Spazio

E se su Marte ci fossero protezioni naturali contro i raggi cosmici?

Poco tempo fa vi abbiamo parlato del problema delle radiazioni su Marte e della difficoltà per un’eventuale squadra umana a restare sul pianeta per più di quattro anni senza riportare gravi danni. Senza uno scudo magnetico protettivo e un’atmosfera spessa come quella terrestre, la radiazione dallo spazio ha un percorso quasi senza barriere verso la superficie marziana. Tuttavia un nuovo studio che utilizza i dati del Mars Science Laboratory (MSL) Curiosity ha scoperto come le caratteristiche del paesaggio naturale di Marte possano fornire un riparo dalle radiazioni. In particolare, mostra come i cosiddetti butte marziani – piccole colline isolate, esistenti anche sulla Terra – possano fornire protezione dalle particelle ad alta energia provenienti dallo spazio.

Lo studio, intitolato “Directionality of the Martian Surface Radiation and Derivation of the Upward Albedo Radiation” è stato pubblicato su Geophysical Research Letters. L’autore principale è Guo Jingnan dell’Università della Scienza e della Tecnologia della Cina. Quando MSL Curiosity è atterrato sulla superficie di Marte nel 2012, ha trasportato nel suo carico utile uno strumento chiamato Radiation Assessment Detector (RAD), in grado di rilevare e misurare le radiazioni nocive su Marte che provengono dal Sole e da altre fonti. Tra le aree studiate c’è proprio la regione di Murray Buttes, sul Monte Sharp inferiore, nel cratere Gale.

I dati raccolti hanno mostrato che vicino al butte si registrava una riduzione della dose di radiazioni di circa il 5 %, ma non potevano ovviamente spiegare perchè. La spiegazione è piuttosto complessa e dipende dalle caratteristiche del pianeta, sostanzialmente privo di atmosfera. Sostanzialmente le radiazioni che colpiscono le cose, o le persone, sulla superficie di Marte provengono dallo spazio, ma una parte è radiazione albedo, il che significa che viene riflessa dalla superficie, colpendo oggetti dal basso.

Uomo su Marte, illustrazione grafica.

Insomma, la dose di radiazioni sulla superficie di Marte non è coerente, ma fluttua e i cambiamenti eliosferici possono influenzarne l’andamento, così come l’angolo di cielo a cui qualsiasi esploratore può essere esposto. Un angolo più ripido significa che la radiazione deve viaggiare attraverso più atmosfera, il che cambia l’esposizione superficiale.

L’orbita di Marte cambia la sua distanza dal Sole, che influenza anche la radiazione superficiale. Altitudini più basse saranno esposte a meno radiazioni rispetto alle altitudini più elevate. E la radiazione non è un fenomeno omogeneo: ci sono protoni, particelle alfa, ioni di vari elementi, neutroni e raggi gamma.

Nel complesso lo studio aiuta a dipingere un quadro più completo dell’ambiente di radiazione marziana. Si parla già molto di posizionare le basi in tubi di lava, dove le persone sarebbero protette da metri di regolite marziana. Ma gli astronauti non possono passare tutto il loro tempo lì. Dovranno avventurarsi nelle radiazioni. Mappe dettagliate delle radiazioni che tengono conto dell’esposizione del cielo e del terreno e qualsiasi altra cosa potrebbero dunque salvare vite umane.