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Hanna stagione 2, recensione: la disobbedienza salva

E’ passato solo un anno dall’uscita della prima stagione su Amazon Prime Video, ma Hanna cambia parzialmente veste e si dà una decisa carica di adrenalina e potenza ancora maggiori rispetto agli episodi precedenti. Dalla regia di David Farr e Tom Coan, la seconda stagione sbarca venerdì 3 luglio con otto nuovi episodi da circa cinquanta minuti l’uno, un format che riprende il calco della stagione precedente, sempre sulla piattaforma streaming di Jeff Bezos.

Ve lo anticipiamo subito; qualora non vi avesse convinto la prima stagione, questa seconda uscita porta con sé una ventata decisa di aria fresca, uno svecchiamento definitivo, tanto brio e adrenalina sia nella sceneggiatura, sia nella colonna sonora. Un rinnovamento che ha ben giovato a una storia di cui ci addentriamo subito nei dettagli.

– Se non me ne andrò mai, allora perché mi stai addestrando? 

– Perché un giorno non ci sarò a proteggerti, e dovrai occupartene da sola. 

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Hanna, la rediviva

Nata come co-produzione tra NBC Universal International Studios, Working Title Television, Focus Features e Amazon Studios, la trama si focalizza ora molto di più sulle vicende delle reclute nella corporazione Utrax, sullo sviluppo delle potenzialità di Hanna e Clara, fuggita con lei in un foresta rumena e sulle tappe del viaggio della straordinaria, giovane protagonista alla ricerca della verità sulla propria identità.

Questa impresa non si rivela affatto semplice: la incontriamo subito mentre si dà alla fuga, braccata dagli scagnozzi della Utrax, la minacciosa agenzia governativa, triangolando le ambientazioni tra Europa dell’est, Europa dell’ovest e USA, precisamente coinvolgendo nientepopodimeno che la CIA.

Il sipario si apre dove tutto era iniziato: in Romania. Si torna alle origini non solo nel nome della patria, ma anche nel contesto prettamente geografico: la foresta. Si comincia proprio come recitava l’incipit della prima stagione, ma il braccio destro di Hanna non è più il padre adottivo Erik Heller, caduto in battaglia nel tentativo di salvarla, ma l’amica Clara, una “ragazza speciale” proprio come la protagonista e anch’essa sfuggita (finora) alle grinfie della Utrax.

Nella foresta di Bukovina, il clima non è dei migliori: le due ragazze sono ricercate da droni che non concedono alcuna pietà, ma solo con l’intento e la notevole resistenza fisica di Hanna e gli escamotage di Clara, le due hanno la meglio e sfuggono alle prese del nemico, mentre un’altra vecchia conoscenza, la fredda, cinica, calcolatrice Marissa Wiegler, incontra una new entry, a livello di trama e di cast.

John Carmichael, ex mentore di Marissa a capo di una nuova divisione dell’operazione, è deciso a portare a compimento i suoi biechi scopi. Nulla di strano, insomma; si vanno a ripescare alcuni eventi accaduti verso l’epilogo della prima stagione, dove i conflitti erano decisamente aperti e le inimicizie venivano risolte a colpi d’arma da fuoco e a guerriglia dichiarata.

Nuovi volti, vecchie abitudini

Le trainees per Utrax arrivano a destinazione per raggiungere la seconda fase del programma, che sarà letale. Sono ora accolte in una zona non geolocalizzata e battezzata The Meadows, all’interno di una struttura davvero enorme e realizzata in chiaro stile anglosassone. Questa richiama quasi l’architettura di Highclere Castle, il castello della beneamata serie Downton Abbey, dove spunta una vecchia conoscenza: Sandy Phillips, la ragazzina che nella prima stagione non aveva voluto seguire le indicazioni di Clara per fuggire dal vecchio stabile dove erano collocate.

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Dall’altra parte dell’oceano intanto, la CIA assume un nuovo volto, quello di Terri Miller, agente incaricato di controllare da remoto le attività delle reclute, in particolare di Sindy e dell’amica Jules, cominciando la sua attività fingendo di essere la madre di Sindy mentre chattano in una sorta di sito web, chiaramente controllato dalla Utrax.

Se una pecca che balzava all’occhio nella stagione precedente era la parziale incongruenza con il film e il romanzo da cui è tratta l’omonimo prodotto seriale, a partire dall’aspetto fisico della protagonista. Del resto, difficile competere con una bellezza algida e distaccata come quella di Saoirse Ronan, attrice protagonista nel film omonimo uscito nel 2011, ma la regia è corsa ai ripari con un escamotage interessante e ben integrato nella narrazione.

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I duri hanno due cuori

Hanna non muore, mai, nemmeno facendole scoppiare una casa addosso. Ogni volta che la si dà per spacciata, si rialza scostandosi di dosso le macerie come se nulla fosse stato. Una mente fredda, quasi insensibile, sa ormai di poter contare solo su se stessa e forse per quel briciolo di sentimento che le è rimasto addosso e che nutre per Marissa. E viceversa.

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Sì, perché chi ha seguito la prima stagione, ricorda bene il carattere spietato della Wiegler, orientato al solo obiettivo di portare a termine il compito della Utrax, ma le cose cambiano. Questa seconda stagione è in realtà una seconda chance data a parecchi personaggi di lasciare da parte per un attimo (quasi letteralmente) la violenza e deporre le armi, dando sfogo alle proprie emozioni e liberando i sentimenti che albergano nel loro animo.

– Nessuno ti ha chiesto di farlo.

– Ma l’ho fatto per te.

Ad Hanna rimane addosso l’istinto primordiale alimentato dalla sua “formazione” inusuale e unica, che le ha permesso di tatuarsi nell’animo gli insegnamenti che il padre adottivo le ha inculcato benevolmente e che ancora oggi, a distanza di qualche tempo dalla sua dipartita, le rimbombano nella testa. Hanna rimane la vera ribelle, l’unica che (almeno apparentemente) non ha alcun fine personale, se non procurarsi la libertà definitiva.

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Lo spazio lasciato al lato più umano di queste “macchine da guerra” preparate da tutta la vita a difendersi dal delirio di onnipotenza umano è però relativamente poco, così come le scene dove possiamo veder affiorare lentamente la filosofia della serie. Ammesso che ci sia un altro credo all’infuori dell’azione thriller e del freddo perseguimento dei propri obiettivi.

Il pensiero di Jules sulla religione e la rivelazione del suo orientamento sessuale sono disseminati nei primi due episodi, soprattutto il secondo aspetto dei due appena citati, per poi essere rivelati nel terzo. Al contrario, l’attaccamento materno di Marissa per Hanna è evidente fin dai primissimi minuti, rivelati poi ancora di più dal nome con cui Hanna salva il suo contatto nello smartphone: “Mom”.

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Una serie non per tutti

Ci sono dunque alcune novità, sia nella trama che nel cast. Quest’ultimo presenta “lo starter pack” precedente, ma con aggiunte bonus e volti per nulla scontati: torna Esmé Creed-Miles, nei panni di Hanna, un po’ cresciuta ma non troppo, accanto alle altre ragazze della Utrax che assumono un ruolo decisamente più pronunciato e fondamentale ai fini narrativi.

Se una delle pecche della prima stagione era proprio la mancanza di volti abbastanza noti, o quantomeno riconoscibili ai più, questa volta la regia si è lanciata nell’ingaggio di volti come Dermot Mulroney, ricordato dagli utenti Prime Video per la serie Homecoming, al grande pubblico della televisione generalista per Il Matrimonio del mio migliore amico (casualità o meno, entrambi i prodotti vedono come co-star Julia Roberts).

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Non è l’unico: in questa nuova stagione compaiono anche Anthony Welsh e Cherelle Skeete, entrambi di colore nel rispetto delle pari opportunità e uguaglianze. Un fatto da non lasciar passare inosservato.

Allo stesso modo però ci è balzata all’occhio una problematica evidente: si dà quasi per scontato che lo spettatore di questa stagione sia già al corrente degli eventi usciti nel 2019, in quanto i flashback e gli agganci con la prima stagione non sono troppo frequenti (se non qualche indizio recuperato alla buona nei primi minuti del primo episodio).

Inoltre, l’inizio della stagione è quasi in medias res, senza troppe spiegazioni, complice una frettolosità registica che porta ad elaborare correttamente l’accaduto solo a chi conosce già Hanna. La bellezza è che è tutto molto più intenso, carico, con i nervi tesi, la voglia di ribellarsi e ritrovare un proprio equilibrio.

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D’altro canto, per ottenere una resa emotiva così pregnante, non poteva essere da meno il lavoro di regia, che non dissemina indizi casuali qua e là, tutto viene raccolto anche un po’ troppo velocemente forse, coerentemente con la velocità d’azione e la sbrigatività quali sono le caratteristiche della linfa vitale di Hanna. Forse proprio questa fretta ha lasciato spazio, purtroppo, ad alcune imperfezioni nella scelta delle azioni e della classica comparsa/scomparsa di dettagli (minimi, ma evidenti all’osservatore più attento).

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Ci chiediamo come sia stato possibile inserire certi errori nella trama, commessi da parte di ragazze così preparate e scaltre, ma in fondo così giovani. Forse è proprio questo, il segno che le contraddistingue: una gioventù ancora in parte inesperta e che non vede l’ora di avere una vita propria. Motivo per cui, è plausibile prevedere una terza stagione, ma tutto dipende dalle pieghe che prenderanno gli eventuali sviluppi, stando a come si concludono qui gli eventi.

Se volete recuperare il film originale di Hanna, vi consigliamo la versione DVD e Bluray.