia di chi dovrebbe aiutarlo a scoprire la sorte della propria famiglia.

Ma quale sarà la verità?

Una storia di alienazione e disperazione

Fractured è, in sostanza, un thriller. Lo spunto narrativo, ossia la sparizione misteriosa che nasconde una verità differente, non è una creazione dello sceneggiatore Alan McEnroy, ma la rielaborazione di una suggestione narrativa che aleggia da anni nel mondo del cinema, trovando anche delle incarnazioni ottime in opere come Shutter Island.

McEnroy ha dalla sua l’idea di rielaborare una storia conosciuta in un’ottica nuova, adeguandola ad una delle grandi pecche della società americana: la sanità. Per il pubblico italiano potrebbe essere una caratteristica poco appetibile, ma il trasformare una paura del cittadino medio americano nell’elemento scatenate della trama è interessante. Lo scontro iniziale tra Ray e la burocrazia dell’ospedale è uno dei momenti migliori di Fractured, in cui la storia viene resa concreta e verosimile. La spinta narrativa è un buon avvio per l’ansia e la crescente alienazione di Ray, che deve essere la calamita per attirare lo spettatore.

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Come spunto, va detto funziona. La sensazione di complotto vissuta vedendo tutto nella prospettiva di Ray è ben gestita, grazie ad una storia che, non priva di difetti, è comunque sufficientemente solida da poter coinvolgere gli spettatori meno abituati a questa tipologia di idee narrative. Alcune trovate particolarmente efficaci, come il dettaglio delle videocamere, rendono bene l’idea della sensazione di alienazione e disperazione crescente di Ray, che viene reso al meglio da Sam Worthington.

Worthington, va detto, non è particolarmente apprezzato per le sue doti espressive. La sua ridotta capacità espressiva non è delle migliori, eppure la sua granitica espressione diventa il tramite ideale per esprimere la rigidità di Ray e  il suo progressivo  scivolare nella disperazione. La rigidità di Worthington viene meno nei momenti giusti, lasciando emergere un’umanità tormentata e disperatamente in cerca di un supporto, nel momento in cui cerca di correggere gli errori di un’intera esistenza.

Il merito è della cura con cui viene costruito il personaggio di Ray Monroe, che è il punto focale della vicenda. I dettagli sul suo passato emergono con precisione, vengono inseriti nel racconto in un’ottica di rivelazione che avvicina lo spettatore alla verità, giocando con la sua percezione della storia e della figura di Ray. I personaggi di contorno si muovono attorno a Ray con una certa frenesia, rimanendo solamente abbozzati e mancando di assumere quel ruolo di concretezza che avrebbe potuto svelare il gioco di Fractured in anticipo, ma che in mano ad un buon narratore sarebbero potuti essere la carta vincente del film. Invece, la trama in certi punti sembra mancare di un adeguato supporto alla difficile vissuto di Ray, ruolo che infermieri e vigilanti dell’ospedale avrebbero svolto meglio, venendo invece svolto in modo approssimativo, seppur sufficiente, dalla coppia di poliziotti.

Dietro la macchina da presa siede un veterano delle storie thriller, Brad Anderson. La sua capacità di riuscire ad enfatizzare l’ansia e l’alienazione progressiva di Ryan. La sua scelta di inquadrature, il modo in cui segue con occhio accorto la deriva mentale di Worthington è appassionante, frutto di una buona gestione di dettagli e di una narrazione scandita con i giusti tempi. Ad aiutarlo è la fotografia di Charpentier, che contribuisce a creare un mondo alienante e opprimente, fatto di colori spenti e dai toni acidi, in cui manca completamente un richiamo cromatico caldo, mentre tutto è freddo e lontano.

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Conclusioni

Fractured è un thriller che si presenta come un’interessante proposta di Netflix. Chi ha una certa dimestichezza con questi thriller cervellotici può trovare delle lacune in Fractured, che però, alla fine dei conti, rimane un film interessante e degno di una visione. Gli spettatori meno abituati a film come Shutter Island o Flightplan saranno invece più che soddisfatti della storia di Ray Monroe.