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Google, in Italia rimossi 6 mila profili di fake news. L’Europa chiede uno sforzo maggiore ai colossi digitali

Google ha rimosso 48.642 profili falsi di disinformazione che diffondevano disinformazione in Europa in vista delle elezioni europarlamentari. L'UE chiede di più.

Google, Facebook e Twitter sono tra i firmatari del Codice di Condotta contro la Disinformazione dell’Unione Europea che mira a ridurre la minaccia della pubblicità fraudolenta e delle cosiddette fake news. Per tener fede agli impegni presi, il gigante di Mountain View ha rimosso in Italia 6.226 profili pubblicitari falsi nel mese di gennaio.

I tre colossi sono invitati a riferire mensilmente le azioni che hanno intrapreso per limitare la disinformazione in vista delle elezioni del Parlamento Europeo, che si terranno a maggio. Nello specifico, la Commissione Europea chiede informazioni dettagliate per “monitorare i progressi nel controllo del posizionamento degli annunci, della trasparenza della pubblicità politica, della chiusura di account falsi”.

Nel mese di gennaio, Google ha oscurato nell’Unione Europea ben 48.642 account di Google Ads. L’Italia si è piazzata al quarto dopo Regno Unito, Estonia e Romania. Si trattava di utenti che avevano fornito informazioni false sulla propria identità e avevano pubblicato annunci altrettanti malevoli. Questi dati rendono allarmante la diffusione della disinformazione nel nostro Paese. Nello stesso periodo, sono stati rimossi 214 siti web in Italia etichettati come fonti di contenuti non originali.

Per assicurare la trasparenza del dibattito sul voto europarlamentare, Google ha introdotto una nuova norma per verificare l’identità di chi acquista gli spazi pubblicitari per un determinato partito politico. Gli inserzionisti dovranno dimostrare di appartenere all’Unione Europea e i loro nomi verranno esplicitati sotto l’annuncio. Queste procedure saranno applicate in tempo per le elezioni e verranno pubblicati dei report non appena gli spazi pubblicitari verranno utilizzati.

Tuttavia, la Commissione Europea non è soddisfatta e si dice “profondamente preoccupata dal fatto che la piattaforma non abbia fornito parametri specifici per misurare i progressi, dalla mancanza di dettagli sui risultati effettivi delle misure già adottate e dalla mancanza di dettagli che dimostrano che le nuove politiche e strumenti sono dispiegati tempestivamente e con risorse sufficienti in tutti gli Stati membri dell’UE”.

Twitter addirittura non ha fornito nessun dato sui propri impegni rinviando l’analisi al rapporto relativo al mese di febbraio, che dovrà essere pubblicato nel corso di questo mese. Facebook ha seguito la stessa linea fornendo, però, un aggiornamento sui casi di interferenza da parte di Paesi terzi, ma non riportando il numero di account falsi rimossi a causa di azioni mirate contro l’Unione Europea. Quest’ultima si riserva il diritto di proporre ulteriore azioni – anche di natura regolamentare – qualora i risultati degli impegni presi a fine anno non fossero soddisfacenti.

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