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Autismo, un test sui topi ha rimosso i sintomi

Bloccare l’iperattività di un nucleo cerebrale ha cancellato i disturbi nei test, aprendo nuove prospettive di trattamento.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 10/09/2025 alle 11:53

La notizia in un minuto

  • I neuroscienziati di Stanford hanno identificato nel nucleo reticolare talamico la regione cerebrale chiave dell'autismo: la sua iperattivazione causa ipersensibilità sensoriale, comportamenti ripetitivi e ridotte interazioni sociali
  • La ricerca spiega il collegamento tra autismo ed epilessia (dal 1% al 30% di incidenza) e dimostra che modulando questa piccola area cerebrale si possono invertire i sintomi nei modelli animali
  • I farmaci sperimentali testati sono già in studio per l'epilessia, accelerando i tempi per possibili sperimentazioni cliniche e aprendo nuove prospettive terapeutiche mirate

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La ricerca sui disturbi dello spettro autistico ha fatto un passo avanti importante grazie a un team di neuroscienziati della Stanford Medicine, che ha individuato una regione cerebrale come possibile chiave per comprenderne e trattarne i sintomi. Gli studiosi hanno osservato che l’iperattivazione del nucleo reticolare talamico, una struttura che regola il passaggio delle informazioni sensoriali tra talamo e corteccia, potrebbe essere alla base di molti comportamenti tipici dell’autismo. La scoperta, emersa da esperimenti condotti su topi geneticamente modificati, apre nuove prospettive per terapie mirate.

Quando il cervello non filtra correttamente

Il nucleo reticolare talamico ha un ruolo cruciale nel filtrare gli stimoli sensoriali, decidendo quali raggiungono la corteccia cerebrale. Nei topi modificati per riprodurre l’autismo (modello Cntnap2 knockout), questa regione mostrava un’attività eccessiva quando gli animali erano esposti a stimoli come luce o getti d’aria, ma anche durante le interazioni sociali. Inoltre, si registravano scariche spontanee di attività elettrica, che provocavano crisi convulsive simili a quelle osservate nell’epilessia.

Il legame tra autismo ed epilessia è noto: se nella popolazione generale l’epilessia colpisce circa l’1% delle persone, tra gli individui con disturbi dello spettro autistico la percentuale sale al 30%. I meccanismi neurologici alla base di questa connessione, però, erano rimasti poco chiari fino a questa ricerca, che segna un passo avanti nella comprensione del fenomeno.

La prova del farmaco

Il team guidato da John Huguenard e Sung-Soo Jang ha testato un approccio farmacologico innovativo. Utilizzando Z944, un farmaco sperimentale nato per trattare l’epilessia, i ricercatori sono riusciti a invertire i deficit comportamentali nei topi modello di autismo.

L'iperattivazione di una piccola area cerebrale può scatenare una cascata di sintomi complessi

Il risultato più sorprendente è arrivato con la dimostrazione bidirezionale. Grazie alla neuromodulazione DREADD, tecnica che permette di modificare i neuroni per farli rispondere a farmaci specifici, gli scienziati hanno potuto sia ridurre l’iperattivazione del nucleo reticolare talamico nei topi autistici (eliminando i sintomi), sia indurre comportamenti autistici in topi normali aumentando artificialmente l’attività di quest’area.

Oltre i sintomi: verso una comprensione sistemica

I risultati hanno mostrato che la modulazione di questa piccola regione cerebrale influisce su un ampio spettro di comportamenti: dalla predisposizione alle crisi convulsive all’ipersensibilità agli stimoli, dall’iperattività ai comportamenti ripetitivi, fino alla riduzione delle interazioni sociali. Tutti segni caratteristici dell’autismo, che in precedenza apparivano scollegati.

La scoperta è rilevante anche per la ricerca neuroscientifica italiana, dove istituti e università stanno investendo molto nello studio dei disturbi del neurosviluppo. Questo lavoro potrebbe aprire nuove strade a terapie più mirate, capaci di agire sui circuiti neurali disfunzionali invece che solo sui sintomi.

Il fatto che i farmaci testati siano già in sperimentazione clinica per l’epilessia rappresenta un vantaggio: i tempi per arrivare a studi sull’uomo potrebbero essere più rapidi rispetto allo sviluppo di molecole inedite. Il nucleo reticolare talamico si conferma così un bersaglio terapeutico promettente per l’autismo, aprendo scenari nuovi per il trattamento di una condizione che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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