Cinema e Serie TV

Launchpad, la recensione dei cortometraggi Disney

Launchpad è una collezione di cortometraggi, sei per ora, targati Disney, disponibili sulla piattaforma di streaming online Disney Plus a partire dal 28 Maggio. I corti sono tutti live action, realizzati da diversi registi che hanno qualcosa in comune: provengono da realtà a cui spesso non viene data voce e spazio. I primi sei cortometraggi di Launchpad hanno anche un argomento comune: la scoperta di se stessi e della realtà circostante. Il tema dell’integrazione è molto importante ed è il fil rouge che unisce le storie dei diversi cortometraggi di questa sorta di “prima stagione” del progetto. Launchpad è un ambizioso disegno che potrà tessere trame ben più intricate della semplice rappresentazione cinematografica, catapultando l’attenzione su temi scottanti e di grande attualità come l’integrazione tra culture diverse e non solo. Vediamo, però, nel dettaglio le storie e i protagonisti di questi sei titoli.

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Launchpad, i titoli e le trame

Il mio Eid in America

Il mio Eid in America è il primo cortometraggio proposto per la selezione Launchpad. La storia segue le vicende di una famiglia di fede musulmana, appena trasferitasi in America, intenta nei preparativi della festa di Eid, al termine del periodo di Ramadan. Al centro della trama ci sono due sorelle che frequentano la stessa scuola media, la più grande vorrebbe vivere all’occidentale e mettere in secondo piano le tradizioni religiose a cui, comunque, è molto legata, per essere meglio integrata nel gruppo di danza frequentato dalle ragazze della sua scuola. All’inizio del cortometraggio, infatti, vediamo la sorella maggiore molto triste perché esclusa dal saggio di danza poiché non ha potuto seguire gli allenamenti durante il periodo di Ramadan.

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La sorella minore, però, ispirata da una lezione di letteratura in cui la professoressa spingeva tutti a essere eroi di integrazione per un giorno, inizia una raccolta firme per festeggiare l’Eid proprio a scuola, insieme a tutti i suoi nuovi compagni. La storia raccontata è un meraviglioso esempio di integrazione e dialogo familiare, fatto di comprensione e piccoli gesti che aiutano a superare tutte le difficoltà, soprattutto quelle che sembrano insormontabili proprio a causa delle differenze culturali. Disney traccia davvero un solco con questo cortometraggio volto alla scoperta delle tradizioni a trecentosessanta gradi.

La Cena è Servita

Il secondo cortometraggio, La Cena è Servita racconta la vicenda di uno studente cinese che studia in una università molto prestigiosa ed elitaria negli Stati Uniti. Da lavapiatti vorrebbe diventare un maitre di sala, nella riservata mensa universitaria dove professori, studenti e il rettore consumano i pasti insieme. Il giovane ragazzo cercherà di studiare sodo e di imparare tutti i trucchi del mestiere per poter raggiungere la vetta e coronare il suo sogno. La strada, però, è tutta in salita e anche se sembra che gli venga data una mano, è solo per rendere più miserevole il suo fallimento.

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Una storia che sembra già scritta si rivela, invece, essere proprio il punto di svolta per il giovane protagonista che dal suo fallimento riuscirà a comprendere l’importanza della rivalsa, sia sociale sia culturale, nei confronti di una società che non si apre a ciò che non conosce appieno. La vicenda raccontata è una storia plausibile e realistica che aiuta a comprendere quanto sia fondamentale credere nelle proprie passioni e non abbattersi al primo errore dato dall’impreparazione e dalla cattiveria degli altri. Anzi, il corto racconta il saper andare oltre le convenzioni e ricercare sempre il meglio per se stessi e per gli altri. Un accorato appello contro ogni tipo di pregiudizio e, soprattutto, un messaggio positivo per tutti i giovani che intraprendono delle nuove avventure.

Vita da Vampiri

Vita da Vampiri è forse il cortometraggio più divertente della selezione, e anche il più vicino alla realtà dei giovani, per quanto il tema centrale sia sovrannaturale. Strizzando l’occhio alle tante produzioni cinematografiche e seriali che aggiungono un pizzico di vampirismo e licantropismo a storie di semplici teenager alle prese con le loro “prime volte”, il cortometraggio Disney riesce a raccontare qualcosa di nuovo in maniera molto stimolante. La storia segue le vicende di Val Garcia, una studentessa messicana-statunitense che nasconde anche un altro segreto: è per metà umana e per metà vampira.

La giovane ancora non conosce bene come controllare i propri poteri, quindi viene trasferita dai genitori in una scuola per ragazzi sovrannaturali. Questo, però, comporta l’allontanamento di Val dal suo migliore amico, cosa che le genera una profonda sofferenza. In questa nuova scuola la giovane non è ben integrata e, soprattutto, non può dire a nessuno di essere una umana-vampira, altrimenti sarebbe oggetto di grande derisione. Per questo motivo, lei cercherà di farsi accettare in un gruppo di vampiri a cui non sarà facile tenere nascosta la propria identità. La storia, però, cela degli insegnamenti ben più grandi e importanti: l’essere “fuori dal mondo”, sia quello reale, sia quello magico, oltre a dover lottare strenuamente per riuscire a essere accettati fino in fondo per come si è davvero, e non per quello che, invece, si vuole mostrare.

L’Ultimo Chupacabra

In questo cortometraggio, ci troviamo in un presente dispotico (il tempo storico non viene definito), in cui la cultura si è trasformata in mero voyeurismo. Un’anziana signora, di origini messicane, tenta di ristabilire il contatto con le proprie antiche radici attraverso il ricordo delle leggende e tradizioni del suo popolo raccontate dalla madre, che sembrano perdersi nella memoria, in un contrasto spiccato tra realtà e immaginazione. La signora, che di mestiere vende del cibo di strada e puntualmente viene fotografata da curiosi turisti, è molto sola e la sera chiacchiera con le sue marionette e prepara loro la cena. Inconsapevolmente, l’anziana donna evoca uno spirito della sua terra, un chupacabra, che diventerà una presenza molto importante nella sua “nuova” vita.

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Il breve film racconta l’importanza della memoria e della riscoperta continua delle proprie radici, a volte viste quasi come un fardello da dover portare e che non si può recidere, altre, invece, come una vera risorsa della memoria che ci tiene aggrappati alla vita. L’insegnamento de L’Ultimo Chupacabra è proprio questo, il voler riconoscersi nel proprio passato, fatto di radici e contatti che mai si potranno tagliare.

Siamo Tigri

Siamo Tigri è un toccante cortometraggio sul senso di maternità e dell’essere figli. Una giovane donna, rimasta recentemente orfana di madre, è la babysitter di un bambino vulcanico, pieno di energia e molto allegro. Il piccolo, in pochissimo tempo, diventa una sorta di confidente di Avalon, la bambinaia. La ragazza non è pronta a rielaborare la sua perdita, ma grazie al bambino riuscirà a comprendere l’importanza della confidenza, del prendersi cura dell’altro e di quanto sia importante non dimenticare mai.

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Il cortometraggio è molto emotivo e non lascia spazio a molti dubbi, l’interpretazione dei due protagonisti è davvero ineccepibile, empatica e coinvolgente. I due protagonisti mostrano la complicità che si può creare tra persone estranee e con una differenza d’età notevole, l’importante è prendersi la mano e cercare di sentirsi meno soli nel turbinio della vita che, inesorabilmente, stenta a regalarci quello che sogniamo davvero, ma che sempre toglie qualcosa. Un grido di speranza, quello di Avalon, che questa volta non rimane inascoltato.

Principe(ssa)

La trama di Principe(ssa) è una delle più attuali in questo particolare periodo storico che l’umanità sta vivendo. Il cortometraggio parla di identità di genere e integrazione e lo fa attraverso la storia di due bambini cinesi, Gabriel e Rob. I due protagonisti fanno amicizia sullo scuolabus e Rob chiede al piccolo Gabriel che sport gli piacesse praticare. Lo sport preferito del piccolo Gabriel è la danza, così come i suoi giocattoli preferiti sono le bambole. Questo però non spaventa Rob, a cui piace l’amicizia e la vicinanza del piccolo amico a cui piace molto il rosa (colore che indosserà spesso), a essere spaventato è il padre del bambino che non accetta che l’amico del figlio non si comporti come un ragazzo bensì come una ragazza.

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Ovviamente il dibattito sulle questioni di identità di genere è molto sfaccettato e le opere che ne parlano spesso lo fanno attraverso metafore e voli pindarici, Principe(ssa) invece ne parla in modo più che diretto, esponendo sia le posizioni dei due bambini che lotteranno per essere amici, sia quelle dei genitori la cui incomunicabilità diventerà estrema. La tematica gender è qui trattata in modo semplice e molto delicato, perciò la visione del cortometraggio è adatta anche ai ragazzi più piccoli che, sicuramente, capiranno meglio degli adulti le mille sfaccettature di questa realtà.

Conclusioni

Launchpad è una selezione di cortometraggi imperdibile, le sei opere sono realizzate in maniera ineccepibile sia a livello artistico sia a livello tecnico. Le storie raccontate sono importanti da interiorizzare perché raccontano la scoperta di noi stessi, il viaggio che ci porta alla piena consapevolezza di chi siamo e di cosa vogliamo.

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Le storie sono toccanti, ben scritte e dirette in maniera ottima; l’interpretazione degli attori coinvolti è sicuramente importante per creare quel rapporto ematico che si crea tra schermo e spettatore e che non può ridursi in una semplice fruizione di immagini. Disney ha messo a segno un vero colpo da maestro e di Launchpad sentiremo parlare ancora a lungo, in attesa di altri cortometraggi che possano raccontare ulteriori sfaccettature dell’integrazione e dell’accettazione di se stessi in questo mondo spesso brutale.