La perdita di dati può avvenire per una miriade di ragioni, spesso banali o del tutto impreviste. Basta un piccolo incidente perché una situazione innocua si trasformi in una crisi, con conseguenze potenzialmente gravi: interruzioni operative prolungate, costi di recupero elevati, danni reputazionali e persino rischi legali per le aziende.
Al giorno d’oggi, infatti, sarebbe difficile trovare una persona che non abbia mai sperimentato almeno una volta la perdita di dati informatici. Comprendere le cause più frequenti di questi incidenti (che vanno dal semplice errore umano ai guasti hardware, fino alle insidiose minacce informatiche) è il primo passo per difendersi e proteggere le proprie informazioni. Di seguito esamineremo in dettaglio le principali cause di perdita dei dati e, più avanti, forniremo suggerimenti pratici per prevenire tali situazioni.
Quanto conta l’errore umano nella perdita dei dati?
L’errore umano rimane una delle cause più comuni (e sottovalutate) di perdita dei dati. Un semplice clic sbagliato può cancellare file essenziali, e una formattazione errata può rendere inaccessibile un intero sistema. Ad esempio, cancellare accidentalmente la cartella sbagliata o formattare un drive senza aver controllato bene il contenuto sono eventi più frequenti di quanto si pensi. In altri casi, sovrascrivere involontariamente un file importante con una versione errata può comportare la scomparsa di informazioni preziose. Tali incidenti capitano per distrazione o scarsa esperienza, ma possono avere effetti disastrosi.
Un’ampia fetta degli incidenti informatici deriva proprio da sbagli umani. Oltre alle cancellazioni accidentali, rientrano in questa categoria anche azioni come configurazioni software errate (che possono causare perdite o esposizioni di dati) e persino il danneggiamento fisico involontario dei dispositivi: ad esempio, versare del caffè sul portatile o far cadere un hard disk esterno può guastare il supporto e rendere i dati illeggibili. Da non dimenticare, poi, la mancanza di disciplina nei backup: molti utenti (anche in azienda) non verificano la corretta esecuzione dei salvataggi di sicurezza, scoprendo solo al momento del bisogno che i dati non erano stati davvero salvati.
Come possono i guasti hardware causare la perdita dei dati?
I dispositivi di archiviazione fisica (hard disk, unità SSD, server, ecc.) hanno una durata limitata e, prima o poi, sono destinati a guastarsi. Un guasto improvviso di un hard disk senza un backup adeguato può significare la perdita totale e irreversibile dei dati in esso contenuti. I tradizionali dischi rigidi magnetici (HDD) contengono parti meccaniche in movimento estremamente delicate; un urto o una caduta può causare il temuto “head crash” (la testina che tocca e graffia il piatto), rendendo i dati immediatamente inaccessibili. Anche senza incidenti esterni, l’usura dovuta al tempo può provocare malfunzionamenti improvvisi.
Da parte loro, le unità a stato solido (SSD), pur prive di parti meccaniche e più resistenti agli shock fisici, hanno un ciclo di vita limitato legato al numero di scritture: con il tempo le celle di memoria si deteriorano e l’unità può smettere di funzionare all’improvviso una volta raggiunto il suo limite di scritture. Oltre al disco in sé, ci sono altri fattori hardware che possono causare perdite di dati: sbalzi di tensione o interruzioni di corrente possono bruciare componenti o interrompere bruscamente operazioni di scrittura, corrompendo i file in uso.
Problemi ai server, difetti di fabbricazione in componenti elettronici, surriscaldamenti dovuti a ventilazione inadeguata, possono tutti contribuire a far collassare un sistema di storage. Non va poi sottovalutata l’obsolescenza tecnologica: supporti di memorizzazione datati (vecchi nastri, CD/DVD, dischetti, ecc.) possono diventare illeggibili o incompatibili con i dispositivi moderni, rendendo di fatto impossibile recuperare le informazioni in essi archiviate.
In che modo malware e attacchi informatici compromettono i dati?
I malware costituiscono oggi una delle minacce più serie per l’integrità dei dati. Gran parte di questi programmi è progettata esplicitamente per corrompere o eliminare file e cartelle sui sistemi infetti. Ad esempio, alcuni virus agiscono cancellando o danneggiando i file (in certi casi attaccano i metadati, rendendo i contenuti inaccessibili), mentre altri tipi di malware applicano modifiche distruttive al file system. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un allarmante incremento dei ransomware, ossia quei malware che criptano i file della vittima per poi chiedere un pagamento in cambio della chiave di decrittazione.
Cryptolocker è stato uno dei primi esempi famosi di questo schema criminale. La crittografia utilizzata da questi malware è spesso così avanzata che senza la chiave è praticamente impossibile recuperare i dati. Purtroppo, anche pagando il riscatto non vi è alcuna garanzia di riottenere l’accesso ai propri file, e molti esperti sconsigliano di assecondare le richieste dei criminali.
Oltre ai ransomware, esistono malware distruttivi (noti come wiper) progettati per cancellare deliberatamente dati dai dischi o corromperli irrimediabilmente, spesso con l’obiettivo di causare il massimo danno possibile. Altri malware, meno visibili, possono compromettere l’integrità dei dati modificandoli senza che l’utente se ne accorga. Le tecniche di attacco informatico comprendono anche l’ingegneria sociale e il phishing: un’email ben congegnata può ingannare l’utente a fornire credenziali di accesso, permettendo a un aggressore umano di entrare nei sistemi e cancellare o rubare dati importanti.
In molti casi, infatti, i cybercriminali sfruttano l’elemento umano per aprirsi una breccia nelle difese informatiche. Una volta ottenuto accesso non autorizzato, un attaccante può deliberatamente cancellare database, formattare sistemi o sottrarre informazioni riservate, causando sia una perdita di dati che una violazione della privacy.
Possono i disastri naturali causare la perdita dei dati?
Questa categoria comprende tutte le cause di perdita di dati dovute a eventi di forza maggiore o condizioni ambientali estreme. Per quanto la loro probabilità sia bassa, incendi, allagamenti, terremoti o altre calamità possono distruggere in pochi minuti server, computer e interi centri dati, portando alla perdita di grandi quantità di informazioni. Ad esempio, un incendio nell’edificio può carbonizzare i dischi di backup insieme ai sistemi primari; un’inondazione può mettere fuori uso tutti i dispositivi elettronici di una sala CED; un forte terremoto può distruggere fisicamente i data center non adeguatamente progettati per resistere. Se l’unica copia dei dati si trova in quella sede colpita, il recupero diventa impossibile – anni di informazioni possono andare in fumo (letteralmente) in un attimo.
Oltre alle calamità naturali in senso stretto, anche problemi infrastrutturali possono causare danni simili: pensiamo a un grave incendio accidentale dovuto a un corto circuito, o al cedimento dell’impianto di climatizzazione di un server farm (provocando surriscaldamento e guasti a catena), o ancora a una lunga interruzione elettrica senza generatori di backup. Anche eventi meno distruttivi ma comunque esterni, come un semplice blackout di zona o un fulmine che provoca uno sbalzo di tensione, rientrano tra i fattori ambientali che possono compromettere i dispositivi di archiviazione.
Questi eventi, essendo rari, sono spesso sottovalutati; tuttavia il loro impatto può essere devastante. Per questo motivo le migliori pratiche raccomandano sempre di conservare almeno una copia di sicurezza dei dati off-site (cioè in un luogo fisicamente separato), ad esempio su cloud o in un data center geografícamente distante: in caso di disastro localizzato, i dati rimangono al sicuro altrove. In definitiva, i disastri naturali ricordano che la geografia conta nella protezione dei dati: mai tenere tutte le copie nello stesso posto.
Come si può prevenire la perdita dei dati?
La strategia più efficace per prevenire la perdita dei dati consiste nel garantire regolarmente un backup completo e controllato. È fondamentale eseguire copie di sicurezza con una certa cadenza, idealmente automatizzando il processo, in modo tale che ogni modifica importante venga salvata senza doverci pensare manualmente. Affidarsi solo a un’unica copia espone al rischio che un guasto hardware, un attacco o un evento imprevisto compromettano tutto.
Affiancare al backup locale una copia remota, ad esempio su cloud o in una sede geografica differente, aiuta a proteggere i dati anche in caso di calamità o furto nella location principale. È importante che questa copia remota sia isolata, inacessibile accidentalmente da malware o ransomware, cioè non interamente connessa ai sistemi che usiamo quotidianamente.
Un altro aspetto centrale è utilizzare dispositivi affidabili e ridondanti. I supporti di archiviazione vanno scelti con attenzione, monitorati continuamente tramite strumenti come il controllo S.M.A.R.T., e sostituiti al segno di degrado. Sistemi con ridondanza (come RAID o NAS a più dischi) consentono di tollerare un guasto senza perdere i dati. Senza tali misure, un singolo bad sector o un componente difettoso può innescare una perdita importante.
Per proteggere i dati da guasti elettrici e interruzioni improvvise, è essenziale dotarsi di gruppi di continuità (UPS) e protezioni contro i picchi di tensione. Un’interruzione durante un’operazione di scrittura può corrompere file o addirittura danneggiare l’hardware. Mantenere un ambiente fisico stabile, con adeguata dissipazione del calore e pulizia, contribuisce anch’esso a ridurre il rischio di guasti irreversibili.
Al livello software, mantenere sistemi e applicazioni costantemente aggiornati è una difesa importante: aggiornamenti regolari chiudono vulnerabilità, correggono bug e migliorano la stabilità del sistema. Se un aggiornamento va male, bisognerebbe poter tornare indietro o disporre di backup coerenti prima del cambiamento. In casi di conflitti o crash software, la corruzione dei file o del file system è un pericolo reale.
Per contrastare le minacce digitali, è indispensabile un buon antivirus, firewall e strumenti anti-malware sempre attivi e aggiornati. Le copie di backup dovrebbero essere protette con cifratura per impedire l’accesso da parte di malintenzionati, e idealmente essere conservate in modalità offline o con protezioni che impediscano che vengano modificate senza autorizzazione. Sensibilizzare chi utilizza il sistema (familiari, colleghi) all’importanza di non aprire allegati sospetti, utilizzare password robuste e non scaricare software da fonti non attendibili riduce notevolmente il rischio di malware infilarsi nel sistema.
Infine, non basta avere il backup: bisogna verificarne periodicamente l’integrità e provarne il ripristino. Solo così si può essere certi che le copie funzionino davvero quando servono. Predisporre un piano di emergenza (disaster recovery), con procedure ben definite e testate in anticipo, permette di reagire rapidamente e con minor danno nel caso si verifichi una perdita grave.
Quali software usare per prevenire la perdita di dati?
Oltre alle buone pratiche di sicurezza, scegliere il software giusto per eseguire backup e proteggere i propri dati è una componente essenziale di qualsiasi strategia di prevenzione. Gli strumenti dedicati alla gestione dei backup e al ripristino dei dati permettono di automatizzare gran parte del processo, riducendo il rischio di errore umano e garantendo tempi rapidi di recupero in caso di guasto o attacco informatico. Tra le soluzioni più affidabili e diffuse sul mercato spiccano EaseUS ToDo Backup, Acronis Cyber Protect e Paragon Backup & Recovery, ciascuna con caratteristiche specifiche che la rendono adatta a diversi profili di utenti.
EaseUS ToDo Backup
EaseUS ToDo Backup è una delle opzioni più apprezzate per la sua semplicità d’uso e la possibilità di pianificare backup automatici sia su dispositivi locali che su cloud. L’interfaccia intuitiva consente anche agli utenti meno esperti di creare immagini di sistema complete, clonare dischi o partizioni e ripristinare file specifici in pochi clic. EaseUS si distingue inoltre per la velocità delle operazioni e la compatibilità con un’ampia gamma di dispositivi, da PC a server aziendali. È un’ottima scelta per chi cerca un equilibrio tra funzionalità avanzate e accessibilità.
Acronis Cyber Protect
Acronis Cyber Protect rappresenta invece una soluzione più completa, pensata per ambienti professionali e aziendali. Combina funzioni di backup e ripristino con sicurezza informatica integrata, offrendo protezione in tempo reale contro malware, ransomware e attacchi zero-day. Grazie alla sua tecnologia di intelligenza artificiale, Acronis può rilevare comportamenti anomali e bloccare processi potenzialmente pericolosi prima che danneggino i dati. Include inoltre opzioni di backup ibrido – locale e cloud – e funzioni di gestione centralizzata per reti e workstation multiple. È quindi la scelta ideale per chi necessita di protezione dei dati a livello enterprise e una sicurezza informatica avanzata.
Paragon Backup & Recovery
Paragon Backup & Recovery, infine, è un software altamente affidabile per chi cerca una soluzione stabile e personalizzabile. Offre funzionalità di backup incrementale e differenziale, riducendo lo spazio occupato e i tempi di esecuzione, e consente di creare supporti di avvio per il ripristino in ambienti di emergenza. Paragon è particolarmente apprezzato per la precisione dei suoi strumenti di partizionamento e clonazione, che permettono di gestire con facilità operazioni complesse anche su dischi di grandi dimensioni. Grazie alla sua flessibilità, risulta adatto sia a utenti domestici avanzati sia a professionisti IT che necessitano di un controllo accurato sulle procedure di data recovery.