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Supercomputer, se non raggiungi un petaflop non sei nessuno

La 53esima edizione della classifica dei supercomputer TOP500 non vede grandi scossoni, ma finalmente tutti i sistemi offrono almeno un petaflop di potenza di calcolo.

La 53esima edizione della classifica TOP500 che mette in fila i supercomputer più potenti al mondo da 26 anni a questa parte, segna il taglio di un interessante traguardo: tutti e 500 i sistemi in classifica offrono una potenza di calcolo di almeno un petaflop o più (1.022 petaflops per la precisione) nel benchhmark High Performance Linpack (HPL).

La parte alta della classifica rimane perlopiù invariata, con solo due nuove entrate nella top 10, una delle quali è rappresentata da un sistema esistente che è stato aggiornato.

Supercomputer Summit

Summit e Sierra, i due supercomputer IBM installati presso il Dipartimento dell’Energia all’Oak Ridge National Laboratory (ORNL) nel Tennessee e al Lawrence Livermore National Laboratory in California, rimangono nelle prime due posizioni. Entrambi si basano su CPU IBM Power 9 e GPU Nvidia Tesla V100.

Il sistema Summit, rispetto a sei mesi fa (la classifica viene aggiornata due volte l’anno), ha migliorato leggermente la propria potenza di calcolo arrivando a 148,6 petaflops, mentre Sierra rimane ancorato a 94,6 petaflops. Il Sunway TaihuLight, un sistema installato in Cina basato su oltre 10 milioni di core SW26010, si posiziona terzo con 93 petaflops.

La Cina occupa anche la quarta posizione con il Tianhe-2A (Milky Way-2A), capace di raggiungere 61,4 petaflops grazie a chip Intel Xeon e processori Matrix-2000. L’unico nuovo supercomputer nelle prime dieci posizioni è il Frontera, quinto, con una potenza di calcolo di 23,5 petaflops. Si tratta di un sistema Dell C6420 basato su processori Intel Xeon Platinum 8280 (parte della recente ondata Cascade Lake), installato presso il Texas Advanced Computing Center dell’Università del Texas.

Il supercomputer europeo più veloce rimane il Piz Daint, un sistema Cray XC50 installato presso lo Swiss National Supercomputing Centre (CSCS) di Lugano in Svizzera. È dotato di CPU Intel Xeon e GPU Nvidia P100. Chiudono la top 10 il Trinity (20,2 petaflops), l’AI Bridging Cloud Infrastructure (ABCI) giapponese (19,9 petaflops), il SuperMUC-NG (19,5 petaflops) realizzato da Lenovo (19,5 petaflops) e infine il supercomputer Lassen, che è passato da 15,4 a 18,2 petaflops.

La Cina, con 219 supercomputer, è la nazione più rappresentata nella TOP500, seguita dagli Stati Uniti (116), il Giappone (29), la Francia (19), il Regno Unito (18) e la Germania (14). Se però guardiamo alla pura potenza di calcolo, gli Stati Uniti conservano la prima posizione.

Lenovo è al vertice tra i produttori di supercomputer, con 173 sistemi installati nel mondo. Lenovo ha allungato le distanze dall’ultimo rilevamento di novembre, sono infatti più di 100 i sistemi che separano l’azienda cinese dagli inseguitori.

Marconi, il supercomputer italiano co-progettato da Cineca e Lenovo e basato sulla piattaforma Lenovo NeXtScale, si conferma nella top 25 mondiale (21esimo) ed è nella top 3 dei supercomputer italiani più potenti.

Quanto all’hardware, Intel continua a dominare la TOP500 con una presenza del 95,6% tra tutti i sistemi. Le CPU IBM Power sono in sette sistemi, seguite dalle CPU AMD in tre. Il supercomputer Astra è l’unico basato su CPU ARM.

Ben 133 supercomputer usano acceleratori o coproprocessori, anche se rispetto a sei mesi fa si ravvisa un calo (erano 138). Di questi 124 usano GPU Nvidia, 62 dei quali soluzioni Volta, mentre gli altri 60 si avvalgano di GPU Pascal o Kepler.

Parallelamente alla TOP500 c’è anche una seconda classifica, chiamata Gren500, pensata per mettere in fila i supercomputer da un punto di vista di rapporto tra potenza di calcolo ed efficienza energetica. Rimane tutto invariato rispetto a novembre, con lo Shoubu system B che mantiene la prima posizione con un’efficienza di 17,6 gigaflops/watt. Il DGX SaturnV Volta di Nvidia è secondo con 15,1 gigaflops/watt, seguito dal Summit con 14,7 gigaflops/watt.