Telefonia

Xiaomi fa causa agli USA e chiede di annullare il ban sugli investimenti

Xiaomi non resta a guardare e dopo l’inserimento del colosso tecnologico, da parte del governo Trump, nella lista nera creata dal Dipartimento della Difesa americano con l’obiettivo di raggruppare tutte le aziende con possibili legami con l’esercito cinese, ha deciso di fare causa.

La notizia arriva dal noto portale d’informazione economica, Bloomberg, che ha riferito come Xiaomi abbia deciso di rispondere duramente alle accuse intentando una nuova causa legale contro il dipartimento della Difesa e del Tesoro degli Stati Uniti con l’esplicita richiesta di essere esclusi dalla blacklist e di conseguenza di non prevedere ulteriori limitazioni al commercio tra l’azienda ed i fornitori americani.

Sede della nuova causa è il tribunale distrettuale della Columbia e tra le parti chiamate a rispondere ci sarebbero anche il Segretario alla Difesa, LLoyd Austin ed il Segretario al Tesoro Janet Yellen, neo-insidiati alla Casa Bianca assieme al nuovo Presidente Joe Biden. È bene precisare che questi soggetti non avevano ancora alcun ruolo all’interno del Governo degli USA nel frangente in cui è stato dato avvio al provvedimento nei confronti di Xiaomi. Per l’azienda cinese si è trattato di un atto dovuto, nato soprattutto per respingere le accuse che causerebbero un danno esponenziale alla crescita dell’azienda, nel caso in cui gli atti difensivi non dovessero essere accolti.

Era una notizia comunque attesa da giorni, considerato che, poco dopo il provvedimento adottato da Trump, la stessa Xiaomi si era dichiarata pronta a dare battaglia, dichiarando che:

“L’azienda ha sempre rispettato la legge, agendo in piena conformità con le disposizioni ed i regolamenti imposti dai Paesi in cui sono presenti le sue attività. Xiaomi sviluppa e distribuisce esclusivamente dispositivi e servizi con finalità esclusivamente commerciali e ad uso civile. Tiene a ribadire che non è sottoposta ad alcun controllo o interferenza da parte dell’esercito cinese e non può essere definita una “Società militare comunista cinese” come chiarito anche dal NDAA (National Defense Authorization Act)”.

La scelta di includere il colosso cinese nella black list degli USA causerebbe non poche ripercussioni anche per gli investitori, con le quote di società del calibro di BlackRock Inc., Vanguard Group Inc. e State Street Corp. oltre a quelle di Qualcomm che dovrebbero essere forzatamente cedute, entro l’11 novembre 2021, ad altri potenziali partner. Nel frattempo, il titolo azionario di Xiaomi, dopo aver fatto registrare un picco storico nei primi giorni del 2021, sta ora facendo registrare un segno negativo di circa il 12%.

Almeno allo stato attuale non ci troviamo difronte al medesimo provvedimento imposto ad un’altra azienda cinese, Huawei, ma certamente non si tratta di una situazione favorevole, in quanto, come accennato, tale scelta potrebbe causare importanti ripercussioni dal punto di vista del business e dello sviluppo futuro di Xiaomi. Quel che sembra comunque certo è che non dovremmo assistere all’obbligo da parte di Google di chiudere ogni rapporto di collaborazione con Xiaomi e quindi al rischio di dover vedere i prossimi smartphone privi dei Google Mobile Services.

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