PlayStation

Alla (ri)scoperta di… Resident Evil 3: Nemesis

“28 settembre, di giorno…”

“I mostri hanno occupato la città”

“In un modo o nell’altro…”

“Sono ancora viva”

Iniziava così Resident Evil 3: Nemesis, il terzo capitolo della conosciuta saga horror di Capcom con protagonista Jill Valentine, personaggio già visto nel primo episodio della serie a fianco di Chris Redfield nella spaventosa villa Spencer. Jill si era ritrovata in mezzo all’inizio dell’infezione, gli abitanti cominciavano a trasformarsi e l’unica cosa che realmente importava alla nostra eroina era fuggire da Raccoon City, quella città piena di cospirazioni e segreti aziendali che da troppo tempo affliggevano abitanti e corrompevano autorità.

A differenza dei due precedessori, la terza iterazione si differenziava per situazioni e approcci; gli spazi si aprivano e la città diventava semi-esplorabile e il feeling horror, nonostante era presente e ben marcato, cominciava a discendere verso un formato più action e meno survival. Se proprio vogliamo essere sinceri, era ed è ancora difficile catalogare Resident Evil 3 tra i migliori del franchise, anzi, forse può addirittura essere considerato addirittura uno dei capitoli meno ispirati, ma nonostante ciò ancora oggi lo ricordiamo con affetto e nostalgia grazie a una delle creature più terrificanti mai apparse in un videogioco, Nemesis.

You want S.T.A.R.S? I’ll give you S.T.A.R.S.!

Il Tyrant creato in laboratorio era una creatura temibile, un essere in grado di braccarci costantemente senza lasciarci “mai” un attimo di tregua. Il suo design spaventoso, il suo indistinguibile urlo alla ricerca dei membri S.T.A.R.S. e l’impossibilità di seminarlo nei momenti in cui appariva lo hanno reso senza dubbio uno dei mostri più importanti della saga di Capcom. Nemesis era però anche un “antagonista” poco approfondito, ci veniva scaraventato contro senza spiegazione o dettagli di sorta. Un vero peccato considerando che la lore dietro al progetto Nemesis è tutt’altro che banale e decisamente molto interessante.

La mostruosa aberrazione veniva creata nei laboratori europei dell’Umbrella Corporation situati a Parigi, introducendo un parassita NE-Alpha all’interno della colonna vertebrale di un comune Tyrant T-Type  Con il passare del tempo, il parassita creava un secondo cervello, rendendo lo stesso Tyrant molto intelligente e capace di controllarsi autonomamente. Questo recava non pochi problemi, costringendo gli scienziati a fare un passare indietro per creare un essere meno intelligente e più “educabile”, capace di essere gestito tramite un apposito sistema di controllo – proprio il suo inquietante impermeabile nero. – e gestire, tra le altre cose, anche le armi da fuoco. Il Nemesis del terzo capitolo non era altro che il secondo tentativo dell’esperimento, riuscito. Insomma Resident Evil 3 meritava uno sviluppo più curato, soprattutto se si pensa che era il seguito tanto atteso di un capolavoro come Resident Evil 2.

Quel sorriso indimenticabile

Per questo motivo l’idea di Capcom di reinventare il terzo episodio con il remake ci è sembrata assolutamente sensata, così da non replicare 1:1 un titolo che aveva ben poco da raccontare. Se infatti Resident Evil 2 riusciva nel 1998 a incuriosire il giocatore con una serie di momenti davvero azzeccati, il seguito al contrario, metteva in risalto più i difetti che i pregi di un’esperienza divertente, ma certamente dimenticabile. Il tutto a causa di assett riciclabili e personaggi asettici e mal sfruttati come il co-protagonista, il sud-americana mercenario dell’Umbrella, Carlos Oliveira, ma anche una Jill con un design rimasto nelle menti dei giocatori, ma decisamente fuori contesto – una ragazza in gonna e maglietta con una felpa legata alla vita non ci sembrava il modo migliore per fuggire da una città piena di zombie. Persino le creature, a parte qualche raro caso, non erano memorabili o riconoscibili, sfociando in ragni antropomorfi e Hunter già più volte combattuti nel primo capitolo. Se questo non bastava, anche la colonna sonora era inferiore al passato; poche tracce realmente si salvavano, come Final Metamorphosis o il nuovo Save Theme.

Non tutto era però da buttare, Resident Evil 3 provava a introdurre anche qualcosa di nuovo e originale per la serie, come il crafting legato alle munizioni o alcune abilità di schivata. Anche alcune ambientazioni erano da subito entrate nell’immaginario collettivo tra le più apprezzate come la Torre dell’Orologio o l’Ospedale, senza dimenticare alcuni enigmi e puzzle che funzionavano bene, basti pensare alla ricerca degli strumenti per far funzionare il treno o la creazione dell’antidoto per Jill.

Il nuovo design del Nemesis!

Resident Evil 3 Nemesis pur non essendo videogioco indimenticabile, lasciava al giocatore un ricordo indelebile come quello del Tyrant Nemesis, ma tolto quello, veramente poco altro. Ci auguriamo quindi, che il terzo capitolo torni sotto una nuova veste nel 2020 grazie al remake. Le promesse dal trailer lasciano ben sperare su alcuni approfondimenti riguardanti l’inizio dell’infezione e su alcuni personaggi precedentemente poco curati e non nascondiamo che tutto ciò stimoli la nostra voglia di averlo tra le mani, giocarlo e sperare nel Resident Evil 3 che non siamo mai riusciti ad avere.