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Grandi Eventi DC Speciale: La Morte di Superman (1992)

Il 1992 della DC era stato contrassegnato dall’evento Eclipso – The Darkness Within che di fatto non aveva entusiasmato né la critica né i lettori. La dirigenza si ritrovò quindi a fare i conti con un filotto di eventi non entusiasmanti, compresi i due dell’anno precedente Guerra di Dei e Armageddon 2001, e per questo decisa di effettuare una puntuale disamina delle varie testate e delle varie “famiglie” sotto cui venivano raccolte in cerca di spunti per una linea editoriale che, complessivamente, godeva ancora di buona salute ma che rischiava di entrare in una pericolosa stagnazione soffocata dalle creazioni dei giovani e più “estremi” talenti che avevano deciso di abbandonare le case editrici principali per mettersi in proprio.

In questo senso sono da sottolineare alcune importanti mosse editoriali. Il lancio di Batman – Shadow of the Bat, nuova testata batmaniana dal tono maturo nata sulla scia del successo di Batman Returns di Tim Burton, il mini-evento Breakdowns fra le testate della famiglia Justice League che avrebbe portato al completo abbandono del tono umoristico adottato sin dal rilancio post-Crisi sulle Terre Infinite e infine Panico nel Cielo, mini-evento cosmico delle testate supermaniane, che avrebbe reintrodotto Brainiac.

Proprio la programmazione delle testate supermaniane per il 1993 portò alla nascita di uno dei più importanti eventi della storia del fumetto, sotto molteplici e diversissimi punti di vista: La Morte di Superman. L’evento circoscritto praticamente alle testate supermaniane, ma con qualche tie-in su altre serie, iniziò tecnicamente nel 1992 monopolizzando di fatto tutto il 1993 e fu uno sforzo corale di Roger Stern, Jackson Guice, Jerry Ordway, Tom Grummett, Dan Jurgens, Louise Simonson, Jon Bogdanove Karl Kesel.

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La Morte di Superman – la genesi “televisiva”

Il rilancio di Superman attuato da John Byrne dopo Crisi sulle Terre Infinite fu una operazione che andava ben oltre il semplice “depotenziamento” del personaggio e abbracciava una visione corale delle trame che arrivarono a comprendere ben tre testate regolari, a un certo punto tutte scritte e disegnate dallo stesso autore canadese. Di fatto Byrne aveva fornito alla DC in appena due anni, due anni e mezzo, materiale per cinque anni di storie.

In una sola parola le avventure di Superman a cavallo fra gli anni ’80 e gli inizio degli anni ’90 erano fortemente plot driven. Nel 1991 inoltre le testate dedicate a Superman divennero 4 con la nascita di Superman – The Man of Steel entrando nel pieno della così detta Triangle Era. Ogni testata recava in copertina un triangolino numerato che permetteva di leggere le avventure dell’Uomo d’Acciaio in ordine cronologico, questo perché le testate mensili uscivano in settimane diverse. Il parco testate era quindi composto da Superman, Action Comics, The Adventures of Superman e Superman – The Man of Steel.

Gli scrittori che raccolsero l’eredità dell’autore canadese non dovettero fare altro che mantenere il taglio a metà strada fra azione e soap opera delle serie. Il riscontro di pubblico era buono così come quello della critica ma ovviamente bisognava mantenere alta l’attenzione sul personaggio che rischiava di perdere la presa sul pubblico in un momento storico in cui gli anti-eroi e personaggi estremi prendevano sempre più piede.

Alla fine del 1992 l’editor Mike Carlin era pronto a tenere il semestrale super-summit degli scrittori per pianificare le storie per il 1993. Le trame sarebbero dovute culminare in Adventures of Superman #500. Clark aveva finalmente rivelato la sua identità segreta a Lois e, dopo 50 anni di corteggiamento, i due erano ufficialmente fidanzati e pronti a convolare a nozze. Questi piani tuttavia dovettero essere messi bruscamente da parte.

La serie TV Lois & Clark: The New Adventures of Superman, in rampa di lancio, prevedeva anche lei il matrimonio del secolo e i vertici della Warner Bros., in uno dei primi tentativi di creare sinergia fra media diversi, chiesero ai super-team di non far sposare Lois e Clark nel 1993 come pianificato.

Il problema ora era duplice: riempire un buco di storie di circa un anno, un anno e mezzo forse due, e non gettare alle ortiche tutta la costruzione del matrimonio.

In ogni super-summit in cui i team creativi si bloccavano su un particolare snodo complesso delle trame, Jerry Ordway, allora scrittore di Adventures of Superman, era solito proporre fra il serio e il faceto una folle idea: uccidere Superman. Con estrema sorpresa di tutti, questa volta l’idea sembrò meno folle del solito. Nacque così La Morte di Superman.

Ma come si uccide un personaggio potenzialmente invulnerabile e cosa avviene dopo? Ma soprattutto i super-team avevano davvero intenzione di ucciderlo?

La Morte di Superman – morte e resurrezione

A differenza dei grandi eventi DC che l’avevano preceduta, La Morte di Superman è fulminante ed è sostanzialmente una battaglia brutale che dura “solo” 7 albi. In ordine cronologico: Superman – The Man of Steel #18, Justice League America #69, Superman Vol. 2 # 74, Adventures of Superman Vol. 1 #497, Action Comics Vol. 1 #684, Superman – The Man of Steel #19, Superman Vol. 2 # 75.

Il tutto inizia su Superman – The Man of Steel #18 in cui dalle viscere della Terra risorge una creatura che non conosce nessun altro linguaggio (anche perché letteralmente non parla) se non la violenza. La sua è una scia di distruzione che dall’Ohio porta fino a Metropolis e trascina con sé dapprima la Justice League e poi ovviamente Superman.

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La lotta fra l’inarrestabile abominio, denominato Doomsday, e Superman termina con un risultato che nessun lettore poteva immaginare. Superman ferma il mostro proprio di fronte al palazzo del Daily Planet e spira nelle braccia di una disperata Lois Lane. Superman viene dichiarato morto alle 18.32 del 18 novembre del 1992, ovvero il giorno dell’uscita nelle fumetterie americane di Superman #75 (data di copertina gennaio 1993).

È qui in realtà che inizia la vera storia perché La Morte di Superman, la battaglia e il massacro, sono solo un drammatico prologo.

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Il senso di immanenza della morte dell’eroe è confermato dall’arco narrativo successivo intitolato Funeral for a Friend composto, in ordine cronologico, da Adventures of Superman Vol.1 #498, Justice League America #70, Action Comics Vol. 1 #685, Superman: The Man of Steel #20, Superman Vol. 2 #76, Adventures of Superman Vol. 1 #499, Action Comics Vol. 1 #686, Superman: The Man of Steel #21, Superman Vol. 2 #77, Superman Vol. 2 #83, Adventures of Superman Vol.1 #500.

Il funerale dell’eroe viene celebrato in maniera solenne. Lois è doppiamente angosciata avendo perso Superman ma anche Clark (che viene dato sagacemente disperso nella battaglia di Metropolis) mentre Jonathan e Martha Kent assistono inermi a Smallville al funerale del figlio al quale ovviamente non possono dare l’estremo saluto se non seppellendo simbolicamente una scatola con i ricordi di Clark lì dove era precipitata la navicella che l’aveva portato sulla Terra molti anni prima. Gli effetti di Clark/Superman, gli eroi e tutta Metropolis saluta il suo eroe.

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Intanto Jonathan Kent è vittima di un attacco di cuore e lottando fra la vita e la morte “incontra” il figlio: qualcosa gli suggerisce che Clark potrebbe essere vivo. Contemporaneamente, su Adventures of Superman #500, a Metropolis si scopre che la tomba di Superman è vuota!

Iniziano quindi degli avvistamenti. Prima una figura che assomiglia all’eroe ma con un vistoso visore inizia a battere Metropolis cercando di estirpare il crimine, poi fa la sua comparsa un adolescente che sembra possedere gli stessi poteri dell’eroe ma la metà dei suoi anni e della sua esperienza. Nei bassifondi intanto iniziano a circolare armi sperimentali, potentissime e letali che finiscono in mano alle gang locali, toccherà a una figura in armatura intervenire cercando di scoprire la loro provenienza. Infine un essere metà uomo e metà macchina reclama per sé l’eredità di Superman dichiarando di essere quello “vero” ricostruitosi dopo la morte.

Inizia così Reing of the Supermen che si dipanerà, in ordine cronologico, lungo Action Comics Vol. 1 #687, Superman – The Man of Steel #22,  Superman Vol. 2 #78, Adventures of Superman Vol. 1 #501, Action Comics Vol.1 #688, Superman – The Man of Steel #23, Superman Vol. 2 #79, Adventures of Superman Vol. 1 #502, Action Comics Vol.1 #689, Superman – The Man of Steel #24, Superman Vol. 2 #80, Adventures of Superman Vol. 1 #503, Action Comics Vol. 1 #690, Superman – The Man of Steel #25, Superman Vol. 2 #81, Adventures of Superman Vol. 1 #504,  Action Comics Vol. 1 #691, Superman – The Man of Steel #26, Green Lantern Vol. 3 #46, Superman Vol. 2 #82, Adventures of Superman Vol. 1 #505.

Né Lois né Jonathan e Martha sono convinti che queste 4 figure siano il vero Clark/Superman. A Metropolis intanto la tensione sale, gli scontri si moltiplicano mentre Lex Luthor II (barbuto e ringiovanito, ricordiamo che si tratta di un clone dell’originale morto per avvelenamento da kryptonite) e Supergirl (l’entità ectoplasmatica proveniente da un universo tascabile introdotta su Superman Vol. 2 #16 datato aprile 1988) cercano di attirare sotto la loro influenza prima il Superman adolescente e poi quello in armatura.

Una tentato attacco terroristico alla Casa Bianca viene sventato da Cyborg Superman che viene così riconosciuto come il vero Superman. È l’inizio di una escalation di eventi drammatici. Il Cyborg Superman attacca, ferendo mortalmente, il Superman con il visore che scopriamo così essere l’Eradicator (il terribile congegno kryptoniano introdotto in Action Comics Vol. 1 Annual #2) che aveva preso forma umanoide dopo aver rubato il corpo del vero Superman!

Convinto di aver tolto di mezzo il rivale più pericoloso Cyborg Superman dà il via al suo vero piano. Dallo spazio infatti arriva Mongul, la loro è una empia alleanza che si rivela al mondo in maniera drammatica. Nel tentativo di ricreare MondoGuerra, il pianeta mobile di Mongul, Coast City viene rasa al suolo per essere trasformata in Engine City ovvero uno dei motori del nuovo MondoGuerra.

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Spacciando il suo piano per una invasione aliena, Cyborg Superman attira il Superman adolescente a Coast City catturandolo. Proprio quanto il Superman in armatura è pronto a partire in soccorso della città californiana però verso Metropolis si dirige un oggetto non identificato che si muove sul fondo dell’oceano. Arrivato a Metropolis, questo oggetto si rivela essere una corazza da combattimento kryptoniana dalle cui viscere emerge una quinta figura, completamente vestita di nero, che dichiara di essere Superman!

Bastano pochi semplici battute con Lois per capire che si tratta del vero Uomo d’Acciaio. Precedentemente risvegliatosi nella Fortezza della Solitudine, Kal-El aveva scoperto di essere morto e che il suo corpo era stato trafugato dall’Eradicator e posto in una matrice kryptoniana, da cui la stessa entità aveva tratto potere, per essere “ricaricato”.

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Pur non avendo riottenuto completamente i suoi poteri, Superman coadiuvato da Steel (come viene subito ribattezzato il Superman in armatura) e dal Superman adolescente, fuggito per miracolo dalle grinfie del Cyborg Superman, si dirige a Coast City. Lo scenario è apocalittico ma bisogna agire perché Mongul e il Cyborg sono intenzionati a trasformare anche Metropolis in una Engine City. La battaglia è senza esclusione di colpi con Green Lantern (Hal Jordan) che, tornato dalla spazio, trova la sua città distrutta e attacca Mongul mentre Superman inizia una battaglia all’ultimo colpo con il Cyborg Superman che rivela essere Henk Henshaw ovvero lo sfortunato astronauta che Superman aveva salvato in Adventures of Superman Vol. 1 #465 e che, dopo essere stato esposto a non meglio specificati raggi cosmici, aveva ottenuto la capacità di trasferire la sua coscienza nelle macchine e controllarle.

Cyborg Superman è pronto a tutto pur di sconfiggere Superman e ottenere la sua vendetta anche a sacrificare Engine City e il suo generatore alimentato dalla kryptonite. In un ultimo tentativo disperato proprio il letale minerale viene utilizzato contro l’eroe che viene salvato in maniera provvidenziale dall’Eradicator che gli si para davanti perendo ma permettendo così a Superman, investito dall’energia dell’entità, di riottenere completamente i suoi poteri.

Il corpo del Cyborg Superman viene fatto esplodere, la sua coscienza dispersa. Supergirl, che si era unita alla battaglia, con i suoi poteri cinetici dona a Superman il suo costume originale. Nell’epilogo finale poi la stessa Supergirl prende le sembianze di Clark che viene convenientemente ritrovato vivo sotto delle macerie a Metropolis.

Superman è rinato, Superman è tornato.

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La Morte di Superman – un incredibile “esperimento” editoriale

La Morte di Superman fu un rischio tutt’altro che calcolato per la DC eppure, nata come un “tappabuchi”, pagò sia a livello commerciale che di immagine. Superman #75 raggiunse tirature multiple vendendo 100.000 copie solo nei primissimi giorni dall’uscita, gli autori, stoicamente, confermarono nei messi successivi a più riprese che l’eroe non sarebbe tornato più, i fan erano sgomenti e l’opinione pubblica iniziò a rumoreggiare mentre le telecamere dei telegiornali fecero uno dei loro rarissimi ingressi nelle fumetterie.

Dal punto di vista narrativo ed editoriale l’evento fu l’apice da un lato di una organizzazione editoriale senza precedenti, quella contrassegnata dall’editor Mike Carlin, e dall’altro da un clima narrativo estremamente vivace che aveva portato alle estreme conseguenze la ricca eredità lasciata da John Byrne. In questo senso, La Morte di Superman è davvero uno sforzo corale in cui tutti i team creativi giocano una parte fondamentale.

Dan Jurgens ha il merito di creare, anche graficamente, il mostro Doomsday ovvero una minaccia che nella sua cieca brutalità sembrò sin dalle prime pagine tanto credibile da uccidere l’eroe.

Louise Simonson ebbe l’idea di rendere protagonisti della testate 4 Supermen diversi che avrebbero incarnato non solo aspetti dell’eroe originale ma anche intercettato, in maniera eterogenea, diverse esigenze editoriali come per esempio Karl Kesel e il suo Superboy pensato come un “Superman per la generazione di MTV” o ancora Steel, serie che intercettava anche grazie alle matite moderne di Jon Bogdanove, un certo clima che aveva già trovato espressione nell’etichetta Milestone.

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La Morte di Superman darà il via a un fruttuoso sotto-filone narrativo in seno alla narrativa supereroistica: la morte e resurrezione dell’eroe. Di lì a pochi mesi anche Batman sarebbe morto o meglio avrebbe subito una sconfitta e un infortunio gravissimo nella saga Knightfall con Bane che gli avrebbe spezzato la schiena rendendolo paraplegico e da cui si sarebbe ripreso solo dopo uno speciale allenamento. Fato simile toccherà a Wonder Woman dapprima privata del suo status, e sostituita da Artemis, e poi uccisa effettivamente da John Byrne salvo poi ovviamente tornare.

Citando i tre casi più eclatanti, ma si potrebbe continuare all’infinito per i decenni successivi anche tirando in ballo la concorrenza, appare evidente che, come qualsiasi altro topos della letteratura supereroistica, anche la “morte e resurrezione” venne cavalcato come trend commerciale perdendo progressivamente la sua reale valenza tematica. In pratica le morti sarebbe state sempre più frequenti, sempre meno sensate e sempre più brevi.

La Morte di Superman – la consistenza grafica

Agli inizi degli anni ’90 l’estetica dei fumetti era radicalmente e repentinamente mutata. Sovvertendo le imposizioni, le impostazioni e i canoni che per oltre 50 anni avevano codificato graficamente il genere,uno stuolo di artisti aveva estremizzato il realismo dei grandi maestri in una esasperata ricerca della perfezione, ideale, anatomica spesso tramutata in ipertrofia e, in alcuni casi, sacrificando qualsiasi tentativo di story-telling in favore di un impatto immediato provocato da splash-page, doppie splash-pages,figure intere e head shot gratificanti sia per il disegnatore che per il lettore ma troppo spesso prive di qualsiasi reale utilità.

In questo senso La Morte di Superman rappresenta un baluardo, se vogliamo, “conservatore” dal punto di vista grafico con i disegnatori impegnati che non disdegnano accentuare determinati canoni dell’estetica anni ’90 ma di certo non la portano alle loro estreme conseguenze. Basti prendere come esempio Dan Jurgens, che giunge forse in questi albi alla sua completa maturazione realizzando dal punto di vista grafico alcuni dei suoi lavori migliori, oppure Jackson Guice dal tono plastico e scattante ma che mantiene sempre una impostazione della tavola chiarissima.

Questa mediazione fra tradizione, e in house style ancora fondamentale nella DC dell’epoca, ed estetica anni ’90 si concretizza in maniera molto peculiare. Esaminando più attentamente i 4 albi finali che portano alla morte ovvero Adventures of Superman #497, Action Comics #684, Superman: The Man of Steel #19, Superman #75 notiamo una particolarissima scelta nella costruzione delle tavole: si passa infatti da 4 riquadri per pagina progressivamente a 3 poi 2 ed infine si arriva a Superman #75 completamente composto da tavole a pagina intera.

La scelta fu dettata dall’idea di mettere in risalto l’azione devastatrice del mostro, accrescere progressivamente il senso di urgenza della battaglia e rendere l’impatto grafico del sacrificio estremo di Superman indelebile nella memoria del lettore.

Accade quindi che la modalità più nota, e quella più contestata, del fumetto supereroistico degli anni ’90, la splash-page, assume una valenza completamente inedita e decisamente più drammatica in seno ad una scelta stilistica che è l’eccezione di una regola ben precisa. Da sottolineare anche che la progressiva diminuzione dei riquadri accresce il ritmo della narrazione secondo una progressione quasi matematica (meno riquadri equivalgono a meno tempo impiegato per la lettura) e che simula, seppur con le dovute proporzioni, un ipotetico ma imperfetto piano sequenza cinematografico per quanto riguarda l’azione e il progressivo passaggio, rimanendo in tema cinematografico, da una camera normale ad una Imax.

La Morte di Superman – la morte dell’eroe, lo sfaldamento delle certezze, la sopravvivenza

Superman era già morto una volta, per la precisione su Superman Vol. 1 #149 (data di copertina novembre 1961). Così come molti altri sui colleghi, soprattutto durante la Silver Age, il topos della morte era stato superficialmente esplorato per la durata delle 22 pagine dell’albo risolvendosi con il più classico dei plot twist ovvero con una morte solo apparente o con un inganno ben orchestrato dal villain di turno.

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La Morte di Superman rimaneggia in maniera profonda il suddetto topos. La chiave di volta di questo evento non è in sé per sé il fatto di aver ucciso Superman quanto il fatto di averlo effettivamente messo in pratica sia attraverso una fittissima rete narrativa sia attraverso una sapiente gestione editoriale e commerciale che non andava ad intaccare semplicemente lo status-quo per personaggio ma il suo intrinseco valore iconico.

Alla fine di Superman #75, l’eroe non si erge vittorioso e più o meno integro come accaduto in passato, vi è in questo senso un profondo sfaldamento delle certezze del lettore. Queste certezze erano rappresentate in primis dalla concretezza del formato stesso dell’albo e dal conto delle sue pagine, luogo sacro e fino a quel momento quasi immutabile dell’epica moderna americana rappresentata dai supereroi, di cui Superman non solo era primus inter pares, ma anche icona di quella americanità che, all’alba dei profondi sconvolgimenti socio-politici con il dissolvimento del blocco sovietico e la fine della contrapposizione dei blocchi, doveva rimanere inossidabile e altrettanto immutabile.

Il giornalista Michael Bailey dirà che:

La Morte di Superman arrivò sulle prime pagine dei giornali perché la gente ne era profondamente interessata in quanto Superman era stato un personaggio istantaneamente riconoscibile per molte generazioni. Anche se non leggevi fumetti all’epoca la notizia della sua morte interessò tutti ad un livello più profondo, culturale. Al netto del fatto che si trattasse di un personaggio di fantasia, Superman era estremamente reale in molti modi che tanto gli adulti quanto i bambini non volevano ammettere.

Rimaneggiando il mito dell’eroe invincibile, da Achille a Sigfrido, i team creativi de La Morte di Superman avevano posto il lettore di fronte all’orrore della morte stessa rappresentato dal cadavere e soprattutto dal suo funerale.

La morte è una esperienza totalizzante, come dirà il filosofo Elias Canetti:

Il morto tuttavia, che non si drizzerà più, suscita un’impressione enorme. Il primo impulso in chi vede dinnanzi a sé un morto, specialmente se il morto in qualche modo lo riguarda, ma non solo in tal caso, è l’incredulità. […] Subentra allora il terrore di fronte alla realtà della morte, che si potrebbe definire l’unica realtà, una realtà talmente inaudita che include in sé tutto il resto. Il confronto con il morto è un confronto con la propria morte, meno di essa poiché non si muore veramente, più di essa poiché ce n’è sempre anche un’altra.[…] l’uomo non crede mai del tutto alla morte finché non l’ha sperimentata. E la sperimenta negli altri. […]
Per comprendere come dal trionfo palese, ammesso, che procura onore e gloria e che perciò è ambito, è indispensabile configurare la situazione della battaglia, proprio nella sua forma originaria. […] La presenza fisica del nemico, vivo e poi morto, è indispensabile. Ci dev’essere stata necessariamente battaglia e uccisione; tutto dipende dallo specifico atto di uccidere.

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Quello che differenzia quindi il ritorno di Superman dal mito dell’eroe invincibile, che morendo cessava di esistere, è insito proprio nel suo carattere eccezionale scaturito dalla sua rinascita e dalla sua sopravvivenza nei 4 “sostituti” Steel, Superboy, Cyborg Superman e Eradicator che non solo fanno sopravvivere “una parte” di Superman (l’elemento più vistoso è ovviamente il simbolo sul petto) ma sono anche loro dei sopravvissuti.

Utilizzare il simbolo di Superman è un modo per rendersi riconoscibili, affermando così di essere pronti a fronteggiare il pericolo, un pericolo che è la morte palesatesi in Doomsday.

Per approfondire questo concetto dobbiamo scomodare un altro filosofo, Martin Heidegger:

[…] il “si muore” diffonde la convinzione che la morte riguarda per così dire il Si anonimo. […] Il “morire è in tal modo livellato a un evento che certamente riguarda l’Esserci, ma non concerne nessuno in proprio. Mai come in questo discorso intorno alla morte si fa chiaro che alla chiacchiera si accompagna sempre l’equivoco. Il morire, che è un mio modo assolutamente insostituibile, è confuso con un fatto di comune accadimento che capita al Si. […] Con questo equivoco l’Esserci si pone alla condizione di perdersi nel Si rispetto al poter-essere eminente che appartiene al suo se-Stesso più proprio. Il Si fonda e intensifica la tentazione di coprire a se stesso l’essere-per-la-morte più proprio.

La chiacchiera che Heidegger vuole evitare, e che si manifesta fra l’altro con il tentativo di Lex Luthor di vincolare Superboy ad un contratto televisivo, è la non-più-eccezionalità (in termini heideggeriani l’inautenticità) del fatto che Superman sia morto e abbia lasciato un vuoto tale da ispirare altri persone ad essere eroi oppure semplicemente a prenderne il posto; questo circolo può essere interrotto solo ed esclusivamente da un altro caso eccezionale quale la resurrezione-sopravvivenza di Superman.

Superman è tornato:

[…] la sensazione di forza che scaturisce dal sopravvivere è fondamentalmente più forte di ogni afflizione: la sensazione d’essere eletti fra molti che hanno un comune destino.

La diversità con cui Superman si manifesta è testimonianza di una rinascita più che di una resurrezione, al classico costume rosso e blu si è sostituita una tuta nera. In questo concetto vi è un plusvalore ontologico che lo separa e rende impossibili qualsiasi lettura cristiano-messianica.

Una delle prime immagini con cui veniamo a sapere che Superman è ancora vivo è in posizione fetale è pronto ad una “nuova” vita, non può essere un nuovo Cristo, manifestandosi in tutta la sua fisicità senza segni della morte, ma al contrario i capelli lunghi sono sinonimo di una vitalità piena e completa. Qui Superman è nella pienezza del suo essere non solo perché heideggerianamente ha fatto esperienza autentica dell’essere-per-la-morte, ma soprattutto perché nella scena che coinvolge Lois, l’abbraccio e il bacio che ne seguono si rifanno direttamente alle riflessioni di Canetti e formano un parallelismo molto forte con le scene della morte ovvero il combattimento, la scazzottata, con Doomsday.

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Ancora Canetti:

All’istante del contatto, l’intenzione di un corpo verso l’altro si fa concreta […]. Solo un passo ci separa, quindi dal riconoscere l’atto decisivo del potere, là dove esso si manifesta nel modo più evidente, dai tempi remoti, fra gli animali e fra gli uomini: proprio nell’afferrare. 

Nel gesto del bacio, che segue l’abbraccio con Lois, con il quale Superman legittima la sua identità, è insito il carattere non-belligerante dell’azione tanto è vero che la distanza che il potente, sempre secondo Canetti, cerca di interporre fra sé stesso e le minacce incombenti viene annullata.

Ma è davvero Doomsday la nemesi definitiva dell’Uomo d’Acciaio? Con un geniale colpo di coda narrativo, infatti, gli scrittori decidono di accantonare l’abominio tuttavia il mostro risponde perfettamente al criterio che la filosofa Simone Weil individua nel concetto di simmetria applicato alla forza cioè:

Che tutti siano destinati, nascendo, a patire la violenza, è una verità a cui l’imperio delle circostanze chiude gli spiriti degli uomini. Il forte non è mai assolutamente forte, né il debole è mai assolutamente debole, ma l’un l’altro lo ignorano.

Ma soprattutto a quello poi di nemesi:

[…] tale castigo, di un rigore geometrico, che punisce automaticamente l’abuso della forza.

Il fatto che poi Doomsday non subisca né la “vendetta” né la “violenza” di Superman, almeno non immediatamente, rappresenta, e rappresenterà, sempre nemico insormontabile o quantomeno una minaccia da temere in ogni istante.

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Tuttavia, Doomsday non c’è quando Superman ritorna: manca la presenza del nemico a legittimare il suo ritorno.

Ancora Canetti:

La forma più bassa del sopravvivere consiste nell’uccidere. Così come l’uomo ha ucciso l’animale di cui si nutre, che ha trovato indifeso, e può farlo a pezzi e distribuirne i pezzi quali parti della preda per sé e per i suoi, così l’uomo vuole anche uccidere l’uomo che gli è di ostacolo, che gli si contrappone quale nemico. […] Egli tuttavia non deve interamente sparire, poiché la sua presenza corporea come cadavere è indispensabile a quella sensazione di trionfo.

La prima grande impresa di un Superman appena ritornato ovvero sventare il folle piano del Cyborg Superman servono proprio a questo. Nel tentativo di trasformare la Terra, infatti, Mogul e il Cyborg radono al suo la città di Coast City: si perdono milioni di vite ma se ne salvano miliardi, Superman non riesce ad impedirlo ma ne esce comunque vincitore.

Ultima citazione di Canetti:

Vincere e sopravvivere per lui coincidevano. Ma anche i vincitori devono pagare il loro prezzo. Giacciono fra i morti molti della loro stessa gente. Sul campo, amico e nemico giacciono commisti: il mucchio dei morti è una collettività. […] Colui al quale accade di sopravvivere più volte è un eroe. È più forte. Ha in sé più vita. Le potenze più alte gli sono benevole.

La Morte di Superman – Doomsday, l’eredità e l’influenza della storia

Il perno de La Morte di Superman era stato l’abominio Doomsday. La creatura tornerà ad affacciarsi in maniera regolare nella storia editoriale dell’Uomo d’Acciaio. Nella miniserie Superman/Doomsday Cacciatore e Preda di Dan Jurgens vengono rivelate le origini del mostro: si tratta di un esperimento genetico creato 250.000 milioni di anni fa lasciato “maturare” su un Krypton particolarmente primitivo e ostile, ecco spiegata l’ossessione per Superman una volta risvegliatosi, e precipitato sulla Terra per pura “coincidenza”. Esiliato alla fine del tempo alla fine di quella miniserie, Doomsday, grazie agli eventi di Ora Zero e a Brainiac, sarebbe tornato, questa volta senziente, nella miniserie La Guerra di Doomsday (sempre firmata da Dan Jurgens).

Il mostro giocherà anche un ruolo fondamentale durante e dopo l’evento Our Worlds at War. Se volete approfondire il personaggio vi consigliamo il volume Superman/Doomsday edito da Planeta DeAgostini che raccoglie tutte le principali apparizioni del personaggio dopo gli eventi de La Morte di Superman.

In tempi più recenti Doomsday è tornato nel 2011 per una saga intitolata Reign of Doomsday che coinvolgeva ben tre suoi cloni e una sua versione evoluta chiamata Doomslayer. Dopo il rilancio New 52, Doomsday ricomparirà per l’evento Doomed in cui si trasformerà in un virus capace di infettare e trasformare Superman in una sua copia. Entrambe le saghe sono state pubblicate da RW Lion sullo spillato dedicato all’Azzurrone.

La Morte di Superman ispirerà due romanzi, scritti da Roger Stern e Louise Simonson, e un retelling degli avvenimenti a fumetti da parte sempre della Simonson in un webcomic in 12 parti che avrebbe dovuto far allineare la morte con la nuova continuity dei New 52.

Nel 1995 uscì per Sega Megadrive e SNES il picchiaduro a scorrimento The Death and Return of Superman. Nel 2007 l’evento fu adattato nell’ottimo film animato Superman: Doomsday che ha poi goduto di una sorta di remake in due parti, The Death of Superman (2018) e Reign of the Supermen (2019), inserito nella continuity del DC Animated Movie Universe.

Infine il successo de La Morte di Superman fu tale da spingere Warner Bros. ad acquisire nuovamente i diritti per la produzione dei film facendo sviluppare a Jon Berg il mitico script denominato “Superman Reborn” e successivamente “Superman Lives” al quale avrebbero lavorato senza successo, dopo numerosi rimaneggiamenti, anche Tim Burton e Kevin Smith fra gli altri.

La morte di Superman è, come ben sappiamo, uno dei perni su cui si basa anche la visione dell’universo cinematografico DC così come pensato dal regista Zack Snyder per la sua ideale trilogia Man of Steel, Batman v Superman Dawn of Justice e Justice League.

La Morte di Superman, le edizioni italiane

La Morte di Superman è uno degli eventi che ha beneficiato di maggior riedizioni in volume in Italia. L’evento fu il catalizzatore di uno periodi di maggior successo dei fumetti di Superman nel nostro paese con il lancio nel 1993 dell’omonimo quindicinale spillato edito dalla Play Press preceduto proprio da un agile volume brossurato, presentato in anteprima a Lucca Comics & Games del 1993, che raccoglieva lo scontro fra Superman e Doomsday.

Con l’avvento di Planeta DeAgostini poi la saga fu ripubblicata in un massiccio volume omnibus di circa 800 pagine che raccoglieva anche alcuni albi tie-in non apparsi precedentemente. RW Lion ha poi rieditato l’evento in due volumi intitolati La Morte di Superman e La Resurrezione di Superman. 

La Morte di Superman ha goduto anche di alcune edizioni economiche nelle collane I Classici del Fumetto di Repubblica, Superman (Mondadori)DC Comics: Le Grandi Storie dei Supereroi (RW Lion/Eaglemoss) si tratta però di edizioni parziali che raccolgono solo la morte e non le saghe successive con il ritorno.

Tutte le edizioni italiane godono di una discreta traduzione ed adattamento.

Ultima in ordine di tempo arriverà per Panini DC Italia la ristampa, in una nuova edizione, dell’omnibus che, per chi non ne fosse in possesso, diventa imprescindibile.

Anche negli Stati Uniti La Morte di Superman ha goduto di numerose edizioni in volumi singoli brossurati e cartonati e ovviamente anche omnibus. Tutte le edizioni si esauriscono in tempi rapidissimi, per esempio l’ultima edizione omnibus, datata aprile 2019, è già esaurita. Secondo lo storico del fumetto Matthew K. Manning, La Morte di Superman è il volume brossurato più venduto della storia.

Acquista la nuova edizione dell’omnibus La Morte di Superman targato Panini DC Italia.