Libri e Fumetti

Justice League – i fumetti essenziali

Quale fumetto o volume acquistare per iniziare la lettura? Dove trovo le origini? Quali sono le storie imprescindibili? Queste sono solo alcune delle domande che un lettore si pone quando deve addentrarsi in un nuovo universo narrativo e che, soprattutto per quanto riguarda l’ingresso nel mondo dei fumetti supereroistici, rappresentano spesso un ostacolo davvero difficile da sormontare a causa della forte stratificazione narrativa e dei continui rimaneggiamenti e rilanci delle serie e dei personaggi.

Oggi approfondiremo la biblioteca essenziale del gruppo principale della DC, la Justice League.

Vi ricordiamo che questo spazio è pensato per condurvi nella maniera più diretta e facile possibile all’interno dell’Universo DC e delle sue molte ramificazioni. L’obbiettivo è quello di andare alla scoperta dei suoi iconici e leggendari personaggi offrendovi una panoramica (il più possibile ragionata con puntuali riferimenti cronologici) delle letture da aggiungere alla vostra libreria.

Justice League: fumetti essenziali e letture consigliate

Le Origini

DC aveva ufficialmente inaugurato nel 1956 la Silver Age con la pubblicazione di Showcase #4, albo in cui aveva esordito il nuovo Flash ovvero Barry Allen. L’intuizione dell’editor Julius Schwartz era stata a dir poco lungimirante: rinnovare quei personaggi che avevano fatto la fortuna della casa editrice durante la Golden Age con piglio moderno, un design rivisitato e storie completamente nuove. Insomma aveva DC aveva realizzato il suo primo vero e proprio rilancio fornendo ai lettori quello che oggi è definito uno starting point.

La popolarità della casa editrice e dei suoi personaggi, in un riuscito mix di novità e tradizione, era in un momento di forte ascesa e Schwartz provò a dare la spallata definitiva al mercato. Dopo aver reintrodotto i singoli personaggi era giunto il momento, nel 1960, di rinnovare anche il primo supergruppo della DC ovvero la Justice Society of America. L’editor “vendette” la sua idea nella maniera più semplice possibile con lo slogan “immaginate se… i supereroi più grandi della Terra si unissero”.

Sostituendo il termine society (giudicato troppo equivoco in un momento storico in cui l’eco del maccartismo non si era ancora del tutto spento) con league (preso in prestito dalle leghe professionistiche di baseball) la Justice League of America esordì su The Brave and Bold #28, albo della testata antologica con data di copertina del marzo 1960, firmato da Gardner Fox ai testi e Mike Sekowsky alle matite.

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Alla JLA bastarono un paio di avventure su The Brave and The Bold per ottenere una propria testata e, pur non presentendo inizialmente mai in copertina e raramente all’interno né Batman né Superman (per timore che la loro presenza inficiasse le vendite delle loro serie regolari), il successo fu clamoroso e immediato. Si racconta che Schwartz si gongolasse della sua intuizione e del successo della JLA anche sui campi da golf dove una chiacchierata con Martin Goodman, editor della Marvel, portò alla nascita dei Fantastici Quattro come risposta al rinnovato gruppo DC.

La Justice League of America venne pubblicata ininterrottamente fino all’evento Crisi sulle Terre Infinite. Il suo rilancio non fu dei più felici con una squadra rinnovata guidata da Aquaman e Martian Manhunter e composta da eroi molto giovani (il così detto periodo Detroit in quanto si scelse la città del Michigan come nuovo quartier generale). Questa incarnazione non ebbe vita facile né lunga e la JLA fu rilanciata subito nel 1987 con un piglio inedito e leggero ripartendo da #1 e diventando Justice League International sotto la guida di Keith Giffen e J.M. DeMatteis.

Esaurita quella fase, la serie ritornò ad un approccio più tradizionale con cui entrò negli anni ’90 senza brillare particolarmente almeno fino al rilancio firmato da Grant Morrison a cui seguirono Mark Waid e Joe Kelly (trittico di autori che firmerà probabilmente le storie migliori del gruppo in assoluto) entrando poi negli anni 2000 con Brad Meltzer e Dwayne McDuffie.

Il primo decennio degli anni 2000 si chiuderà però in maniera abbastanza anonima. Sarà il rilancio New 52 a riportare la Justice League al centro dell’attenzione dei lettori e delle trame dell’Universo DC sotto la cura Geoff Johns prima e Scott Snyder poi intervallate dalla gestione Bryan Hitch in era Rebirth.

Origini – Justice League (Vol. 2 – New 52) #1-6 di Geoff Johns & Jim Lee

La Justice League ha molti inizi ma relativamente poche storie sulle sue origini nel senso letterale del termine. Spesso infatti la JL ritorna attiva semplicemente per necessità e con formazioni eterogenee inoltre uno degli aspetti più caratteristici del gruppo è la così detta “fase di reclutamento” che più volte nel corso della sua storia editoriale ha sostituito le classiche “origini”.

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Al netto delle origini Silver Age (su The Brave and the Bold #28 e Justice League of America #9) e del loro retelling nella maxiserie del 1998 JLA: Anno Uno di Mark Waid, Brian Augustyn e Barry Kitson se dovessimo esaminare le grandi gestioni del gruppo però ci ritroveremmo spesso con narrazione in media res e/o con il gruppo già formato o come detto poco fa in “fase di reclutamento”.

Per una vera e propria storia sulle origini dobbiamo fare un salto fino al 2011 e al rilancio New 52. Geoff Johns infatti prende in mano le redini della serie, che riparte ovviamente da #1, e la rende il fulcro di tutta quella stagione editoriale facendone di fatto la testata ammiraglia accompagnato non a caso da Jim Lee ai disegni.

Il primo arco narrativo di Justice League, intitolato Origini, vede Batman inseguire una sorta di creatura alata intenta a trasportare quella che ha tutta l’aria di essere una bomba. Ma il Cavaliere Oscuro non è l’unico sulle tracce della misteriosa creatura. A Gotham infatti giunge anche Green Lantern che conferma che la creatura e l’artefatto sono di natura aliena. I due decidono quindi di unire le forze interpellando l’alieno più noto a tutti… Superman!

Ma l’incontro fra i tre non è dei più amichevoli e a sedare gli animi arriverà un’altra conoscenza di Green Lantern ovvero Flash, il Velocista di Central City. Il problema è anche che l’artefatto non è l’unico presente sulla Terra e quando quello in possesso degli STAR Labs di Detroit improvvisamente si attiva a farne le spese è il giovane Victor Stone, figlio dello scienziato Silas, che viene fuso proprio con l’artefatto divenendo un ibrido uomo-macchina.

I timori di Batman sembrano essere confermati: si tratta dell’avanguardia di una invasione aliena. La battaglia è di per sé improba ma fortunatamente ai 4 eroi si aggiunge anche la misteriosa Wonder Woman, il diffidente Aquaman e il giovane Cyborg. Insieme i 7 respingono il mandante dell’invasione, il tiranno cosmico Darkseid che però giura vendetta agli eroi della Terra.

Justice League – Origini non è la storia che cattura al meglio lo spirito del gruppo ma sicuramente quella che, memore di quanto fatto nelle passate gestioni, lo pone subito al centro dell’azione e come cardine di una serie di avvenimenti che, messi in moto da questo primo incontro, troveranno non solo compimento con la fine della gestione di Johns (nell’arco narrativo denominato giustamente Darkseid War) ma addirittura con la fine dell’era New 52 stessa.

Johns mette insieme una Justice League di eroi “inesperti” che si incontrano per la prima volta (ricordiamo che il New 52 fu un reboot totale dell’Universo DC) e, insieme al lettore, imparano a conoscersi. Johns ha poi il merito di porre Cyborg all’attenzione del grande pubblico (a discapito purtroppo di Martian Manhunter escluso per la prima volta dalla formazione) dopo l’evento Flashpoint e dando al personaggio nuova linfa vitale e nuovo slancio.

A completare il tutto le matite taglienti e cinematografiche di un Jim Lee davvero in forma e autore di alcune sequenze davvero spettacolari.

La Justice League di Geoff Johns e Jim Lee fu, anche in Italia, la testata ammiraglia del rilancio New 52 così come pubblicato da RW Lion che la propose prima in albi spillati e poi in varie edizioni in volume. Per il primo arco narrativo Origini dovrete cercare un po’ soprattutto nell’usato ma il volume e gli spillati dovrebbero essere relativamente di facile reperibilità.

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La run

JLA di Gran Morrison

Esaurita la vena parodistica e leggera della Justice League Internation di Giffen e DeMatteis inaugurata nel 1987, la Justice League entra nel cuore degli anni ’90 con alcune sue incarnazioni oscure e interlocutorie. Si tratta di Justice League Task Force e di Extreme Justice, versioni della League che già dal nome lasciano intendere l’ispirazione estetica ancora prima che tematica dietro le due serie che avranno vita relativamente breve.

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DC decide, a cavallo fra il  1996 e il 1997, di rilanciare in grande stile il gruppo chiedendo al geniale Grant Morrison di prendere in mano le redini della testata che ripartirà da #1. L’autore scozzese accetta a patto che si ritorni alla formula iniziale ovvero ad una League composta dai 7 eroi principali del pantheon DC, nasce così JLA. 

JLA investe come un treno in corsa i lettori. Molti infatti si aspettavano trame complesse e metafisiche da parte dello scrittore scozzese che invece opta per un approccio diretto in cui gli eroi acquisiscono nuovamente il loro ruolo archetipico primevo derivato dalla mitologia classica da cui direttamente o indirettamente erano stati ispirati. Se da un lato quindi i personaggi “perdono” idealmente in profondità e spessore psicologico (in realtà non sarà così come dimostrato dall’evoluzione stessa della serie) “acquisiscono” in potenza.

Morrison giganteggia arco narrativo dopo arco narrativo alzando sempre di più la posta in gioco. Dall’inziale New World Order, in cui la League affronta il misterioso Hyperclan, passando per Rock of Ages con un Darkseid conquistatore della Terra (forse il miglior arco narrativo nella storia editoriale della Justice League) e per Earth-2, graphic novel in cui Morrison affronta il tema dell’eroismo rivisitando il Sindacato del Crimine d’America, e terminando la sua corsa con World War III mini evento in cui Mageddon, un’arma vivente costruita per uccidere gli Antichi Dei, viene respinta grazie all’aiuto di tutta la popolazione mondiale che acquisisce super-poteri!

L’espirazione di Grant Morrison sono evidentemente le storie della tarda Silver AgeBronze Age, il periodo “classico” della Justice League of America. Molti dei concept alla base delle sue storie infatti prendono le mosse da lì ma sono trattati senza l’ingenuità del passato e infusi invece di quella gravitas e di quell’epica che, investendo il resto dell’Universo DC, ne avrebbe preparato il terreno per una rinascita in termini meramente tematici e nell’approccio del decennio successivo.

Accompagnato da disegnatori incredibilmente azzeccati per ogni arco narrativo, da Howard Porter a Frank Quitely, la JLA di Morrison è un viaggio epico il cui obbiettivo è quello di alzare sempre di più la portata delle imprese di eroi che assomigliano più a divinità (come nell’evento One Million) che a semplici eroi ma lasciando il giusto spazio di manovra affinché i suoi successori potessero espandere in direzioni inedite e personali la serie.

Ma non solo. La JLA di Morrison ebbe il grande pregio di non interferire con il corso delle singole testate dei personaggi lasciando agli autori piena libertà e concentrandosi invece nel fornire spunti interessanti che verranno sviluppati in serie cult come Martian Manhunter di Ostrander e Mandrake, Lo Spettro dello stesso team creativo, Hourman e Aztek.  

La JLA di Grant Morrison fu proposta in un mensile spillato dalla Play Press con notevole successo di critica e pubblico. La Planeta DeAgostini decise poi di raccogliere l’intera gestione in un massiccio volume omnibus comprendente anche l’evento One Million e il graphic novel Earth-2.

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L’evento

Crisi di Identità di Brad Meltzer & Rags Morales

Nel 2004 Brad Meltzer confeziona una delle storie più drammatiche e telluriche con protagonista la Justice League: Crisi di Identità. La moglie di Elongated Man, Sue Dibny, viene assassinata e la League ovviamente inizia ad investigare alla ricerca del colpevole.

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Tuttavia man mano che l’investigazione procede emergono dettagli poco chiari su eventi passati che avevano coinvolto i membri stessi della League e il villain Doctor Light. La tensione è palpabile e crescente soprattutto fra gli stessi eroi (memorabile lo scontro fra Hawkman e Green Arrow) ed esploderà in maniera clamorosa coinvolgendo ancora una volta Batman ma non come accaduto in passato nel ruolo di “colpevole” bensì “vittima” e porterà alla implosione della Justice League stessa con ripercussioni in tutto l’Universo DC.

Brad Meltzer conclude, con una storia estremamente oscura, un percorso iniziato anni prima sulla Justice League volto ad utilizzare più i “vuoti” nelle relazioni dei personaggi anziché i “pieni” tipici della narrazione supereroistica d’azione.

Crisi di Identità è una storia che parte come un semplice murder mystery ed evolve in maniera “adulta” affrontando temi delicati tanto intimi quanto pubblici. Chiaramente si tratta di una storia fortemente character driven la cui portata è però pari a quella delle grandi saghe ricche di villain e azione. Qui infatti il villain è il sospetto, le posizioni e le convinzioni dei singoli personaggi e quello che rappresentano e in qualche modo tradiscono.

Per molti Crisi di Identità è la “morte” del supereroismo classico, per altri è la sua naturale evoluzione. Rimane assodato che Meltzer realizza una delle storie più influenti di sempre dell’Universo DC mettendo al servizio della storia le sue abilità di romanziere. Rags Morales realizza il suo lavoro più completo di sempre con tavole estremamente toccanti, con una regia e uno storytelling sempre teso e vibrante ed una perizia anatomica ed espressiva più volte imitata in altri contesti da molti suoi colleghi.

Crisi di Identità fu il canto del cigno della Play Press che lo pubblicò in due volumi ad una tiratura davvero bassissima. Per una ristampa in volume dovremo attendere la Planeta DeAgostini e più recentemente Panini DC Italia.

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L’albo singolo

“A League Divide” – Justice League of America #200 di Gerry Conway, George Peréz e AA.VV.

Justice League of America #200 (data di copertina marzo 1982) è una delle ultime grandi storie della JLA pre-Crisi nonché un albo celebrativo di 72 pagine scritto da Gerry Conway e disegnato da George Peréz (che sarebbe esploso di lì a pochi mesi con il suo lavoro su Crisi sulle Terre Infinite), Jim Aparo, Joe Kubert e Carmine Infantino fra gli altri.

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L’albo si apre con una sequenza in analessi che rinarra la prima missione della JLA (già narrata retroattivamente rispetto al suo esordio in Justice League of America #9) contro gli abitanti del pianeta Appellax arrivati sulla Terra per scatenare una guerra e decretare il guerriero più forte e loro nuovo leader. Il piano ovviamente venne sventato dagli eroi ma il pericolo non sembra essere stato del tutto debellato.

I 7 membri originali della JLA infatti sono vittime di una suggestione post-ipnotica che li porta a recuperare i meteoriti all’interno dei quali gli alieni erano giunti sulla Terra e precedentemente nascosti. Toccherà quindi a Green Arrow (che aveva lasciato temporaneamente la League nel #181) radunare gli altri membri rimasti della JLA fra cui Firestorm, Zatanna e Atom per cercare di fermare i loro compagni.

Gli sforzi saranno vai e la JLA al gran completo dovrà affrontare i redivi e temibili Appellaxiani in una battaglia in cui tutta la JLA, oltre una dozzina di personaggi, unirà le forze!

“A League Divide” è un albo che mostra l’ampio respiro che, sin dal suo esordio, le avventure della JLA avevano rivestito all’interno dell’Universo DC. Ma quest’albo ha anche il pregio di anticipare il carattere ecumenico del gruppo, che di fatto aveva accolto e accoglierà nei decenni successivi, tutti i grandi eroi nelle sue fila, caratteristica che sarà ripresa per diverse interazioni del gruppo non solo a fumetti ma anche nel campo dell’animazione per esempio.

Ma Justice League of America #200 è un albo che riassume al meglio sia le caratteristiche tipiche della Silver Age, e quindi delle prime avventure del gruppo, che quelle Bronze Age, che trovano idealmente punto di congiunzione nel contrasto fra i membri del gruppo e nelle differenze di vedute. Si anticipa così, anche grazie alla struttura tutta dedita all’azione dell’albo, quella dei grandi crossover dell’era moderna dei comics.

Trovate Justice League of America #200 nell’ottimo volume La Lega della Giustizia di George Peréz edito da Planeta DeAgostini.

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La gemma del passato

Justice League International di Keith Giffen, J.M. DeMatteis & Kevin Maguire

Velocemente archiviato l’esperimento “Justice League Detroit”, DC decide di rilanciare, dopo l’evento Legends, nuovamente la serie ma questa volta ripartendo da #1. Prendendo alla lettera il mandato editoriale di non includere direttamente né Superman né Wonder Woman e di centellinare la presenza di Batman, Keith Giffen e J.M. DeMatteis mettono insieme la più strampalata League di sempre composta da Guy Gardner, Black Canary, Blue Beetle, Shazam (Captain Marvel), Booster Gold, Doctor Fate, Doctor Light, Martian Manhunter, Fire, Ice, Big Barda e Mister Miracle.

Nasce la Justice League International.

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Il nome lascia subito presagire l’ispirazione della serie sarà ben diversa da quella delle sue incarnazioni precedenti. Prima di tutto si tratta di una League sanzionata dalle Nazioni Unite con tanto di liaison ufficiale nel misterioso Maxwell Lord e poi la sua composizione a dir poco eterogenea fa subito capire, sin dai primissimi albi, che la serie affronterà tanto minacce esterne quanto beghe interne.

Mai come nel caso della Justice League International infatti la serie è fortemente character driven e non plot driven. Ci sono sì missioni e minacce globali e cosmiche ma i due autori giocano tantissimo sui conflitti fra i personaggi estremamente umani e al limite della nevrosi in taluni casi fra battute, espedienti per vivere in piena comodità a spese delle Nazioni Unite e situazioni surreali.

Il tono quindi si fa leggero, comico ma mai demenziale. A dispetto di un accentuato comic relief non manca l’azione né la tensione (nota con cui si concluderà la serie) inoltre il lavoro fatto dai due autori gioverà enormemente ai singoli personaggi (anche ai più sconosciuti) che improvvisamente diventeranno dei fan favourite e manterranno il loro status per molti anni a venire.

A completare il quadro le matite di un Kevin Maguire particolarmente ispirato nel accentuare mimiche facciali e posture tipiche della commedia, soprattutto degli equivoci. Justice League International rimane l’incarnazione più bizzarra della League ma anche una delle più influenti aprendo la strada per quel fumetto supereroistico-comico che anni dopo avrebbe trovato valvola di sfogo in Deadpool e Harley Quinn.

La JLI fu protagonista di uno spillato omonimo varato dalla Play Press che ospitò i primi 20 numeri della serie originale ma con un riscontro di pubblico relativamente basso all’epoca. Per una riedizione integrale della serie dovremo attendere la RW Lion che ha riproposto la serie in 9 corposi volumi nella collana DC Essential.

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La gemma del presente

Justice League di Scott Snyder, Jorge Jimenez, Francis Manapul, Howard Porter e AA.VV.

Scott Snyder prende in mano le redini di Justice League nell’ultima fase dell’era Rebirth. La serie viene rilanciata con un nuovo #1 e posta nuovamente come volano delle vicende dell’Universo DC anche in previsione dell’evento Dark Nights: Death Metal.

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Snyder torna a quell’approccio ecumenico che aveva fatto la fortuna della serie soprattutto fra la seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ’80 e, memore di quanto fatto da Grant Morrison prima e Geoff Johns dopo, espande la portata degli eventi che coinvolgono la League ricollegandosi al finale dell’evento Metal.

La serie viene rilanciata con l’ottima miniserie No Justice, in cui la League deve affrontare gli Omega Titans che minacciano di assorbire la Terra, e poi affrontare le conseguenze della distruzione del Muro della Fonte difendendo la Totalità, una misteriosa fonte di energia senziente su cui Lex Luthor e la sua Legion of Doom vuole mettere le mani.

Con il passare dei numeri la natura della Totalità viene svelata ricollegandosi non solo all’evento Metal ma anche ai grandi eventi passati dell’Universo DC (da Crisi sulle Terre Infinite a Crisi Finale) e intrecciandosi profondamente con la sua trama fatta di universi paralleli, multiversi oscuri e non e forze cosmiche che sfuggono all’umana comprensione e, in alcuni casi, anche a quella degli eroi.

Il cuore della gestione firmata da Snyder tuttavia rimane il confronto a distanza fra la League e la Legion of Doom, e idealmente quello fra Luthor e Martian Manhunter, ovvero fra l’idea stessa che si possa scegliere di fare la cosa giusta (la giustizia) ed assecondare la propria natura di predatori (destino). Fra viaggi in dimensioni parallele, inondazioni bibliche con mostri di lovecraftiana memoria e esplorazioni ai confini della galassia (s)conosciuta la League dovrà affrontare il suo avversario più temibile di sempre, Perpetua, in una battaglia finale il cui esito ci traghetterà proprio nell’evento Dark Nights: Death Metal.

Snyder imbastisce una gestione dal ritmo serrato e spettacolare. L’unica pecca, al netto di un solo vero e proprio arco narrativo meno convincente, è il suo finale aperto in una sorta di cliffhanger che porta prima all’evento L’anno del Criminale – Inferno sulla Terra e poi al già citato Dark Nights: Death Metal (per una guida alla lettura vi rimandiamo al nostro articolo dedicato).

Da segnalare anche la clamorosa alternanza di artisti che accompagna Snyder. Da Francis Manapul alla superstar Jorge Jimenez fino al grande Howard Porter, questa Justice League è graficamente uno spettacolo per gli occhi e un piacere da leggere.

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L’elseworld

JLA: Il Chiodo di Alan Davis

La Justice League è stata protagonista di un vasto numero di elseworld dai toni più eterogenei fra cui spicca quello del 1998 firmato da Alan Davis e intitolato JLA: Il Chiodo.

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Le premesse di JLA: Il Chiodo sono tanto semplici quanto efficaci. Come sarebbe il mondo se i coniugi Kent non avessero raccolto il piccolo Kal-El appena precipitato sulla Terra per colpa di un pneumatico forato a causa di un banalissimo chiodo?

Alan Davis affresca quindi un mondo distopico e paranoico in cui la Justice League si è sì formata ma i suoi membri sono spesso in disaccordo e i meta-umani sono guardati con sospetto da una opinione pubblica sobillata da Perry White, direttore del Daily Planet, e dal sindaco di Metropolis Lex Luthor.

Quando Batman si macchia in diretta TV di un incredibile omicidio, la situazione inizia a precipitare fornendo l’occasione a Lex Luthor di prendere il controllo degli Stati Uniti con la promessa di catturare tutti i meta-umani grazie a dei robot di sua invenzione.

Tuttavia la giornalista Lois Lane inizia a sospettare che dietro la campagna contro i meta-umani e gli eroi mascherati ci sia una cospirazione e indagando giunge fino a Smallville, Kansas, dove apprenderà un incredibile segreto su una navicella aliena precipitata molti anni prima.

JLA: Il Chiodo è una miniserie dal tono immanente che anticipa di qualche anno molti temi che poi si faranno largo nella letteratura supererostica. Il fulcro narrativo però rimane la tensione fra l’assenza dell’Uomo d’Acciaio come figura catalizzante e capace di fare da modello e quelle diversità fra i membri della League, fulcro delle sue storie migliori nella tarda Silver Age e negli anni ’70, che invece qui vengono sistematicamente sfruttate da antagonisti macchiavellici la cui arma principale è una opinione pubblica impietosa.

Dal punto di vista grafico JLA: Il Chiodo è uno dei lavori più maturi del disegnatore britannico, forse non quello più spettacolare ma sicuramente quello più efficace in termini di storytelling nonché ultimo ideale baluardo di quella estetica classica che, facendo eco alla storia raccontata, si rifaceva ai grandi maestri del bello della DC come José Luis Garcia-Lopéz. Figure quindi plastiche e ben equilibrate dalla forte drammaticità espressiva.

JLA: Il Chiodo fu proposto dalla Play Press nel suo Play Magazine a pochissima distanza dall’uscita americana ottenendo subito un immediato riscontro di critica e pubblico anche nel nostro paese. Per una edizione in volume dovremmo però attendere addirittura la RW Lion (che lo ha pubblicato anche in versione economica nella collana in collaborazione con Eaglemoss) mentre Panini DC Italia ne pubblicherà a breve una Edizione Completa che comprende anche il discreto seguito Another Nail del 1999.

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Il volume per il neofita

DC: La Nuova Frontiera di Darwyn Cooke

Pur non presentando nel titolo la dicitura Justice League, DC: La Nuova Frontiera non solo di fatto è una storia con protagonista la League ma è anche quella che meglio ne incarna lo spirito ecumenico tanto da rappresentare il volume perfetto per conoscere il gruppo ma non solo.

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La fine della Seconda Guerra Mondiale aveva aperto un’era di sospetto in cui gli “uomini del mistero” erano stati dichiarati fuorilegge e la mitica Justice Society of America era stata costretta a sciogliersi. Una nuova generazione di eroi si stava faticosamente facendo largo fra cui il Velocista di Central City, Barry Allen, chiamato Flash ed altri stavano per nascere come il pilota collaudatore Hal Jordan, destinato ad entrare a far parte del Corpo di polizia intergalattico delle Lanterne Verdi, mentre altri, che fino ad allora avevo osservato a distanza l’umanità, venivano chiamati a fare la loro parte come il marziano J’onn J’onnz.

Quando i Losers, una unità speciale dell’esercito, viene inviata su una remota isola del Pacifico per recuperare Rick Flagg e la sua unità, risveglieranno qualcosa di impensabile e sopito forse da millenni che, mossa dal puro istinto, minaccia il mondo intero.

Toccherà a Superman, Batman e Wonder Woman mettere da parte le loro divergenze ideologiche ed ergersi a leader di una nuova generazioni di eroi che, unendo le forze, respingerà la minaccia divenendo i nuovi campioni del bene noti come la Justice League of America.

Darwyn Cooke scrive ed illustra una storia che è il manifesto per il supereroismo più puro e incontaminato. Sullo sfondo di eventi e personaggi reali, l’autore canadese rinarra e rilegge il passaggio fra Golden Age e Silver Age utilizzando i personaggi più noti dell’Universo DC come archetipi immortali mentre i personaggi “secondari” diventano la “voce” ideale per una disamina storica e sociale intelligente e di spessore dell’America degli anni ’50 e ’60 e dell’influenza che la nazione avrebbe poi esercitato in tutto o quasi l’Occidente nei decenni successivi.

Ma DC: La Nuova Frontiera non è di certo una storia prettamente politica quanto una in cui viene idealizzata la stigmatizzazione del genere supereroistico in una parabola che unisce la sua rinascita con quella dell’umanità stessa nel segno di un ottimismo incondizionato e in una fiducia nel futuro.

Graficamente, DC: La Nuova Frontiera è una sintesi incredibile fra l’esplosività di Jack Kirby e quella estetica neo-deco che partendo dai cartoons di Superman della Fleischer era stata filtrata dal tratto di Alex Toth arrivando fino alla dark-deco di Batman: The Animated Series in una sintesi mai troppo rivolta al realismo quanto all’espressività di figure stilizzate in un tratto tondo fatto di linee continue che si rifaceva a C.C. Beck, Joe Shuster e Jack Cole.

DC: La Nuova Frontiera fu pubblicata in Italia per la prima volta dalla Play Press a pochissimi mesi di distanza dalla sua uscita negli Stati Uniti ma passò quasi inosservata ai lettori italiani complice anche una tiratura molto bassa ed il momento di flessione dell’editore romano. Toccherà a Planeta DeAgostini riproporla qualche anno dopo in versione economica (in due volumi) e a RW Lion in volume unico. Panini DC Italia l’ha recentemente riproposta in versione Absolute.

DC: La Nuova Frontiera è stata anche adattata in un ottimo film animato.

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La fine

L’eta della Ossidiana – JLA #66-75 di Joe Kelly & Dough Manhke

Joe Kelly succede a Mark Waid e Grant Morrison su JLA. Un compito improbo che lo scrittore affronta proseguendo nell’approccio character driven di Waid ma senza rinunciare alla grandiosa portata degli eventi tipica di Morrison. A tal proposito sfrutterà le conseguenze dell’evento Our Worlds at War, conclusosi pochi mesi prima, realizzando nel 2002 il lungo arco narrativo intitolato L’età della Ossidiana.

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Con Aquaman e Atlantide disperse 3000 anni nel passato, la League decide il tutto e per tutto per recuperare l’eroe e apre un portale grazie alle abilità di Zatanna e Tempest. Ma qualcosa va storto e gli eroi rimangono bloccati nel passato mentre nel presente vengono dati per dispersi se non addirittura morti.

Proprio nel presente un piano di riserva architettato da Batman si mette in moto e la League inizia a reclutare nuovi membri fra cui Green Arrow, Atom, Firestorm ma anche nome a sorpresa come il villain Major Disaster. Alla guida di questa nuova Justice League viene inoltre nominato a sorpresa Nightwing! Come sempre non mancheranno i contrasti fra i membri di questa rinnovata squadra ma l’obbiettivo rimane quello di indagare sul fato dei membri originali.

La battaglia finale si combatterà su due linee temporali e l’epilogo porterà ad un nuovo status quo per la League stessa e soprattutto per Aquaman.

Joe Kelly rimaneggia idealmente il topos della smantellamento della squadra tipico dei super gruppi inserendolo in una trama più ampia e dai molti risvolti che coinvolge anche idealmente il concetto di legacy tipico degli eroi DC. Valore aggiunto sono poi le incredibili matite di un artista fenomenale come Doug Manhke che dona gravitas ed epicità ad una storia tanto ricca di sequenze spettacolari quanto di momenti di confronto fra i personaggi.

La JLA fu pubblicata da Play Press in volumi e successivamente non è mai stata ristampata. Fortunatamente tutta la gestione di Joe Kelly è stata recentemente ristampata in due volumi brossurati in lingua originale.

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Il villain

“Torre di Babele” JLA #43-46 di Mark Waid & Howard Porter

La JLA entra nel nuovo millennio con “Torre di Babele” (JLA #42-45). Si tratta di un arco narrativo divenuto immediatamente un instant classic firmato da Mark Waid (che prende ufficialmente in mano le redini della testata proprio con questo arco narrativo) e Howard Porter. 

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Darkseid, Lex Luthor, la Legion of Doom, la Injustice Gang… la Justice League ha ovviamente molti nemici ma la minaccia più grande è sempre e solo sé stessa. Da questo presupposto, che ancora una volta affonda le sue radici nelle storie classiche del gruppo votate a mettere in primo piano anche le diversità dei personaggi, Mark Waid confeziona un elaborato plot in cui Ra’s Al Ghul riesce ad entrare in possesso di una serie di piani congeniati per mettere fuori gioco sistematicamente i membri della League.

Ma chi ha architettato questi piani? L’identità del loro ideatore sarà sconvolgente e rischierà di minare definitivamente la coesione della League stessa.

Grazie al ritmo incalzante e all’atmosfera da thriller paranoico, Torre di Babele è la prima storia “moderna” della Justice League che ha il merito colpire dritto al cuore delle dinamiche interne del gruppo come mai era stato fatto prima.

Ideale seguito di Torre di Babele, ma dal tono meno paranoico, è l’arco narrativo Divided We Fall sempre firmato da Mark Waid con matite di Bryan Hitch in cui gli eroi e i loro alter-ego civili vengono separati dal Doctor Destiny e dalla Queen of Fables.

Potete recuperare agilmente Torre di Babele in una delle tante versioni in volume uscite per RW Lion. In generale tuttavia è consigliabile il recupero di tutta la gestione di Mark Waid della JLA pubblicata in volumi da Play Press e in un omnibus (dalla pessima traduzione) da Planeta DeAgostini.

Torre di Babele è stato anche adattato in un discreto film animato.

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