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La Stangata applicata al retrogame: storia di una truffa?

Nel corso degli ultimi mesi abbiamo assistito ad un aumento incredibile dei prezzi di vendita dei retrogame. Ci sono report di copie di Super Mario 64 e Super Mario Bros vendute per oltre 1 milioni di dollari, presso una casa d’aste (Heritage Auctions) che prima del 2019 si occupava solamente di oggetti di lusso e di arte. Questo aumento dei prezzi apparterebbe però ad una vera e propria truffa, in maniera molto simile a quanto abbiamo visto nel film La Stangata, dove due truffatori orchestrano uno scam ad un criminale statunitense creando una ricevitoria fittizia. E fidatevi, siamo su un piano davvero molto simile quando parliamo di questa nuova bolla speculativa dei videogiochi anni ’80 e anni ’90.

retrogame
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Come si è sviluppata questa truffa ai danni di chi colleziona retrogaming? Non è facile da capire e non emerge neanche immediatamente all’occhio. A scoprire questo gigantesco inganno ci ha pensato Karl Jobst, che su YouTube si occupa di speed run, ma è anche appassionato di giochi retrò. Così tanto che ha concentrato circa un mese di indagini a scoprire il perché certe copie di giochi assolutamente “costosi” a livello di rarità e di condizioni si siano ritrovati a sfiorare il valore di una villa di medie dimensioni sita in Costa Smeralda. La verità è scioccante e coinvolge, oltre ad Heritage Auctions, alcuni individui che si sono messi all’opera per orchestrare un vero e proprio scam di dimensioni gigantesche.

Tutto comincia nel 2018, quando viene fondata WATA, una società che si occupa del grading di videogiochi. Non è la prima attività che si affaccia sul mercato, visto che già dieci anni prima nasceva VGA, con gli stessi, identici scopi. Balzo di un anno e siamo nel 2019: presso Heritage Auctions viene venduta una copia di Super Mario Bros per circa 100.000 Dollari, gradata da WATA. I comprati sono tre, tra cui un uomo chiave di tutta questa vicenda. Parliamo di James L. Halperin, fondatore di… Heritage Auctions. Ma l’uomo non è solo proprietario della casa d’aste, è stato anche uno dei membri del consiglio di WATA, la stessa “autorità” che si occupa, appunto, di gradare i giochi.

Per farla breve, il mercato dei retrogame non si trova in una golden age dei prezzi come l’arte, ad esempio. A manovrare il mercato ci sono due società, ovvero WATA e Heritage Auctions, collegate in maniera neanche così tanto oscura. Il loro obiettivo è quello di far alzare i prezzi, in maniera sistematica, passando da un sistema di grading (che già effettuava un’altra società) per poi vendere il tutto in una prestigiosa casa d’aste. Ma come è possibile che WATA abbia guadagnato in appena tre anni l’attenzione di tantissimi collezionisti o speculatori? Semplice: con manovre da PR.

Al di là delle notizie su retrogame venduti a caro prezzo e riportate da tutti i media che si occupano di videogiochi e pop culture, il CEO di WATA (Deniz Khana) e Halperin hanno lavorato in maniera sistematica, con tantissime press release sui videogiochi venduti proprio a Heritage Auctions, oltre che una costante presenza di Khana nello show Pawn Stars, da noi “localizzato” con il nome Affari di famiglia. Una simile potenza mediatica che VGA non ha mai potuto attuare, e forse neanche mai voluto: considerate il fatto che, pur essendo un lavoro a tutti gli effetti, i fondatori di VGA non sono mai partiti con l’intento di creare una bolla speculativa, al contrario appunto di WATA. Ci sarebbero poi altri dettagli ed altre figure coinvolte, come add esempio un dentista che si spaccia come collezionista, con il fine di acquistare i giochi per poi rivenderli qualche anno dopo ad un valore più alto, ma preferiamo non sbilanciarci di più. D’altronde il meccanismo è già abbastanza chiaro così.

L’ultimo, grande interrogativo riguardava però i compratori. Heritage Auctions non rilascia i nominativi di chi ha acquistato retrogame a prezzi così alti, così come non lo fa ovviamente per altre aste di altre categorie. Jobst però è riuscito ad entrare nel merito, scoprendo che alcuni videogiochi sono state acquistate da società come Rally, che si occupano di “vendere” asset appartententi al mondo dei collezionabili. Esattamente come in borsa, quando si scommette se un determinato materiale, una determinata valuta o una determinata azione sale oppure scende di valore. Non è dunque da escludere che, al di là di alcune manovre speculative, dietro questi acquisti non ci siano società di questo tipo, che permettono agli utenti di vendere o acquistare pezzi di un videogioco (ovviamente tutto in maniera virtuale) per poi rivendere creando dunque un profitto.

Per ulteriori informazioni in merito, vi invitiamo a consultare il video di Jobst. Dietro questa bocca speculatica dei retrogame ci sono anche altre idee in merito, tra cui il riciclaggio di denaro, su cui però non vogliamo assolutamente entrare, visto le poche prove a sostegno. A dirla tutta, in realtà, il quadro appena dipinto è abbastanza inquietante. Per evitare simili truffe, ovviamente, il nostro consiglio è quello di acquistare esclusivamente da negozi specializzati oppure da siti come eBay o Subito. Heritage Auctions, almeno per ora, può attendere.