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VPN, da luglio la Russia bloccherà nove servizi

Il governo russo ha deciso di bloccare, da luglio, l'accesso a nove servizi VPN che si sono rifiutati di assecondare le richieste del Roskomnadzor.

I tentativi della Russia di censurare e sorvegliare i propri cittadini disattivando alcuni servizi internet si stanno estendendo al regno delle VPN. Come segnalato dall’agenzia di stampa russa Interfax, sembrerebbe che tra i piani del Roskomnadzor (ossia il Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa) ci sia anche quello di voler bloccare l’accesso a ben 9 servizi VPN “entro un mese”, per non aver rispettato le richieste avanzate lo scorso marzo.

In quell’occasione il Roskomnadzor avrebbe chiesto a 10 famosi fornitori di VPN di iniziare a seguire i regolamenti locali, pena il blocco dei loro servizi e l’oscuramento. Questo adeguamento avrebbe portato tali servizi a impedire ai propri utenti di poter accedere all’elenco dei siti Web vietati in Russia, rimuovendo difatti uno dei più semplici ed efficaci metodi per aggirare la censura nel paese.

Di questi 10 provider, solo Kaspersky Secure Connection ha assecondato le richieste del Roskomnadzor. Gli altri, tra cui figurano OpenVPN, NordVPN, IPVanish, TorGuard e Hide My Ass, si sono rifiutati esplicitamente, in quanto non hanno intenzione di aiutare il governo russo a perpetuare la sua azione di censura. TorGuard ha perfino ripulito i suoi server a Mosca e San Pietroburgo, così da rassicurare i propri utenti.

Non sappiamo ancora fino a che punto il Roskomnadzor riuscirà a bloccare l’accesso a questi servizi. Molti di essi non si trovano nemmeno in Russia, e questo limita molto l’effettiva possibilità di costringere queste compagnie a fare qualsiasi cosa.

Ciò non significa che il Roskomnadzor non ci proverà, come dimostrato nell’aprile 2018, quando ha bandito milioni di indirizzi IP nel tentativo di fare terra bruciata attorno a Telegram, che si era categoricamente rifiutata di consegnare al governo russo le chiavi per decriptare le conversazioni private dei propri utenti. Questo blocco ha coinvolto anche milioni di indirizzi IP collegati ad Amazon e Google e ai loro rispettivi servizi cloud.

Il governo russo ha dichiarato che non prevede di allentare la pressione sulle società tecnologiche che limitano la sua capacità di controllo sui propri cittadini e su ciò che essi fanno connessi alla rete. Ad esempio, ricorderete che nel giugno 2018 ha chiesto ad Apple di bloccare Telegram rimuovendolo dall’App Store di iOS.

Di recente poi è toccato a Facebook, che ha subito pressioni per archiviare le informazioni sugli utenti russi all’interno del paese. Si riteneva inoltre che il governo collaborasse con Google per rimuovere i collegamenti a siti web e servizi vietati, oscurandoli direttamente dai risultati di ricerca, ma di questo non si è mai stati del tutto certi.

Entro poche settimane quindi Kaspersky Secure Connection potrebbe essere l’unico servizio VPN utilizzabile legalmente dalla popolazione Russa. Probabilmente questo non farà vedere di buon occhio la società di sicurezza informatica, che prima aveva sede a Mosca e che si è poi trasferita dalla Russia in Svizzera, per alleviare le preoccupazioni internazionali circa i suoi collegamenti con il Cremlino.