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Crisi sulle Terre Infinite – la più grande storia DC mai raccontata

Agli inizi degli anni ’80 maturò in seno alla dirigenza DC e ad un gruppo di scrittori ed editor la consapevolezza che bisognasse creare un evento la cui portata avrebbe permesso di semplificare e rendere accessibile l’universo narrativo DC e la sua continuity, quell’evento sarà Crisi sulle Terre Infinite e uscirà nel 1985 in concomitanza con il 50° anniversario della stessa DC.

Fino a quel momento l’Universo DC era composto da una serie infinita di terre parallele. Questo assetto aveva permesso alla casa editrice di poter far convivere prima di tutto gli eroi della Golden Age – quelli nati e che avevano vissuto dagli anni ’30 fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale grossomodo – e quella della Silver Age – quelli di “seconda generazione” come The Flash o Green Lantern il cui rinnovamento era stato promosso dalla geniale mente creativa dell’editor Julius Schwartz. In seconda battuta questo assetto permetteva alla DC di poter far convivere tutte le sue anime dalle pubblicazioni supereroistiche a quelle western passando per quelle fantasy e fantascientifiche più pure.

Il tutto trovò poi una incredibile valvola di sfogo nelle Crisi che annualmente dal 1963 al 1982 animava gli albi di Justice League of  America facendo incontrare la Justice League of America, che alloggiava su Terra-1, con la Justice Society of America che alloggiava invece su Terra-2. La formula delle Crisi sulle Terre Multiple incontrò il favore del pubblico che ogni anno attendeva l’evento con impazienza ben presto però la formula si inaridì zavorrata dall’ipertrofia stessa dell’Universo DC e da un fumetto che stava, ancora una volta, cambiando radicalmente volto spostandosi dal realismo della Bronze Age al decostruzionismo della seconda metà degli anni ’80.

Crisi sulle Terre Infinite – Le Origini

La mente, e la penna, dietro Crisi sulle Terre Infinite è lo scrittore Marv Wolfman che agli inizi degli anni ’80 aveva già lanciato uno dei più incredibili successi commerciali della DC ovvero I Nuovi Giovani Titani, guadagnandosi una certa fiducia con la dirigenza DC. Per questo nel 1981 lo scrittore, vista anche l’insistenza con cui una cerchia sempre più ampia di lettori sottolineava una serie di contraddizioni all’interno della continuity dell’Universo DC, ripropose una idea che gli era stata già respinta negli anni ’70: una serie limitata in cui comparissero in qualche modo tutti i personaggi DC e che servisse a “sistemare” la continuity.

L’idea era ovviamente mutuata dalle Crisi che a partire dagli anni ’60 Wolfman leggeva avidamente e dalla serie Il Prigioniero, la prima serie TV concepita per avere un inizio e una fine prestabilite. Negli anni ’70 l’idea fu respinta perché all’epoca l’idea stessa di una serie limitata era commercialmente impraticabile: i primi numeri di un fumetto vendevano poco e bisognava attendere almeno una dozzina di numeri per capire se la serie aveva incontrato il favore del pubblico.

Wolfman ripropose il progetto nel 1981 e gli fu immediatamente approvato ma lentamente venne fatto slittare di ben 4 anni non solo per la difficoltà nella sua progettazione ma anche per farlo coincidere con il 50° anniversario della DC. Inoltre Crisi sulle Terre Infinite passò da 8 a 10 numeri e poi a 12 così come poi venne pubblicato.

Pensate che la DC assunse uno dei fan più attivi dell’allora fiorente comunità di appassionati e delle fanzine, Peter Sanderson, che dal 1981 al 1983 lesse tutto l’archivio della casa editrice – ben 50 anni di fumetti più o meno – tracciando la prima vera e propria storia editoriale della DC che si concretizzò in un tre grossi raccoglitori ad anelli pieni zeppi di appunti. Sanderson nel 1984 fu assunto poi alla Marvel.

“Ogni generazione di lettori di fumetti dovrebbe avere il diritto di leggere storie che le appartengono, non quelle che riconoscono come proprie i fratelli maggiori e i genitori.” Marv Wolfman

Mondi vivranno, mondi moriranno e l’Universo non sarà più lo stesso…

Le intenzioni di Crisi sulle Terre Infinite quindi nella mente degli autori e del team editoriale DC erano chiarissime, il difficile veniva però ora cioè realizzare una storia che non fosse meramente enciclopedica ma che facesse fare un vero e proprio viaggio al lettore all’interno del Multiverso DC tale da poter poi fargli accettare, e giustificare alla fine, la presenza di una sola Terra e di una sola continuity.

Wolfman inizia allora questo viaggio da quel Sindacato del Crimine di Terra-3 che era stata una delle Terre più affascinanti introdotte nelle Crisi “originali”. Sarà il loro, il mondo che per primo verrà spazzato via da un’onda bianca che si rivelerà essere poi antimateria che tutto inghiotte e cancella mentre vengono introdotti i primi due personaggi fondamentali ovvero il misterioso Pariah e Alexander Luthor Jr., figlio di Alexander Luthor l’unico eroe di Terra-3 e di sua moglie Lois Lane, che, spedito in orbita con un razzo, verrà subito raccolto dall’altrettanto enigmatico Monitor e dalla sua aiutante Harbinger.

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Nella fase preliminare della pubblicazione di Crisi sulle Terre Infinite, era stato chiesto team creativi di alcune specifiche serie di mostrare nel corso di tutto il 1984 almeno due volte Monitor, questa figura nell’ombra che era “apparso” per la prima volta in New Teen Titans #21 come fornitore di armi e tecnologia ai supercrimanali dell’Universo DC e seguito a ruota dalla stessa Harbinger su New Teen Titans Annual #2.

Il loro ruolo viene subito chiarito e non senza drammaticità: Monitor sta raccogliendo una serie di eroi e criminali in tutto il Multiverso a difesa di alcune mastodontiche torri che, immagazzinando energia positiva, contrastano seppur a fatica l’ondata di antimateria. Harbinger è quindi la messaggera del Monitor nel Multiverso ma anche la depositaria della sua storia che viene inesorabilmente erosa ma non solo. Harbinger è anche corrotta, per la sua stessa natura, dall’Antimonitor, il vero antagonista di Crisi sulle Terre Infinite e figura speculare ed opposta al Monitor, che vuole far prevalere proprio l’antimateria ed ha iniziato anche lui a raccogliere alleati come lo Psico-Pirata, capace di controllare attraverso la Maschera di Medusa in suo possesso le emozioni umane, e a fare prigionieri come The Flash, Barry Allen, che è in grado di superare le barriere vibrazionali fra le varie Terre.

Per ogni Terra consumata dall’antimateria il potere dell’Antimonitor cresce e il Monitor si indebolisce. Alla fine di Crisis on Infinite Earths #4 proprio Monitor sarà colpito a morte da Harbinger, che ha ormai ceduto all’Antimonitor, ma non prima di riuscire a salvare Terra-1 e Terra-2 che, trasportate in un limbo spazio-temporale iniziano ad avvicinarsi e a sovrapporsi annullandosi una volta che il processo sarà completo.

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A questo punto all’onda distruttiva di antimateria, oltre Terra-1 e Terra-2, sono sopravvissute solo altre tre Terre: Terra-X – dove i nazisti hanno vinto la guerra ed è abitata dallo Zio Sam e dai suoi Freedom Fighters – Terra-4 – abitata dagli eroi della Charlton Comics come Blue Beetle – e infine Terra-S – abitata da Shazam! e dalla sua Famiglia e dai loro nemici. Queste tre terre sopravvissute diventano fondamentali per la vittoria dell’Antimonitor e sono tenute sotto il giogo dello Psico-Pirata.

Nei primi 6 albi di Crisi sulle Terre Infinite Marv Wolfman compie diverse ed audaci operazioni narrative.

La prima è sicuramente quella di traghettare il lettore lungo tutti gli angoli del Multiverso DC, anche e soprattutto quelli più reconditi come quelli di Anthro o Bat-lash e che abbracciavano non solo le pubblicazioni strettamente supereroistiche ma anche fantasy, western e così via, per salutarlo.

Poi introducendo in maniera tutt’altro che usuale i protagonisti dell’evento che risultano tutte figure strettamente e tragicamente connesse: Monitor e Antimonitor ovviamente, ma anche Pariah, Harbinger, Psico-Pirata e Alexander Luthor Jr.

Infine c’è quella più evidente sin dalle prime pagine del primissimo numero: la quantità di personaggi, eroi e criminali, che compaiono anche contemporaneamente nella stessa pagina è pazzesca. La ricerca è certosina e l’interazione fra loro è senza precedenti come quella fra i due Superman. Il tutto è merito del talento di George Pérez che si era già messo mostra, sempre con Marv Wolfman, su I Nuovi Giovani Titani grazie ad un tratto plastico, realistico e particolarmente attento al dettaglio.

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In Crisi sulle Terre Infinite però Pérez compie un salto qualitativo notevole. La prima cosa che risalta subito all’occhio del lettore sono infatti le maestose splash-page talvolta doppie in cui il disegnatore con mano certosina riesce ad inserire anche un centinaio di personaggi – come accade all’inizio di Crisis of Infinite Earths #5 – ma quello che sorprende, e che poi influenzerà la generazione successiva di disegnatori, è l’utilizzo dinamico e inedito della dimensione verticale nella costruzione della tavola.

La spinta alla verticalità come soluzione per amplificare la spettacolarità e la portata degli eventi si traduce anche in una maggiore attenzione alla cinesica e alla drammatica espressività dei personaggi coinvolti in avvenimenti che anche rispetto agli standard delle loro avventure era assolutamente di portata eccezionale.

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La tavola viene organizzata nella coordinata base verticale permettendo al disegnatore una scansione ritmica e spazio-temporale su tre o più piani, che a sua volta permette in questo modo una narrazione parallela per più luoghi e personaggi, in una evoluzione della forma striscia nel senso più classico del termine e dove poi al suo interno il disegnatore costruisce con riquadri anche piccolissimi e con l’interruzione del piano della sequenza un altro microcosmo compositivo-narrativo che ad oggi è stato imitato ma non ha mai raggiunto l’equilibrio e la coerenza stilistica e narrativa di Crisi sulle Terre Infinite.

…di hubris e tragicità

Alla fine di Crisis on Infinite Earths #6, Alexander Luthor Jr. utilizza i suoi poteri – è un essere composto in egual misura di materia positiva e antimateria – per strappare le tre terre rimaste all’Antimonitor seppur la loro popolazione rimanga sempre sotto il controllo dello Psico-Pirata. La loro sincronizzazione con Terra-1 e Terra-2 significherà il collasso definitivo dell’universo. In questo scenario Brainiac inizia a raccogliere tutti i supercriminali, Lex Luthor fra i primi, per cercare di conquistare per sé almeno uno di questi mondi.

A questo punto gli eroi vengono chiamati a raccolta da Alexander Luthor Jr., Pariah e Harbiger sia per mettere a punto un piano che sconfigga l’Antimonitor definitivamente sia per essere messi al corrente della genesi della Crisi.

Tutta inizia su OA, il pianeta dei Guardiani e fondatori del Corpo delle Lanterne Verdi, dove lo scienziato Krona tenta di scoprire i segreti della creazione; l’esperimento fallisce e il contraccolpo energetico frammenta l’universo positivo in una miriade infinita di universi paralleli dando vita anche all’universo di antimateria. Sulle lune di OA e Qward – il suo pianeta gemello nell’universo di antimateria – nascono due creature uguali ed opposte cariche di energia positiva e antimateria rispettivamente: una volta appresa della loro reciproca esistenza scoppia un conflitto che dura milioni di anni che culminando con il loro stordimento reciproco.

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Dopo 9 miliardi di anni, un altro scienziato, Pariah, spinto dalla stessa curiosità, cercherà di ripetere lo stesso esperimento risvegliando i due e scatenando la Crisi che ha decimato gli universi.

Barry Allen: il primo, e unico, santo dell’Universo DC

A questo punto gli eroi decidono finalmente di rispondere al loro temibile nemico e grazie ai poteri di Alexander Luthor Jr. aprono un portale verso l’universo di antimateria dove la battaglia farà segnare la prima “vittoria” degli eroi ma il prezzo sarà carissimo: Supergirl rimarrà uccisa dall’Antimonitor.

È il primo degli eroi che cadrà d’ora in poi. L’attacco a Qward ha permesso infatti a Barry Allen di risvegliarsi dal controllo dello Psico-Pirata e con un sacrificio estremo decide di far detonare l’enorme cannone ad antimateria con cui l’Antimonitor voleva disintegra le terre rimaste.

In una corsa disperata, Barry Allen svanisce nella Forza della Velocità distruggendo il cannone. Tra le macerie di Qward non restano che il suo costume vuoto e l’anello di Flash.

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A metà della sua corsa Crisi sulle Terre Infinite mostra il suo carattere intrinsecamente altro rispetto agli incontri fra eroi fino a quel momento organizzati: gli intenti celebratori, quasi gioiosi degli anni ’60 e maturati poi in una certa consapevolezza narrativa negli anni ’70, svaniscono da un lato nel carattere perentorio della morte di due eroi e protagonisti di primaria importanza della continuity e dall’altro nella rivelazione della natura immanente di un conflitto che si esplica in una tensione ontologica, un anelito alla sopravvivenza i cui attori principali – così come i protagonisti delle grandi tragedie greche –  sono inevitabilmente forieri di uno spostamento di valori in cui ed in cui i (super)eroi stessi sono inconsapevoli testimoni ricordando a tratti il ruolo del coro, mutuato sempre dalla tragedia greca.

Il grande antagonista, l’Antimonitor, vuole sopravvivere dopo essere stato creato insieme alla sua controparte “positiva” dalla tracotanza – dalla hubris – dell’uomo “comune” che viene poi reiterata nel tempo e verrebbe da dire anche nello spazio.

La curiosità sfida le leggi naturali – forse in una inconsapevole meta-testualità degli autori che organizzano l’evento per rispondere all’esigenza sempre più pressante dei lettori di voler capire tutte le connessioni possibili dell’universo (narrativo) – e lo scotto da pagare è misurato in termini di vite e gesti eroici che trascendono ancora una volta la dionisiaca adesione alla vita che rappresentava l’origini stessa del genere letterario diventando consapevolezza della propria finitezza esistenziale-editoriale, concetto che qualche anno più tardi verrà padroneggiato da Grant Morrison e viene espresso benissimo nell’ondata di antimateria, che lontano dal krackle di kirbyana memoria, è invece un bianco che avanza quasi come un colpo di una mastodontica gomma contro decenni di matite, chine e colori.

In maniera diversa, e con modalità consone ovviamente ai loro ruoli, Supergirl e ancora più profondamente Flash attestano questa istanza che diventa pregna di un significato salvifico e impossibile da replicare/emulare/cancellare se non attraverso un lungo processo di elaborazione del lutto che deve prima di tutto rimarginare la ferita provocata dalla nostalgia.

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All’inizio della lavorazione di Crisi sulle Terre Infinite, i due autori stilarono una lista di possibili vittime: l’intento era quello di uccidere alcuni personaggi sia per mostrare il carattere “definitivo” dell’evento sia per ripulire la continuity di una serie di personaggi “doppioni” o ritenuti “ridondanti”. Si era già deciso che Superman sarebbe stato “depotenziato” e rilanciato come unico kryptoniano, eliminare Supergirl quindi era necessario, mentre The Flash arrivava dal lunghissimo arco narrativo, durato circa due anni, del suo processo che aveva fiaccato i lettori facendo perdere terreno sia al personaggio che alle vendite tant’è che infatti la serie venne chiusa con The Flash #350 dell’ottobre 1985. Si pensava già ad un rilancio ovviamente le cui proporzioni però non erano state ancora ben inquadrate e il cui protagonista sarebbe stato a sorpresa il suo pupillo Wally West.

Ex nihilo nihil fit

Il coraggio di Supergirl e il sacrificio di Flash sembrano forieri della vittoria: le Terre smettono di fondersi, l’universo di antimateria sembra scomparire così come le tracce di antimateria dal corpo di Alexander Luthor Jr.. Ma si tratta solo di una colpa apparente spezzata da un lato dall’assalto dei supercriminali guidati da Brainiac e Lex Luthor da un lato e dal ritorno, preannunciato dallo Spettro, dell’Antimonitor rifugiatosi all’origine del tempo per sfruttare l’esperimento di Krona come ponte di conquista per tutto il creato.

La tregua è obbligata ed eroi e criminali decidono di collaborare dividendosi in due gruppi: gli eroi vanno ad affrontare direttamente l’Antimonitor, divenuto un essere dalle proporzioni titaniche, i criminali tornano invece indietro nel tempo per impedire l’esperimento di Krona il tutto facilitato dalla Piattaforma Cosmica alimentata dai due velocisti più importanti ovvero Jay Garrick, il Flash di Terra-2, e Wally West aka Kid Flash ritiratosi dopo gli eventi de Il Contratto di Giuda sulle pagine di The New Teen Titans dopo aver scoperto che usare la Forza della Velocità lo stava uccidendo.

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Entrambi i gruppi falliscono eppure lo Spettro, intervenendo pochi istanti prima del fallimento, afferra la mano dell’Antimonitor – la stessa che Krona osserva durante il suo esperimento all’inizio della creazione – causando l’esplosione primordiale. Tutto ciò che era non c’è più: l’universo può ricominciare da zero.

Un unico universo

Nelle loro intenzioni iniziali Marv Wolfman e George Pérez avrebbero esaurito il loro compito con Crisis on Infinite Earths #10 e i futuri team creativi delle varie serie si sarebbero dovuti attenere ad una guida scritta in prosa dallo stesso Wolfman e illustrata sempre da Pérez denominata History of DC Universe che sarebbe stata pubblicata successivamente. La continuity era azzerata, il multiverso collassato ma la dirigenza DC non era soddisfatta: il rischio di un colpo di spugna così drastico e apparentemente senza “spiegazioni” rischiava di disorientare lettori e scrittori.

Si decise quindi espandere Crisi sulle Terre Infinite con altri due numeri che si riveleranno fondamentali.

Ritrovatisi nella Titan Tower a New York molti degli eroi si rendono conto che non posso tornare nei loro universi si appartenenza. Emblematico è il caso del Superman di Terra-2 che in un solo drammatico istante si rende conto che il suo mondo, compresa sua moglie, non esistono più.

Ma il peggio deve ancora venire perché l’Antimonitor non è ancora sconfitto e con un ultimo disperato tentativo di sopravvivenza trascina la Terra nell’universo di Antimateria. Harbinger, con Alexander Luthor Jr. e Pariah, raccoglie un gruppo di eroi per attaccare l’avversario: la battaglia è estenuante e costringe ad attingere a tutto l’aiuto possibile comprese le forze mistiche e addirittura quelle di un nemico temibile come Darkseid.

Alexander Luthor Jr. inizia sempre grazie ai suoi poteri lentamente ad aprire un varco per riportare la Terra indietro mentre Superman, Superman di Terra-2, Superboy Prime – proveniente da una Terra dove è l’unico supereroe – e Wonder Woman rispondono colpo su colpo all’Antimonitor che alla fine sarà ricacciato proprio con un immenso colpo da Superman nel sole sancendone la fine.

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Il trionfo è ancora una volta amaro: Wonder Woman colpita dall’Antimonitor morente regredisce ritornando l’argilla da cui era stata creata mente Superman, Superboy Prime e Alexander Luthor Jr. non potendo tornare sulle loro rispettive terre decidono di recarsi in un universo tascabile creato proprio da Alexander Luthor Jr. e dove ad attenderli c’è già la Lois di Terra-2.

Il simbolo del nuovo inizio è Wally West che, dopo aver raccolto l’anello e il costume del suo mentore, risulta guarito dalla sua malattia e deciderà di indossare i panni di Flash dismettendo quelli di Kid Flash.

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Sulla Terra inizia la ricostruzione mentre coloro che ricordano la Crisi piangono i caduti mentre il ricordo del multiverso inizia a svanire custodito da Harbinger e Pariah e da un oramai irrecupibile Psico-Pirata rinchiuso nell’Arkham Asylum.

Le Conseguenze

Crisi sulle Terre Infinite non è il primo crossover del mondo dei comics inteso nell’accezione moderna del termine. Quel primato spetta a Secret Wars della Marvel uscito un anno prima e organizzato in fretta e furia dalla Casa delle Idee quando i dettagli del progetto DC iniziarono a trapelare. Il crossover della Marvel fu un successo di vendite – seppur impossibile da confermare la leggenda vuole che i 12 albi di Secret Wars polverizzarono le vendite dei 25 anni precedenti di tutta la produzione Marvel, Spider-Man compreso – ma fu accolto tiepidamente da critica e pubblico.

Crisi sulle Terre Infinite fu invece un successo commerciale ma anche di critica e pubblico che ne apprezzarono la portata magniloquente e soprattutto capirono che gli avvenimenti della serie sarebbero stati permanenti.

Crisis on Infinite Earths #12 inoltre esce a marzo 1986 aprendo idealmente l’anno che segna lo zeitgeist del fumetto americano. In quell’anno infatti uscirà Maus, opera che eleverà la produzione americana di fumetti oltre la sua innata commercialità, mentre il decostruzionismo di Watchmen e de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro esautoreranno il genere supereroistico, depurandone la forma e i contenuti in cerca di spunti formali nuovi e di una fruizione più matura.

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È bene sottolineare come oggi pensiamo ad un evento crossover organizzato e strutturato già di modo che segua un automatico rilancio delle serie ad esso correlato e/o al lancio di nuove serie cosa impensabile per la DC dell’epoca che aveva già impiegato 3 anni e mezzo in pratica solo per coordinare tutto Crisi sulle Terre Infinite.

Sostanzialmente c’era ancora spazio affinché alcuni team creativi si congedassero e facessero congedare i lettori da incarnazioni dei loro eroi che di fatto non esistevano più, basti pensare a Superman #423 e Action Comics #583 con cui ad Alan Moore venne chiesto di salutare il Superman pre-Crisi.

Passati i mesi di assestamento quindi partì la girandola di rilanci: Man of Steel fu la miniserie con cui John Byrne rilanciò Superman, Frank Miller rinarrò le origini di Batman nel seminale arco narrativo Anno Uno (Batman #400-407) mentre a George Pérez fu data l’opportunità di rilanciare, anche come sceneggiatore, Wonder Woman dando libero sfogo al suo estro barocco.

Molte serie ripartirono da #1, altre beneficiarono di miniserie che aggiornavano parallelamente alle serie regolari le origini dei protagonisti come Green Lantern le cui origini di Hal Jordan vennero rimaneggiate nella miniserie Emerald Dawn.

Creativamente si aprì un periodo fertile in cui si tentarono diversi approcci dalle miniserie tradizionali a quelle in formato prestige, dai cambi di costume ai cambi di protagonisti, da una spinta narrativa più edgy a soluzioni più tradizionali.

Alcuni esempi: Hawkworld e Adam Strange con la loro fantascienza influenzata da un certo fumetto europeo diventano fanta-politica; il raffinatissimo Blackhawk di Howard Chaykin e l’arrivo di una ondata di scrittori dal Regno Unito; il lato mistico che venne rivisitato con nuovi protagonisti come il Dottor Fate; The Flash aveva un nuovo protagonista in Wally West o ancora il cambio di location e atmosfere del Green Arrow di Mike Grell.

Altre serie continuarono con la loro numerazione, altre cercarono di spiegare le conseguenze dalla Crisi con stratagemmi che si riveleranno un’arma a doppio taglio vedasi la Legione dei Super-Eroi e il suo universo tascabile per spiegare la presenza di Superboy nelle sue storie o il Last Days of the Justice Society America Special con cui si spiegò l’assenza dai libri di storia dell’Universo DC post-Crisi della Justice Society of America intrappolata da Hitler grazie ai poteri della Lancia del Destino in un’altra dimensione a combattere un Ragnarok perenne.

Un dato fu però incontrovertibile: per quanto il progetto Crisi sulle Terre Infinite fosse stato tarato al millimetro le sue conseguenze presentarono delle incongruenze – nate spontaneamente o per disattenzione degli autori delle serie mensili – che sarebbero riverberate nei decenni successivi e avrebbero fornito, loro malgrado, materiale per altri eventi da Armageddon 2001 ad Ora Zero passando per Il Regno – il cui farà capolino il concetto di ipertempo – fino alle estreme conseguenze di Crisi Infinita, Flashpoint e Multiversity.

Crisi sulle Terre Infinite aprirà in definitiva un incredibile filone parallelo in seno al già ricchissimo substrato narrativo dei personaggi DC e della sua complessa storia editoriale. Una storia assolutamente da leggere e da avere nella propria libreria che rappresenta un vero e proprio testo sacro per i fan DC, una incredibile prova di stile sia nella scrittura che nel disegno e un canovaccio da cui tutto il mondo dei comics non si è grossomodo mai più affrancato.

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