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Huawei: -24% di spedizioni smartphone nel 2019 secondo Strategy Analytics

Strategy Analytics prevede per le spedizioni globali di smartphone Huawei un calo del 24% su base annua se il divieto dovesse continuare. A rischio anche gli introiti dei fornitori statunitensi di Huawei, come Intel, AMD e Qualcomm.

Dopo il blocco del Governo Trump imposto a Huawei, si sono sollevati dubbi circa quello che potrebbe essere l’andamento futuro del produttore cinese nel mercato smartphone. Senza l’autorizzazione ai servizi Google, il business degli smartphone nei mercati esteri sarebbe fortemente a rischio e potrebbe subire delle ripercussioni. Gli analisti di Strategy Analytics hanno previsto che le spedizioni globali di smartphone subiranno un calo del 24% su base annua già nel 2019 se il divieto dovesse essere confermato.

Il rapporto, pubblicato nelle scorse ore, sottolinea che nel 2020 le spedizioni continueranno a diminuire del 23%. Ovviamente, in questo contesto non ci saranno conseguenze sul mercato cinese dove Huawei potrà continuare a commercializzare i propri smartphone che già ora sono privi dei servizi Google. In casa, dunque, il produttore di Shenzhen non farà altro che rafforzare la propria posizione.

A livello internazionale, potrebbero trarre benefici i principali rivali. Apple e Samsung potrebbero consolidare la loro presenza nel mercato dei top di gamma e i marchi cinesi – come OPPO, VIVO e Xiaomi – nel segmento più basso potendo contare sulla presenza dei servizi Google sui loro dispositivi. Per quanto Huawei stia già lavorando a un piano B – qualora la situazione dovesse essere definitiva – avrà comunque bisogno di tempo per stabilizzare la situazione al di fuori dei confini nazionali.

Tuttavia, le aziende americane hanno l’obbligo di rispettare l’ordinanza del Presidente Trump. Secondo quanto riportato da CNBC, inoltre, il divieto si applica a tutte le merci che includono il 25% di tecnologie o materiali statunitensi. Ecco spiegato il motivo per cui, per esempio, la britannica ARM ha sospeso la collaborazione con Huawei. Tutto questo, però, danneggerà anche gli affari dei fornitori statunitensi del produttore cinese.

Analizzando i grafici diffusi da Reuters, possiamo notare che ben il 23% dei fornitori di Huawei sono americani. La società finanziaria Goldman Sachs ha mostrato come il divieto influenzerà gli introiti di società come Qualcomm, Broadcom, Micron, Intel e AMD sebbene con esposizioni differenti. Per esempio, Intel potrebbe perdere circa 85 milioni di dollari che rappresentano l’1% delle sue entrate totali, mentre AMD potrebbe perdere il 2% con circa 39 milioni di dollari in meno.

A questo punto, è chiaro come la situazione sia molto complessa e che in gioco non ci siano solo gli interessi di Huawei ma di molte altre compagnie e non solo statunitensi. Google e Huawei stanno collaborando per trovare una soluzione all’ordinanza imposta da Washington e con la situazione che si evolve di continuo è davvero difficile – e inutile – cercare di prevedere cosa succederà in futuro dopo il periodo di 90 giorni di proroga concessi al gigante di Shenzhen.

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